Sant’Agata: A Catania tra storia, folklore e fede

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Catania, splendida città barocca il 5 febbraio di ogni anno si veste a festa per omaggiare la propria patrona, la santa protettrice della città , Sant’Agata.

Tale festa, non è da considerare come qualsiasi altra cerimonia in cui si omaggia  la propria patrona, poiché è la terza festa religiosa più importante   al mondo e ogni anno raduna centinaia di migliaia di devoti che, da ogni parte del mondo, in occasione dei festeggiamenti Agatini, ritornano a Catania per offrire un cero alla vergine martire.

Ma chi fu Sant’Agata? Perché da oltre 1800 anni continua a rimanere vivo nella memoria il suo ricordo nei catanesi e non solo?  Sant’Agata, nacque a Catania nella prima metà del III secolo e morì poco più che adolescente nella sua stessa terra natìa, a seguito dei martiri che subì sotto il proconsolato di  Quinziano.

Agata è stata una delle martiri più venerate dell’antichità cristiana, messa a morte tra il 249 251 d.C. per non avere mai tradito la sua fede cristiana.

Tra la fine del 250 e l’inizio del 251 il proconsole Quinzano giunse a Catania per far rispettare anche con ferocia l’editto emanato dall’imperatore Decio,  che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede cristiana.

La tradizione ci racconta che Agata per sfuggire alla tirannia del proconsole Quinziano,  fuggì a Palermo con la famiglia, ma lì fu scovata e costretta a ritornare a Catania dove, nel momento in cui il proconsole la vide se ne invaghì perdutamente, pertanto, nel tentativo di corrompere i principi morali e valoriali della giovane Agata, il proconsole la affidó  alla custodia rieducativa di una cortigiana, Sacerdotessa di Venere.

Il proconsole con tale affidamento di Agata alla cortigiana sperava che le pressioni psicologiche, le minacce di una donna priva di valori morali potessero spingere la giovane Agata, oltreché ad abiurare alla propria fede, a concedersi a lui e a soddisfare i suoi desideri personali.

Ma il tentativo di Quinzano fu vano poiché la giovane Agata rimase ferma nelle sue posizioni e addirittura destò la tentatrice cortigiana dal suo intento, la quale la restituì al proconsole che immediatamente la rinviò a processo. Breve fu il passaggio dal processo al carcere alle torture.

 Agata, inizialmente venne fustigata poi sottoposta allo strappo dei seni con le tenaglie e secondo la tradizione cristiana durante la notte successiva lo strappo i seni sì risanarono a seguito della comparsa in cella di San Pietro che la rassicuro e tranquillizzò. Fu sottoposta, infine, al supplizio dei carboni ardenti.

La notte seguente all’ultima tortura infertale, il 5 febbraio 251 Agata spirò.

Da allora le sue reliquie furono contese e trafugate, secondo la tradizione nel 1126 alla notizia del rientro delle reliquie di Sant’Agata il vescovo di Catania uscì scalzo e in veste da notte in processione e fu seguito dal clero, dal popolo e dai nobili che accorsero tutti in strada per felicitarsi  dell’evento.

Dunque, da quel momento in poi  ogni anno in ricorrenza del giorno della sua morte a Catania si radunano migliaia di fedeli con tunica, fazzoletto, guanti bianchi, cuffia o papalina nera, che ne ricordano l’esempio di fede. I festeggiamenti agatini, un misto tra folklore e  fede, sono caratterizzati dalla presenza, oltre che dei fedeli in tunica bianca, anche dal  busto reliquiario della santa (contenente al suo interno i resti della giovane), trainato dai devoti per mezzo di  una vara in argento.

L’emozione di prendere parte a tale processione che ogni anno per ben tre giorni dal 3 al 5 febbraio paralizza la città di Catania è davvero indescrivibile poiché non occorre necessariamente avere una fede incrollabile per vivere attimi di commozione e di appartenenza ad un popolo che attraverso i secoli ha saputo mantenere vivo il ricordo di una giovane donna vissuta oltre 18 secoli fa. 

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