Ricordando Anne Frank: il destino dei clandestini e di chi cercò di salvarli

0
271
Anne Frank, simbolo di sei milioni di anime perdute

Un anno fa, in questa data vi parlai della nascita di un personaggio diventato in un certo senso simbolo dei sei milioni di ebrei che persero la vita nei campi di concentramento. Ma lei, Anne Frank, non era sola quando andò incontro al suo terribile destino. Dunque la domanda è: che fine fecero le persone che vivevano con lei? E i loro protettori?

https://www.periodicodaily.com/novanta-anni-fa-nasceva-anne-frank/

Il giorno dell’arresto

Come spiegai nell’articolo di un anno fa, le circostanze dell’arresto dei clandestini non sono chiare neppure oggi. L’ipotesi più probabile è che gli otto coinquilini fossero semplicemente poco prudenti, lasciando finestre aperte e facendo troppo rumore (un ragazzino affermò anni dopo di aver visto Anne affacciata alla finestra, quando già era nascosta). Ma all’epoca non mancarono sospetti di favoreggiamento e tradimento, perfino ai danni di due dei protettori, Victor Kugler e Johannes Kleiman. Il personaggio più preso di mira, tuttavia, era un magazziniere della ditta proprietà di Otto Frank, che occupava lo stabile dove era stato ricavato il nascondiglio. Già prima della clandestinità questa persona non riscuoteva le simpatie della famiglia, tantomeno la fiducia.

In ogni caso, era il 4 agosto del 1944. L’ultima annotazione di Anne nel suo diario era datata tre giorni prima, il 1°, anche se lei non poteva ovviamente saperlo. Era una giornata estiva come tante nell’alloggio segreto, e i clandestini erano impegnati in studio o lettura. Almeno finché non irruppero nell’ufficio della Opekta, che si trovava al piano di sotto rispetto al nascondiglio, dei poliziotti olandesi guidati da Karl Silberbauer, ufficiale austriaco delle SS. Apparve subito evidente che erano perfettamente a conoscenza della presenza dei clandestini, tanto che andarono direttamente all’armadio girevole che permetteva di accedere all’alloggio.

Tutti gli otto inquilini vennero perquisiti, i loro oggetti preziosi confiscati e loro stessi posti in arresto. Così anche Kugler e Kleiman, mentre le due segretarie, Miep Gies e Elisabeth “Bep” Voskuijl, rimasero nell’ufficio deserto.

Ma chi erano, nel dettaglio, i coinquilini e compagni di sventura di Anne? E chi i loro protettori, coloro che fino all’ultimo tentarono di tutto per salvarli?

I coinquilini e i protettori

La famiglia di Anne era composta da lei, i suoi genitori e la sorella maggiore, Margot. A loro si unì una settimana più tardi una coppia di conoscenti, i coniugi Hermann e Auguste Van Pels, con il figlio adolescente Peter. Quindi, alla fine del 1942 l’ottavo elemento, il dentista Fritz Pfeffer.

Fin da subito la convivenza non fu semplice. I diversi modi di intendere la religione ebraica e i punti di vista diametralmente opposti delle due famiglie portava spesso a scontri, principalmente con Anne, che come la madre non sapeva tenere per sé le sue critiche e osservazioni. L’arrivo di Pfeffer complicò ulteriormente la situazione.

Quanto alle persone che si prendevano cura di loro, appartenevano tutte alla cerchia di colleghi di lavoro di Otto Frank. Kugler, Kleiman, Miep e Bep infatti lavoravano con il padre di Anne già prima della clandestinità, ed erano rimaste al suo fianco quando le leggi razziali avevano imposto a Otto le dimissioni da proprietario. Quindi, quando lui aveva chiesto il loro aiuto per salvare la sua famiglia, nessuno dei quattro si era tirato indietro, nonostante non fossero ebrei e avrebbero quindi potuto girare la testa dall’altra parte… cosa che all’epoca facevano in molti.

