Joe Colombo: il designer degli Habitat futuribili

Una mostra che racconta la storia e le idee di un architetto e designer visionario, capace di prevedere e anticipare futuri traguardi nel design, della tecnologia e della società contemporanea

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Joe Colombo
Opere di Joe Colombo al GAM. Credits Teo Finazzi

Alla Galleria d’arte moderna di Milano saranno esposte fino al 4 settembre le opere di Joe Colombo. Un creativo che in una trasmissione televisiva RAI del 2000 Stefano Casciani e Anna Del Gatto definiscono “il profeta del design”. Infatti, la formazione artistica e l’esperienza di dirigente in azienda lo aiuta a stabilire un rapporto approfondito col mondo della produzione industriale.


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Il designer, quindi, non disegnerà
più solo con la matita, ma creerà
con la collaborazione di tecnici,
scienziati, professori e dottori e,
in un futuro abbastanza immediato,
con un cervello elettronico.

Joe Colombo

Che personalità ha Joe Colombo?

Nel 1954 installa alla Triennale di Milano le Edicole Televisive, in cui apparecchi Zenit diffondono immagini e le persone potevano seguire trasmissioni informative. Appassionato di musica, insieme agli artisti Enrico Baj e Sergio Dangelo, arreda lo storico Jazz Club Santa Tecla con un collage di manifesti e manichini disintegrati che pendevano dal soffitto. Comincia così il percorso straordinario di Joe Colombo (1930–1971), sempre alla ricerca di nuove tecnologie e materiali. Si muove infatti al confine tra formazione artistica e industriale.

Caro Joe Colombo, ci hai insegnato il futuro

A lui e alla sua incontenibile fantasia proiettata nel futuro, è dedicata la mostra a cura di Ignazia Favata e organizzata da Suazes con la Galleria d’Arte Moderna di Milano. Collabora anche l’Archivio Joe Colombo. Un percorso nell’evoluzione della sua storia e il suo costante interesse verso nuove forme di progresso. L’esposizione parte dalle prime esperienze degli Anni Cinquanta, dall’adesione al Movimento Arte Nucleare e la prima progettazione della Città Nucleare. Un’idea in cui troviamo già una realtà residenziale e una sotterranea con automobili, servizi, magazzini e metropolitana. a morte del padre e il suo necessario coinvolgimento nell’azienda di famiglia, lo portano a un cambiamento radicale con l’abbandono del mondo artistico. Incontra così il settore industriale, ma l’esperienza si rivela cruciale per Colombo, che impara tecniche costruttive, di produzione e prova nuovi materiali plastici. Dopo qualche anno, infatti, cede l’attività e apre il suo primo studio a Milano.

Joe Colombo e lo slancio al futuro

Gli anni Sessanta si aprono con il premio IN-ARCH per il controsoffitto in metacrilato all’Albergo Continental a Platamona in Sardegna (1964). Colombo si occupa della progettazione col fratello Gianni della sua prima lampada Acrilica per O-Luce con cui vince la medaglia d’oro alla XIII Triennale di Milano (1964). La capacità di astrazione sviluppata nei primi anni di attività e la successiva concretezza acquisita nel periodo aziendale, lo portano a proporre oggetti di design con Forme e materiali innovativi.

Spazi in cui vivere la nuova era

Appassionato di meccanica, non si sente vincolato dai contesti architettonici che lui immagina sempre più piccoli e trasformabili. I suoi studi di Ergonomia e Psicologia lo portano a realizzare progetti radicalmente innovativi come il Sistema Programmabile per Abitare. Sono monoblocchi polifunzionali, la MiniKitchen per Boffi ed il Box 1 per La Linea arrivando anche a proporre Habitat Futuribili. Sono idee Visiona 1 per Bayer, il Total Furnishing Unit per MOMA, o la sua stessa casa in Via Argelati a Milano. La mostra è accompagnata dal volume Joe Colombo. Designer. Catalogo Ragionato 1962 – 2020
edito da Silvana Editoriale.

Immagine da cartella stampa.