Il Poker protagonista nel film “Regalo di Natale” di Pupi Avati

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“Regalo di Natale” è un film amaro, che parla di amicizie tradite e svendute per una partita di poker. 

Ugo, Lele e Stefano condividono tre cose: un’antica amicizia, una vita a Bologna e una passione per il poker “all’italiana”. Ce ne sarebbe anche una quarta, di cui nessuno parla: una crisi di mezz’età tra matrimoni infelici, aspirazioni tradite e ristrettezze economiche.

Lele (Alessandro Haber) recensisce film a luci rosse per un giornale di quart’ordine, ogni Natale prega che il direttore legga finalmente un suo articolo e spera una buona volta di ricevere il panettone aziendale come il resto della redazione. 

Ugo (Gianni Cavina) lavora presso una televisione privata in un programma di televendite senza successo, è divorziato e ha quattro figli di cui non sente la mancanza nemmeno la sera della Vigilia. Di Stefano (George Eastman), il più taciturno, si sa poco. Allena ragazzi in una palestra, ha una moglie ma pare sia omosessuale, dettaglio che sembra nascondere anche a sé stesso.

Ce ne è pure un quarto, Franco (Diego Abatantuono), l’unico a cui la vita pare aver abbozzato un sorriso. Sposato, con due figli, gestisce un importante cinema di Milano e tutti pensano abbia i soldi necessari per mettere a punto un piano che risolleverà le vite dei suoi amici e renderà lui ancora più ricco: sfidare a poker, a suon di rilanci, l’avvocato Antonio Santelia (Carlo Delle Piane) un facoltoso industriale amante del gioco, attirato con fatica da Ugo in una bisca prevista per la notte di Natale.

La fama dell’avvocato parla chiaro: si vocifera che sia un giocatore mediocree che sembri non curarsi troppo delle perdite economiche, purché si giochi. L’esatto prototipo del “pollo” da spennare. Franco non deve fare altro che sedersi al tavolo e portargli via tutti i soldi con la complicità dei suoi amici, per poi dividere la vincita.

Peccato che Franco e Ugo non si parlino da dieci anni. Di mezzo c’è una donna, un amore rubato e un rancore ancora non sopito di Franco nei confronti di quello che era il suo migliore amico. Nemmeno la trappola ordita ai danni del malcapitato Santelia sembrerebbe l’occasione buona per una riconciliazione, se non fosse che Franco ha un disperato bisogno di giocare: a dispetto dell’apparenza, il cinema non registra gli incassi sperati e i creditori gli sono addosso.

Decide perciò di fidarsi di Ugo, nonostante questi sembri più interessato alla vincita che alla ritrovata amicizia. Nel frattempo, come previsto, le fish viaggiano spedite dalla sua postazione a quella di Franco e sembra non esserci un limite al denaro che può perdere, fino a quando, a pochi minuti dal termine della partita, arriva il rilancio della vita: 250 milioni di lire. Vedere o passare. Franco non può saperlo, ma la trappola è già scattata e il regalo di Natale non sarà per lui.

Tra gli elementi distintivi del film c’è ovviamente il poker. Eppure, anche in questo caso, non può dirsi che sia un film sul gioco di carte, nonostante ogni scena cruciale ruoti intorno al tavolo verde. L’aspetto ludico passa in secondo piano: infatti, il poker, gioco che non solo intrattiene e attraverso cui i protagonisti cercano di raddrizzare la propria parabola discendente, diventa presto una cinica metafora della vita dove alla fine trionfa chi riesce a far credere agli altri quello che vuole.