Questa sera a Massafra si parlerà di “Quel che resta del giorno” con la Prof.ssa Marisa Saracino, ospite del “Centro Culturale di Ricerca e Formazione”. Al centro dell’incontro, il terzo romanzo dello scrittore britannico Kazuo Ishiguro che nel 2017 gli vale il premio Nobel per la letteratura.
Di Pietro Dragone

 

Massafra – Si terrà oggi, venerdì 16 marzo 2018 alle ore 18:00 la presentazione del libro “Quel che resta del giorno” di Kazuo Ishiguro, nella sua versione cinematografica e letteraria. Interverrà la Prof.ssa Marisa Saracino dell’Università del Salento.

L’evento è stato voluto e organizzato dalla Prof.ssa Barbara Wojciechowska Bianco, Accademica di Francia e Polonia e si terrà presso la sede dall’Associazione di promozione sociale “Centro Culturale di Ricerca e Formazione” situata in Corso Roma, 37 a Massafra (TA).

Premio Nobel per la letteratura 2017, lo scrittore britannico di origine giapponese Kazuo Ishiguro nasce a Nagasaki l’8 novembre 1954. All’età di sei anni si trasferisce con la famiglia nel Regno Unito dove nel 1978 si laurea in letteratura e filosofia. Frequenta anche corsi di scrittura creativa, avendo tra gli insegnanti Malcolm Bradbury e A. Carter.

Nel 1986 vince il premio Withbread per il suo secondo romanzo dal titolo “Un artista del mondo fluttuante”. Nel 1989 riceve il prestigioso premio Booker per il suo romanzo “Quel che resta del giorno”, dal quale è stato tratto il film omonimo di James Ivory, e interpretato da Anthony Hopkins ed Emma Thompson. Questo libro, che è il suo terzo romanzo, gli vale il premio Nobel per la letteratura nel 2017.

Il romanzo si sviluppa come un diario di viaggio e prende la strada della reminiscenza e dei conti da fare col passato. A scrivere in prima persona è Mr. Stevens, un vecchio maggiordomo inglese che ha toccato il culmine professionale negli anni ’30, evocati attraverso il ricordo dei momenti più memorabili del suo servizio presso Lord Darlington di Darlington Hall, una grande magione nella campagna inglese. Mr. Stevens appare a tal punto preso dal suo ruolo, che sembra appartenere al luogo in cui lavora e che praticamente non ha mai lasciato.

Il maggiordomo racconta vari episodi che si verificano durante il suo viaggio, dai quali emerge una grande dedizione al suo lavoro e la profonda fedeltà verso il datore di lavoro. Ripercorrendo le tappe della sua vita servile, della quale fu fiero finché si svolse, nel presente della narrazione il passato gli si rivela privo di contenuto, avendo sacrificato la propria vita personale mantenendo un completo isolamento dalla realtà; e di ciò si rammarica.

Kazuo Ishiguro, Premio Nobel per la letteratura 2017

Ishiguro non è uno scrittore prolifico, ma per scelta. Come ha rivelato in un’intervista al giornale «Der Spiegel» nel 2005, “scrivere velocemente non è una mia priorità, perché è preferibile creare un’opera che si distingue, piuttosto che contribuire alla quantità dei libri pubblicati”. Deplora inoltre la tendenza dell’educazione contemporanea a reprimere la naturale immaginazione dei bambini a favore di capacità esclusivamente utilitarie finalizzate al mondo del lavoro.

Alla domanda rispetto alla sua identificazione nazionale, se maggiormente britannica o giapponese, lo scrittore ha spesso risposto: “La gente non è per due terzi una cosa e per il resto qualcos’altro. Temperamento, personalità, o modo di vedere non si dividono affatto così. I pezzi non si separano chiaramente. Finisci per essere una stramba miscela omogenea. Questo diventerà più comune nella seconda parte del secolo – persone con ascendenze culturali miste, e un miscuglio di sfondi razziali. Così va il mondo”.

Mentre, parlando del suo retaggio giapponese e della rispettiva influenza sulla propria formazione, Ishiguro risponde di non sentirsi “completamente come gli inglesi perché sono stato cresciuto da genitori giapponesi in un ambiente domestico di lingua giapponese. I miei genitori non si resero conto che saremmo rimasti in questa nazione per così tanto tempo, e si sentirono responsabili di tenermi in contatto con i valori giapponesi. Ho quindi radici distinte. Penso differentemente, la mia prospettiva è sottilmente differente”.

Le opere dell’autore tradotte in italiano sono: “Un pallido orizzonte di colline” (1982), “Un artista del mondo fluttuante” (1986), “Quel che resta del giorno” (1989), “Gli inconsolabili” (1995), “Quando eravamo orfani” (2000), “Non lasciarmi” (2005), “Il gigante sepolto” (2015). Ha scritto inoltre numerose sceneggiature e storie di fantasia.

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