Marika Campeti e l’intervista: cinema, romanzi, poesie

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Marika Campeti è responsabile dell’ufficio comunicazione e dell’ufficio stampa, presso la Asl di Roma, con una laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo. L’esperienza cinematografica proietta Campeti in diverse produzioni televisive, tra cui “Elisa di Rivombrosa, Don Gnocchi l’angelo dei bimbi” ed altre. Inoltre, l’arte coinvolge Campeti anche nella dimensione della scrittura, con altri grandi successi e consensi del pubblico. Nel 2004, esce “Ti bacio in bocca”, l’antologia di poesia erotica femminile. Di fatto, la scrittrice giunge alla creazione di numerose opere letterarie, tra la poesia e romanzi, di cui “Lo scorpione dorato”.

Marika Campeti: la biografia

Marika Campeti nasce a Roma nel 1979. Fin da bambina, Marika prova interesse verso la scrittura, tanto che all’età di otto anni inizia a scrivere racconti brevi. A fronte di ciò, la passione per la comunicazione accompagna Marika negli studi accademici, in “Arti e Scienze dello Spettacolo”, dove consegue la laurea. In seguito, Marika esegue i primi lavori nella postproduzione televisiva e cinematografica, come rilevatrice dialoghi ed assistente al doppiaggio. Allorché, tra i principali lavori di Campeti ci sono: “Elisa di Rivombrosa, Il 7 e l’8, Io loro e Lara, Don Gnocchi l’angelo dei bimbi, Kukushka”.

Nel 2004, esce l’antologia di poesia erotica femminile “Ti bacio in bocca”, con l’entusiasmo del pubblico ed il successo anche letterario. In seguito, nascono: “Il Segreto di Vicolo delle Belle, Le Radici di Terracina” ed altre opere. Attualmente, la scrittrice è madre di un bambino di quasi cinque anni e coordina gli uffici di comunicazione e stampa Asl, di Roma 4. Inoltre, tra le arti del cinema e della scrittura, Campeti abbraccia anche la danza orientale, con il suo gruppo “Le Danzatrici di Miral”. Dal 2002, la scrittrice opera reiki di secondo livello, del metodo “Usui”.

Marika Campeti e le opere

L’artista all’interno del repertorio professionale esegue lavori, tra opere cinematografiche e letterarie, ovvero: “Elisa di Rivombrosa, Kukushka, Io loro e Lara, Il 7 e l’8, Don Gnocchi l’angelo dei bimbi, Ti bacio in bocca, Il Segreto di Vicolo delle Belle, Le Radici di Terracina, Ninna nanna ti racconto una fiaba, Vivere per Amore, Lo scorpione dorato”.

Marika Campeti e la recensione del libro “Lo scorpione dorato”

Il romanzo narra la storia di Chiara, la protagonista principale che vive in apparenza, quasi la perfezione. Un giorno, mentre Chiara si trova in un Autogrill avverte un malore e sviene. A fronte di ciò, nel momento in cui la donna riprende i sensi, trova l’auto vuota, con la scomparsa della famiglia. Allorché, Chiara inizia un viaggio di ricerca, tra paure, incubi ed insicurezze, che catapultano i pensieri nella confusione, mentre i ricordi vagano senza colori, nella mente buia.

Inoltre, al fatto consegue “la voce di uno scorpione”, che arriva  nella testa della donna, con la voce di un senso di colpa, senza spiegazione. Tuttavia, la protagonista cerca di ricomporre i pezzi della sua vita, attraverso l’aiuto verso il prossimo. A ragion per cui, l’intenzione di umanità della donna giunge nella volontà di seguire un’associazione di volontariato, in aiuto alle persone in difficoltà. In seguito, Chiara arriva in Turchia, dove incontra Beyan, cioè una donna profuga curda, da un passato di abusi.