A queste persone si aggiunse poi Jan Gies, marito di Miep. Facendo parte della Resistenza, riusciva a procurare ai clandestini le tessere annonarie necessarie per gli acquisti alimentari.

Dopo l’arresto

La prima tappa fu il campo di transito di Westerbork. Da qui i nazisti li trasferirono ad Auschwitz Birkenau. La famiglia Frank, come capitava sempre, venne divisa, il padre nel campo degli uomini con Hermann e Peter Van Pels e Pfeffer, la moglie e le figlie in quello delle donne con Auguste Van Pels. Di tutti i clandestini Otto Frank fu l’unico a salvarsi, portando avanti la pubblicazione del diario della figlia: sposato in seconde nozze con Fritzi Geiringer, madre di Eva Schloss (amica di Anne e sopravvissuta a sua volta) morì a Basilea il 19 agosto 1980.

Edith Frank e le sue figlie passarono una prima selezione, ma la donna non ebbe la stessa fortuna alla seconda. Mentre le figlie erano considerate abili al lavoro e mandate a Bergen Belsen, la madre rimase ad Auschwitz, sola. Trasferita nell’ospedale del campo continuò a mettere da parte il suo cibo per le ragazze, smettendo di nutrirsi lei stessa. Morì infine il 6 gennaio 1945.

Come detto nell’articolo precedente Anne e Margot, quindici e diciotto anni, morirono di tifo a pochi giorni l’una dall’altra, in una baracca di Belsen.

Auguste Van Pels seguì le sorelle Frank a Bergen Belsen, ma all’inizio del 1945 la trasferirono a Raguhn, sottocampo di Buchenwald. Poi la destinarono a Theresienstadt, in Cecoslovacchia, ma morì durante il viaggio, ad aprile o maggio dello stesso anno.

Hermann Van Pels non resistette ad una seconda selezione a Birkenau: considerato inabile al lavoro, morì nella camera a gas dopo poche settimane del suo arrivo.

Peter Van Pels sopravvisse alla seconda selezione, ma a maggio del 1945 fu costretto a prendere parte alla Marcia della Morte. Giunto a Mauthausen, lo destinarono al lavoro in una cava di pietra: morì in pochi giorni.

Fritz Pfeffer rimase ad Auschwitz fino all’ottobre del 1944, quando lo trasferirono nel campo di Neuengamme. Qui morì a dicembre dello stesso anno.

Il destino di Victor Kugler e Johannes Kleiman fu ben diverso. Il primo riuscì a fuggire da un treno diretto in Germania, nel 1945, e il secondo venne rilasciato dopo circa sei settimane nel campo di Amersfoort, a causa dei suoi problemi di salute.

Miep Gies e Bep Voskuijl furono le prime ad entrare nell’alloggio ormai deserto. Fu Miep a custodire il diario di Anne, riconsegnandolo nelle mani del padre della ragazza al suo ritorno. Nel 1987 scrisse un libro su Anne e la sua breve vita, Si chiamava Anne Frank: fino alla morte, avvenuta nel 2010, continuò a tenere conferenze sulla Shoah. Suo marito Jan era morto nel 1993.

Quanto a Bep, era molto giovane quando conobbe i Frank, e aveva un ottimo rapporto con Anne. Rimase profondamente colpita dalla vicenda, e dall’arresto non volle quasi più neppure concedere interviste, nonostante la notorietà data a lei e agli altri dal diario della ragazza. Morì nel 1983, a causa di una malattia ai reni.

Oggi Anne Frank avrebbe compiuto novantuno anni. A distanza di tanto tempo non si tributa a lei e ai suoi sfortunati fratelli il giusto rispetto, con l’avvento sempre più pressante del negazionismo: i testimoni sono di meno ogni anno, e questo rende sempre più facile il gioco di chi sostiene che l’Olocausto non sia mai esistito. Sta a chi rimane, con il giusto buonsenso, fare in modo che questo non accada, che la memoria non venga persa per sempre. Vi lascio con le parole di Liliana Segre, una delle ultime prove viventi dell’orrore di quegli anni oscuri.

<<Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare>>

Commenti