Dal referendum del 2016 che ha visto vincere i “leave” rispetto ai “Remain”   per la Gran Bretagna non c’è stata più pace.  Dopo tre anni di discussioni tra il governo inglese e l’Unione Europea tutte la soluzioni sono state rigettate dal parlamento britannico, tali fatti ne hanno conseguito una dilazione delle trattative fino al prossimo 31 Ottobre, ma certo è che il regno Unito dopo questa data sarà fuori ,i loro rappresentanti lasceranno il seggio europeo.

La May ha fallito nel suo mandato tanto da ricevere a mezzo “Tweet” le critiche del presidente Trump affermando di non avere ascoltato i suoi consigli.

 Dopo questa bacchettata , ritornando alla situazione in Gran Bretagna, l’attenzione di tutti sta sul fatto che in caso di “ Hard Brexit” ci potrebbero essere forti ripercussioni sui mercati finanziari in Europa.

Ora però bisognerà capire chi accompagnerà l’Uk fuori dall’unione Europea, ovvero chi sarà il successore di Theresa May.

 Il prossimo 23 luglio si prevede la proclamazione tra i due candidati del partito Conservatore, Boris Johnson e Jeremy Hunt.

Quello  che crea ansia sui mercati è proprio la posizione di Mr Johnson, il quale ha assunto un atteggiamento molto duro in merito agli accordi dell’uscita dall’Unione Europea, dichiarando che con o senza accordo il 31 ottobre sarà Brexit.

Tranquillizzerebbe invece, un poco di più l’aria ,se fosse Hunt a sostituire la May in quanto le sue dichiarazioni sono state meno dure considerando ,un uscita senza accordo, una soluzione estrema.

Cosa accadrà nel dopo Brexit?

Intanto però dopo questa uscita  ci saranno delle conseguenze, alle quali dobbiamo prepararci, innanzitutto l’Ue dovrà metabolizzare il fatto di non ricevere più il contributo britannico che vale 16 miliardi l’anno. Questo ammanco porta a due ipotesi: i paesi più ricchi verserebbero più soldi, oppure  potrebbero essere ridotti i finanziamenti ai paesi in difficoltà.

Conseguenze per gli impieghi

Per chi lavora in Uk e ha la residenza dovrebbe cambiare poco, il problema è per chi vorrà trasferirsi. Londra metterà sotto controllo l’immigrazione.

Un altro impatto lo si potrebbe notare con  i programmi di cooperazione universitaria gli Erasmus , che rischierebbero di subire un forte aumento di costi.

Inoltre , se ci soffermiamo alle conseguenze italiane, altro problema da annoverare sarebbe quello delle    esportazioni  , i prodotti made in Italy richiesti dalla Gran Bretagna riguardano i mezzi di trasporto, macchinari abbigliamento , alimentari, bevande i quali hanno avuto una contrazione già in questa fase , dovuto anche al calo della sterlina.

Quello che ci auguriamo è l’adesione della Gran Bretagna ad uno spazio economico europeo, come ne  fanno parte, oltre gli stati membri dell’Unione Europea, Islanda, Liechtenstein e Norvegia. La partecipazione al mercato unico europeo comporta l’adesione alle “quattro libertà” , libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali sarebbe quanto meno un paracadute all’impatto che porterebbe la Brexit sull’Europa.

Il 23 luglio dopo le elezioni per la successione di Theresa May avremo indizi su come sarà l’uscita della Gran Bretagna e su come prepararci ad una reazione dei mercati.

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