Di fatto, le vicende tristi di Beyan nascondono una realtà di indifferenza, di violenze, di soprusi e segreti. Allorché, le vicende proseguono nel racconto di un capo profughi turco siriano, in cui le due donne camminano tra povertà ed assenza di umanità, con la visione di polvere e desolazione. Durante l’arrivo ad Instambul, le due donne tra la polvere entrano tra il passato ed il presente, nella dimensione di un destino che arriva e la verità. L’autrice del romanzo, per scrivere parte del libro collabora con l’associazione umanitaria “Support And Sustain Children” con l’ambientazione nel campo profughi, al confine siriano. La stesura del libro avviene grazie alla collaborazione tra la scrittrice del romanzo e la Presidente Arianna Bertini, la cui testimonianza in parole scritte diviene libro.

Lo stile letterario

L’autrice attraverso il romanzo de “Lo scorpione dorato” vuole arrivare al lettore attraverso la riflessione sui temi umanitari, che troppe volte rimangono nell’ombra. Dal viaggio interiore di stati d’animo di difficoltà esistenziale, l’autrice concentra l’attenzione sulla sensibilità, sulla capacità dell’uomo di emergere dal buio con la carità, l’aiuto per il prossimo. Inoltre, dall’opera emergono il bisogno della comunicazione tra le persone, la necessità di condivisione di diverse realtà di vita. Allorchè, il lettore salta nel vuoto, tra il viaggio di ricerca di Chiara entra negli aspetti di ricerca personale umana. Durante, una situazione reale quotidiana, ecco il significato della vita che cambia, che si trasforma.

A fronte di ciò, l’aspetto della donna, nel viaggio di una continua ricerca, che attraverso l’aiuto verso gli altri giunge al significato della voce dello scorpione dorato. Tra il confronto di Chiara dall’inizio del libro dell’apparente perfezione quotidiana e l’incontro con Beyan, il lettore percepisce gli aspetti umani e le capacità di svanire le paure, nella ricerca di sé.

Tuttavia, lo stile letterario di Campeti evidenzia un intreccio complesso, uno scenario ricco di colpi di scena. A fronte di ciò, la scrittrice vuole sensibilizzare il lettore a temi attuali ed importanti. Allorché, l’utilizzo della tecnica narrativa del flashback esprime il senso artistico dell’autrice che vive il cinema, l’arte espressiva della scrittura attraverso un montaggio cinematografico. L’alternanza delle scene di un film, il salto nel tempo e nello spazio, la nascita di una pellicola cinematografica ed ecco la trama.

Inoltre, per un romanzo la scrittrice utilizza le medesime chiavi di lettura di un film, con la trama che appare agli occhi del lettore. Caratteristica evidente dell’autrice è l’utilizzo della scrittura multisensoriale, ovvero l’uso dei cinque sensi. Di fatto, Campeti ama raggiungere il pubblico attraverso le sensazioni dei luoghi che descrive, nei gusti, nelle sensazioni tattili ed in tutto ciò che li riguarda. Inoltre, la scrittrice con il libro esprime diversi temi dolorosi, duri, forti, che lasciano un segno al lettore. A fronte di ciò, l’autrice rivolge al lettore il messaggio di risveglio delle coscienze ed ottiene un grande successo tra il pubblico.

“Buongiorno, chi é Marika Campeti?”

“Marika è innanzitutto una donna piena di vita. La creatività e l’amore per la bellezza mi hanno sempre accompagnate sin da piccola. La scrittura, così come la danza che pratico e insegno da 16 anni, sono una delle tante forme con le quali nella mia vita ho dato un’identità alla mia forza creatrice”.

“Quando nasce la passione per la scrittura?”

“Da piccolissima, alle elementari. Ho ancora un quaderno molto vecchio dove scrivevo delle poesie in rima. Ero una bimba molto silenziosa, che viveva in un mondo di fantasia fatto di parole e sogni. Trascrivevo su carta le mie emozioni, le mie paure e i miei desideri. Questa cosa mi è rimasta negli anni, ho circa 30 diari conservati, dove racconto la mia vita quotidiana giorno per giorno, è bello ogni tanto ricoprire attraverso la lettura di quelle pagine, la Marika bambina, o le paure del primo giorno di scuola, i primi amori e le aspettative dell’università.

La scrittura si è trasformata in un lavoro dopo la nascita di mio figlio. Prima la tenevo per me, poi durante i primi mesi di maternità ho sentito la spinta a uscire fuori, volevo realizzare il sogno che per tanti anni avevo tenuto chiuso nel cassetto: scrivere un romanzo. Diciamo che un po’ per dare l’esempio a mio figlio sul fatto che i sogni si possono realizzare, un po’ per ricontattare quella parte di spazio solo mio che con la maternità avevo perduto, ho iniziato a scrivere Il Segreto di Vicolo delle Belle”.

