lunedì, Maggio 20, 2024

Iran rifiuta di discutere il suo programma missilistico

L’Iran rifiuta di discutere il suo programma missilistico. E’ di oggi la notizia seconso cui il portavoce della missione iraniana A. R. M. Yousuf ha ribadito che il programma missilistico iraniano non è in discussione.

Le dichirazioni iraniane sono giunte dopo che il segretario di Stato americano Pompeo aveva reso noto che il governo iraniano era pronto a negoziare il suo programma missilistico.

I rapporti diplomatici tra Stati Uniti ed Iran sono precipitati a maggio 2018, quando Donald Trump decise di ritirarsi dall’accordo sul nucleare stipulato nel 2015.

Da allora, l’Iran ha violato alcune condizioni delle accordo.

Le dichiarazioni del segretario di Stato americano non sono frutto di una strategia politica basata sulla disinformazione, ma sono il risultato di una cattiva interpretazione di un’intervista che il ministro degli esteri iraniano M.J.Zarif ha rilasciato alla BBC, nella quale egli aveva detto: “Trump deve prima eliminare le sanzioni, poi si può discutere”.

Inoltre, Zarif nella medesima intervista aveva ribadito che un’eventuale rinuncia al programma missilistico da parte iraniana sarebbe stata possibile solo se gli Stati Uniti avessero cessato di vendere le loro armi ai Paesi nemici dell’Iran.

Al di là delle smentite iraniane riguardo al programma missilistico, le dichiarazioni di Zarif fanno supporre una possibile apertura al dialogo da parte del Paese guidato dagli ayatollah; Trump, in una riunione del cosiglio dei ministri a Washington, aveva dichiarato di voler collaborare con Teheran, ma a patto che quest’ultima rinunciasse al suo programma balistico.

Il presidente americano vorrebbe che Teheran rinunci al predetto programma ed in cambio la sua amministrazione s’impegnerà a sottoscrivere un nuovo accordo sul nucleare.

L’offerta del tycoon non sembra, però, interessare il Paese sciita che, dal canto suo, ha minacciato i Paesi europei, firmatari dell’accordo del 2015, di violare altri articoli di esso , se questi non intraprenderanno ogni sforzo possibile per trovare una soluzione che aggiri le sanzioni americane.

L’Europa non deve fare i conti solo con le minacce iraniane, ma anche con quelle israeliane, infatti il primo ministro israeliano ha affermato che l’Europa non comprenderà il rischio che sta correndo fino a quando non cadrà un missile iraniano nel cuore del Vecchio Continente.

La soluzione europea dell’Instex per l’Iran

Sin da quando il presidente Trump ha deciso di abbandonare l’accordo sul nucleare, l’Europa ha sempre criticato tale mossa, e anzi, i tre Paesi firmatari dell’accordo JPCOA, Germania, Francia e Inghilterra, il 31 gennaio di quest’anno, avevano annunciato la costituzione dell’Instex “Instrument in Support of Trade Exchanges”. Scopo di tale strumento finanziario è quello di proteggere dalle sanzioni americane gli scambi commerciali europei da e verso l’Iran.

La sede dell’Instex sarà a Parigi, membri di tale organismo saranno i tre Paesi firmatari dell’accordo del 2015 che abbiamo già citato.

Per quanto attiene alle prerogative dell’Instex: esso si occuperà, almeno nelle prime fasi, di commerciare con l’iran solo alcuni prodotti, principalmente medicine, cibi e beni agricoli ovvero prodotti per scopi umanitari.

Come si può vedere, l’Instex rispetta la sentenza della Corte internazionale di giustizia che imponeva all’amministrazione Trump di sospendere le sanzioni su prodotti di prima necessità diretti verso l’iran.

Il nuovo organismo dovrebbe finanziare anche i Paesi europei che esportano verso l’Iran per scopi umanitari, tramite un conto corrente aperto in un Paese esente dalle sanzioni americane, i fondi presenti nel conto in questione potrebbero essere usati anche dal Paese esportatore di beni umanitari verso l’Iran, per l’acquisto dei suoi prodotti.

Insomma il meccanismo dell’instex potrebbe rivelarsi una mossa vincente per aggirare le sanzioni americane.

L’Iran ha salutato con soddisfazione l’idea e così pure l’Alto rappresentante della politica estera per l’Unione Europea che ha espresso profonda soddisfazione per la decisione.

Ovviamente lo sforzo europeo richiede qualcosa in cambio da parte dell’Iran, una sorta di “do ut des”, ossia Teheran deve rinunciare al suo programma missilistico.

L’Iran a tutt’oggi, però, sembra restio a rinunciare ai suoi piani balistici che sono il motivo d’attrito principale sia con gli Stati Uniti che con l’Europa.

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