L’architettura diventa arte con Scarpa in Sudafrica

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L’architetto Henri Comrie ha progettato un’abitazione per Dané Erwee, maestro fiorista e paesaggista, e il suo compagno Chris Willemse all’interno della natura selvaggia in Sudafrica. L’architettura diventa così parte di un insieme di capolavori tra natura e arte cubista e moderna in nome di Carlo Scarpa.

L’architettura ha un posto nell’arte?

L’architetto Henri dichiara per quanto riguarda il progetto di architettura per Dané e Chris: “Li ho preparati, assicurandomi che conoscessero il lavoro di Louis Barragán e Carlo Scarpa. Li ho persino convinti a includere in un viaggio in Italia una visita al Museo Castelvecchio di Verona ristrutturato da Scarpa”. È così che in seguito la coppia dieci anni fa rimangono affascinati dalla posizione ai piedi delle montagne Simonsberg a Stellenbosch e comprano un terreno di 2,5 ettari. L’idea era quella di iniziare una coltivazione che rifornisse la loro attività.

Chris dichiara per quanto riguarda la sua abitazione: “Al tempo qui non c’era niente, a parte qualche cespuglio di gardenia e pruni. Tanto che la nostra prima missione è stata quella di costruire una strada che permettesse ai muratori di accedere al terreno”. La casa, con i suoi 400 metri quadrati di superficie, si staglia tra due picchi sullo sfondo di montagne maestose. “Messa lì, al centro di questo immenso paesaggio, è come un tempio che attira le cime nel cerchio del suo potere” conclude Chris.


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Le caratteristiche dell’abitazione

L’abitazione è un’opera d’arte a forma di cubo diviso in spazi più piccoli e flessibili, con le aperture sul davanti e sul retro che regalano una prospettiva “a tunnel” con vista sulle montagne. La maggior parte della luce proviene dall’alto, grazie alle strutture trasparenti del tetto e alle sezioni di vetro sulla passerella superiore. Pareti non intonacate e soffitti in cemento armato danno un senso tattile e di non-finito all’insieme. Al piano superiore, separazioni in legno permettono di avere camere da letto flessibili, mentre gli schermi di canna riducono il riflesso. I pavimenti sono in pietra calcarea o in legno e le finestre sono grandi sezioni in acciaio galvanizzato non verniciato fissate a una struttura in legno. L’architettura mischiata alla natura con l’arte cubista e moderna industriale nello stile di Carlo Scarpa.

Chris continua dicendo: “Volevamo che sembrasse un magazzino, un pezzo di infrastruttura o una rovina abbandonata. Così ci si muove costantemente tra la monumentalità della casa e un senso di connessione con le parti più immodificabili dell’esistenza”. La zona giorno al piano terra si trova nella parte anteriore del cubo, mentre due camere da letto per gli ospiti sono sul retro, come l’ingresso. Al piano superiore, due camere condividono una terrazza chiusa che funge da salotto all’aperto. Gli interni sono eccentrici e giocosi, un mix di legno, lino, colori, texture e piante.

Dané dichiara a tal proposito: “Mi piace molto combinare cose incongrue che raccontano una storia. Funziona, perché la casa sembra esistere da molto più di dieci anni, soprattutto ora che il paesaggio l’ha riconquistata. La natura torna padrona nell’architettura con l’edera che ha coperto la facciata anteriore ricoprendo i soffitti delle terrazze. Gli alberi e la vegetazione sono cresciuti intorno alla “pista di atterraggio” creata per ospitare la piscina di 15 metri”.

Questo, per Dané, Chris e per tutti quelli che hanno la fortuna di venirci, è un luogo di ispirazione. L’architetto conclude: “A volte mi è sembrata una sfida, a volte una responsabilità anche troppo grande. Ma è questo a motivarmi ancora di più: il rapporto in costante evoluzione con la casa e l’ambiente. Che è esattamente come dovrebbe essere sempre”.