“Cosa rappresenta per Marika Campeti, la letteratura contemporanea?”

“La possibilità di creare un proprio pensiero sociale, di maturare una personalità che vada al di là di ciò che ci propongono continuamente i media. E questo per tutta la letteratura. Leggere è un passo gigantesco per la propria libertà intellettuale”.

“Il suo romanzo “Lo scorpione dorato” nasce in un momento particolare della vita?”

“Subito dopo l’uscita del mio primo romanzo mi sono messa a scrivere il secondo. Non è stato facile perché i temi affrontati nello scorpione dorato sono duri e drammatici”.

“Cosa cerca Marika Campeti come donna, mentre scrive? E come scrittrice?”

“Cerco di dare un messaggio, sempre. Non solo nei romanzi. Anche nei brevi racconti che scrivo sulla mia pagina, cerco sempre di lanciare un messaggio che induca a riflettere”.

“Quali sono i messaggi che emergono dal suo libro?”

“Ho scritto questo romanzo in collaborazione con un’associazione umanitaria che si reca ogni mese nei campi profughi al confine turco siriano: Support and Sustain Children. La presidente mi ha aiutata a descrivere la vita quotidiana, i soprusi e gli abusi vissuti da donne e bambini, la povertà e la disumanità in cui quella gente vive.

Il messaggio principale è quindi quello di voler aprire gli occhi su un mondo che ignoriamo perchè ci appare troppo lontano, un mondo fatto di bambini che sono uguali ai nostri figli, che meritano di vivere la loro fanciullezza, di giocare e sorridere, ma che non hanno nulla, se non mani e occhi vuoti di pianto. La vicenda si snoda tra due protagoniste, sia Chiara che Beyan portano con la loro storia messaggi importanti.

La storia di Beyan, profuga curda, conduce il lettore alla riflessione sulle condizioni di vita di persone che non hanno la fortuna di nascere dove siamo nati noi, mentre la storia di Chiara vuole far riflettere sul dramma tutto moderno che vivono molte donne occidentali: quello di dover essere perfette come mogli, donne e madri, perché viviamo in una società che non perdona”.

“Come descrive ai lettori lo stile letterario?”

“Come per “Il Segreto di Vicolo delle Belle” ho usato la tecnica narrativa del Flashback. La storia di Chiara e Beyan si alterna tra presente e passato e tra Bracciano, Milano, Istanbul e Adana, dove infine le due donne incroceranno i loro destini”.

“La cultura letteraria e del cinema la riguardano in prima persona. Come vive la scrittura, nella forma espressiva di un film?”

“Il cinema mi ha molto influenzata dai tempi dell’università. La mia scrittura segue alcune regole del montaggio cinematografico, con scene che si alternano attraverso cambi di campo, luogo, punto di vista e spazio temporale, scene che come in un film si comprendono e si intersecano man mano che la lettura va avanti. Anche i contenuti sono di tipo visivo, amo le descrizioni dei luoghi, dei cibi e dei colori di un luogo. Qui nello Scorpione dorato si avverte molto il mio amore per la cultura mediorientale, perché ho scelto come scenario la sontuosa città di Istanbul che ha rapito il mio cuore”.

“Cosa intende Marika Campeti per scrittura “dei cinque sensi?”

“La mia è una scrittura “dei cinque sensi” mi piace pensare al lettore immerso completamente in ciò che legge, non solo attraverso le parole, ma voglio che senta gli odori, i suoni, i sapori e che viva le stesse sensazioni tattili dei personaggi. La mia è una scrittura “immersiva” che è stata molto volte paragonata a una tela di un quadro o alla visione di un film. Molti lettori mi hanno detto di non “leggere” i miei romanzi, ma di “viverli”. Ecco, questo è proprio il risultato che voglio ottenere dalla mia scrittura”.

“Il cinema, il teatro, la scrittura, la pittura, la scultura hanno un comune denominatore: l’arte. Come interpreta l’arte e come la racconta?”

