La “liberazione” di Varsavia: era il 17 gennaio 1945

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La “liberazione” di Varsavia” risale al 17 gennaio 1945, quando i soldati dell’Armata Rossa (l’esercito sovietico) entrarono in quello che restava della città polacca.

La “liberazione” di Varsavia”: l’insurrezione del 1944

Alle ore 17 del 1° agosto 1944 la bandiera bianca e rossa della Polonia venne innalzata sulla torre delle assicurazioni Prudential, l’edificio più alto di Varsavia. Ovunque gruppi di partigiani polacchi organizzarono blocchi stradali e occuparono edifici strategici. I capi della resistenza polacca inviarono a Londra un messaggio radio in chiaro: «La battaglia per la capitale è cominciata». I polacchi cominciarono a combattere contro gli occupanti con grande impeto. Decine di partigiani attaccarono le posizioni tedesche armati solo di pistole. Circa 35mila persone si erano arruolate con i ribelli, anche se c’erano armi per poco più di cinquemila di loro.
Quando scoppiò questa rivolta, la Polonia si trovava oramai da cinque anni sotto la dominazione tedesca. I segni dell’occupazione si vedevano ovunque. La città era in rovina.

La “liberazione” di Varsavia”: qualche motivo per essere ottimisti

Per la prima volta da anni, però, nell’estate del 1944 i polacchi avevano qualche motivo per essere ottimisti. L’esercito tedesco, che da tre anni combatteva l’Armata Rossa, era stato sconfitto. I soldati russi erano ormai arrivati in vista della città e si diceva che i tedeschi fossero pronti ad abbandonare Varsavia senza combattere.
Da anni ex militari dell’esercito polacco, leader politici e nazionalisti stavano organizzando un movimento clandestino di rivolta. Nell’estate del 1944 sembrò che il momento opportuno per l’insurrezione fosse arrivato. L’esercito russo era vicino e i leader polacchi pensavano che avrebbe potuto facilmente appoggiare la rivolta. Molti polacchi, però, temevano che, se non fossero riusciti a conquistarsi da soli l’indipendenza, Stalin avrebbe imposto loro un governo comunista. Il loro timore si rivelò corretto. L’esercito russo non fece nemmeno un tentativo di raggiungere Varsavia e si limitò ad osservare la repressione della rivolta da parte dell’esercito tedesco.

La “liberazione” di Varsavia”: la repressione da parte della Germania

La rivolta colse i tedeschi di sorpresa. Nonostante centinaia di morti, i polacchi riuscirono a conquistare una serie di posizioni strategiche e a mettere in seria difficoltà l’esercito nazista.
Dopo i primi giorni di combattimento per i tedeschi sarebbe stato ragionevole abbandonare la città. Varsavia sarebbe certamente caduta non appena i russi avessero lanciato un nuovo attacco: sarebbe stato prudente non rischiare le proprie forze per difendere la città, quando entro pochi mesi le stesse frontiere della Germania sarebbero state in pericolo. Per Hitler però l’insurrezione rappresentava una sfida personale a quello che riteneva il suo dominio. Mettendo da parte ogni considerazione di tipo militare, Hitler ordinò di concentrare tutte le forze disponibili per reprimere la rivolta. Nei combattimenti vennero usati anche dei “droni” primitivi: veicoli radiocomandati poco più grandi di una grossa valigia che venivano fatti esplodere a distanza.

La "liberazione" di Varsavia

I tedeschi commisero ogni sorta di crimine di guerra. I polacchi feriti furono uccisi là dove venivano trovati e i prigionieri furono lanciati dalle finestre dei palazzi più alti. L’artiglieria e l’aviazione bombardarono sistematicamente il centro della città, senza nemmeno tentare di prendere di mira i combattenti.
In più di un’occasione le SS radunarono donne e bambini polacchi per usarli come scudi umani prima di un attacco. I disertori russi che combattevano assieme ai nazisti furono particolarmente brutali: prima di uccidere migliaia di donne addirittura le stuprarono.

La “liberazione” di Varsavia”: l’arrivo dell’Armata Rossa

I combattimenti andarono avanti fino al 2 ottobre. Dopo sessanta giorni, con la città ormai quasi completamente in rovina, i polacchi dovettero arrendersi. Nonostante il grave errore da parte dei leader polacchi di scatenare la rivolta, la lunga resistenza che riuscirono a tenere in piedi non fu inutile. I nazisti temevano che l’esercito russo avrebbe attaccato di lì a breve. Così, dopo mesi di combattimenti senza pietà, concessero ai polacchi condizioni insolitamente favorevoli.
L’Armata Rossa non attaccò, però, fino al 17 gennaio, tre mesi dopo la resa di Varsavia. Alcuni polacchi sperarono che il giorno della liberazione della città significasse la fine delle loro sofferenze, ma si sbagliavano. Stalin temeva i nazionalisti polacchi almeno quanto Hitler. L’NKVD, la polizia politica che sarebbe diventata il KGB, si diede subito da fare per identificare gli ex membri della resistenza. Decina di migliaia di polacchi furono uccisi, deportati o imprigionati dai sovietici. La cosiddetta liberazione di Varsavia, per la gran parte dei polacchi, significò soltanto passare delle mani di una dittatura a quelle di un’altra.

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