Negoziati in Qatar: tensione tra Kabul e i Talebani

0
479
Negoziati in Qatar

Fonti vicine al team negoziale della Repubblica Islamica dell’Afghanistan a Doha hanno annunciato che nei negoziati tra Afghanistan e Qatar sembrano verificarsi tensioni. L’accordo sui temi da trattare nei colloqui di pace richiederà tempo e nessuna delle parti sta mostrando flessibilità.

Perché vi è uno stallo nei negoziati in Qatar?

La notizia è stata riportata l’11 gennaio dal quotidiano afghano, Tolo News. Secondo quanto riportato giornale, lo stallo nei negoziati preliminari è causato dalla questione relativa alla diminuzione delle violenze sul campo. La squadra negoziale del governo di Kabul insiste sull’imposizione di un cessate il fuoco come tema prioritario da trattare nei veri e propri colloqui di pace. Trattati che ancora devono iniziare. Tuttavia, i talebani ritengono che la discussione sulla diminuzione delle violenze sarà affrontata solo dopo un accordo su un futuro governo, che includa i militanti islamisti afghani. Sayed Akbar Agha, un ex comandante talebano, ha dichiarato: “Non ci sarà bisogno di un cessate il fuoco se il sistema islamico sarà confermato, verrà di conseguenza“.
Il Parlamento sta seguendo il processo di pace e si opporrà a qualsiasi compromesso”, ha poi ribadito Mir Rahman Rahmani, il presidente del Parlamento di Kabul.

I negoziati in Qatar: la ripresa del 9 gennaio

L’attuale stallo è stato confermato dopo tre giorni dalla ripresa dei colloqui tre le due parti a Doha, avvenuta il 9 gennaio. Vi era infatti stata una pausa di 23 giorni concordata a partire da dicembre. In tale contesto, l’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale di Kabul ha sottolineato che gli sforzi per unificare l’agenda sono tutt’ora in corso. Tuttavia, la discussione procede a rilento e, addirittura, il 10 gennaio, alcuni membri della squadra negoziale dei talebani, compreso il loro capo negoziatore, Shaikh Abdul Hakim Haqqani, non erano ancora tornati a Doha dal Pakistan. Fonti vicine ai talebani hanno affermato che la ragione di questo ritardo è collegata alle recenti indiscrezioni su un possibile governo ad interim. Sarebbe un tema che alcune autorità afghane stanno discutendo con l’inviato statunitense in Afghanistan, Zalmay Khalilzad. La presidenza afghana ha però escluso questa possibilità. 

Com’è la situazione sul campo?

Intanto, la situazione sul campo in Afghanistan è in continua evoluzione. Le forze di commando afghane hanno liberato l’autostrada Baghlan-Balkh dai “posti di blocco” creati talebani durante un’operazione. I militanti islamisti utilizzavano tali check point per riscuotere tributi e finanziare le proprie attività. Alcuni trasportatori che si muovono lungo l’autostrada Baghlan-Balkh hanno affermato che le estorsioni dei talebani hanno influenzato fortemente i loro affari, con conseguenze negative sui prezzi delle merci.  L’autostrada in questione è una delle rotte chiave che collega il Nord del paese con Kabul e altre province nel centro e nell’Est dell’Afghanistan.

L’esplosione a Kabul

Intanto, l’esplosione di un ordigno improvvisato posto a lato di una strada della capitale afghana Kabul domenica scorsa ha ucciso 3 persone. Tra queste, anche un funzionario del governo afghano, che viaggiavano a bordo di un’automobile, il 10 gennaio. Nella stessa giornata, il governo di Kabul ha poi lanciato un’indagine su un raid aereo condotto dalle proprie forze aeree nella provincia di Nimroz che avrebbe causato la morte di 14 civili. Le loro salme sono state portate dalle famiglie nella capitale provinciale, Zaranj, in segno di protesta per provare che non si trattasse di talebani. 

L’avvio dei negoziati a settembre

I negoziati si sono aperti il 12 settembre scorso a Doha. Il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, aveva dato il via alla cerimonia di apertura degli storici negoziati tra Kabul e i Talebani a fianco del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo e dell’inviato speciale di Washington per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad. Mike Pompeo, in quell’occasione, aveva invitato entrambe le parti a trovare un modo “per ridurre la violenza e soddisfare le richieste afgane. Lo scopo era ottenere un Paese riconciliato, con un governo che rifletta una nazione che non è più in guerra“. Aveva poi aggiunto: “Indubbiamente affronteremo molte sfide nei colloqui dei prossimi giorni, settimane e mesi. Ricordate che state qui non solo per questa generazione ma anche per quelle future, per i vostri figli e per i vostri bambini“.

L’accordo con gli USA

L’apertura di un dialogo intra-afghano è arrivato a seguito di un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020, a Doha. In base all’intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan. Alla luce di ciò, lo scorso 17 novembre gli USA hanno annunciato la riduzione del numero dei propri soldati da 4.500 a 2.500 prima della fine del mandato di Trump, attesa per metà gennaio 2021. Il processo dovrebbe poi concludersi entro la fine del mese di maggio 2021. Tuttavia, i progressi continuano ad andare a rilento e i colloqui sono ancora alle fasi preliminari, in cui appunto si devono decidere i temi da trattare durante i veri e propri negoziati di pace.