“L’arte ha il potere si salvare l’anima. L’arte ha la capacità di smussare il dolore, alleviare l’anima e far fuoriuscire la negatività per trasformarla in energia e bellezza. Tutta l’arte, perché la sua particolarità è proprio il suo essere universale. Io personalmente vivo molto intensamente l’arte attraverso l’uso delle parole, con la scrittura, e attraverso il movimento, con la danza.

Spesso si pensa che queste due forme siano molto diverse, in realtà negli anni la danza mi ha fatto ritrovare le parole quando erano bloccate dentro di me, attraverso il fluire morbido e libero dell’energia del movimento, e al contrario, la scrittura mi ha dato quella serenità e quell’equilibrio che mi occorreva nei momenti di necessaria solitudine. Posso considerarmi fortunata perchè possiedo due potenti strumenti per liberare e far esprimere la mia anima. Poi, essendo una creativa di base, amo anche il cucito e la cucina. Una creatività che mi è molto utile da quando sono mamma, perchè a casa con mio figlio è un vero spasso. Ce ne inventiamo davvero di tutti i colori!”

“Le capita di sentirsi protagonista ed oggetto del suo libro? Perché?”

“In ogni protagonista c’è un aspetto di me, sicuramente, sia in chiave positiva che negativa. Nello Scorpione dorato, Chiara rappresenta in un unico personaggio tutte le mie paure ancestrali”.

“Quando Marika Campeti legge le sue opere, cosa pensa?”

“Che ho fatto un buon lavoro ma la strada è lunga. Non si deve mai pensare di essere arrivati alla perfezione, perché la crescita arriva solo se ci si impegna a migliorare ogni giorno”.

“Ci sono opere che preferisce, rispetto ad altre? Perché?”

“A livello sentimentale sono profondamente legata al primo romanzo. E’ il primo, ed è stato un sogno divenuto realtà”.

“Come racconta Marika Campeti la sua esperienza letteraria?”

“Con il primo romanzo ho avuto un successo davvero insperato. Non mi aspettavo di poter compiere tanti passi quanti sono stati quelli fatti, e di vendere così tante copie. E’ stato bello, e soprattutto sono stata stimolata a proseguire con la scrittura”.

“Quali sono gli obiettivi della scrittura, secondo lei?”

“Scrivere perché si ha bisogno di farlo, deve essere un’esigenza che nasce dall’anima. Non si deve scrivere per avere successo”.

“Ci sono forse volte in cui fugge da se stessa e trova rifugio nella scrittura?”

“Sì, la sera. Apro il mio pc quando il mio piccolo si è addormentato, e sono proiettata in un altro mondo”.

“Quali sono i suoi punti di forza a livello letterario?”

“Non mi censuro. So descrivere la verità, anche quella più cruda”.

“Cosa le ha regalato il cinema?”

“Se so creare delle immagini attraverso le parole lo devo soprattutto alla mia esperienza con il cinema e la TV. Dopotutto dopo l’università ho lavorato diversi anni nella postproduzione cinematografica, e questa esperienza anche se terminata, mi ha fatta crescere”.

“Cosa le regala la scrittura?”

“Equilibrio sicuramente, perchè quando scrivo raggiungo una dimensione tutta mia dove potermi ricaricare e fantasticare in un mondo parallelo. Poi curo molto il mio rapporto con i lettori, e devo dire che la scrittura mi ha regalato tante belle amicizie”.

“Marika Campeti cosa consiglia agli aspiranti attori e scrittori?”

“Di avere molta pazienza e tenacia, di scrivere sempre e costantemente, perché la scrittura personale è in costante metamorfosi, e ogni giorno, scrivendo e scrivendo, si scrive e si migliora”.

“Si definisce più donna o scrittrice? C’é una distinzione?”

“Mi definisco una donna che ha saputo veicolare la sua energia attraverso la scrittura”.

“Ha forse un progetto letterario nuovo, nel cassetto?”

“Certo, sto scrivendo il mio terzo romanzo, sarà ambientato tra il presente e gli anni 70. Sono a pagina 200 ma ora mi sono fermata per delle ricerche che devo fare per proseguire la stesura”.

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