martedì, Aprile 16, 2024

Il gioco nel bambino tra educazione e apprendimento

E’ importante definire il valore del gioco nel bambino tra educazione e apprendimento. La parola ‘gioco’ è definita come qualsiasi esercizio, singolo o collettivo, cui si dedichino bambini o adulti per passatempo, svago. O per ristabilire le energie. Attraverso il gioco, si stabiliscono educazione e apprendimento.

Cos’è il gioco nel il bambino tra educazione e apprendimento

E’ importante definire il valore del gioco nel bambino tra educazione e apprendimento.

La parola ‘gioco’ è definita come qualsiasi esercizio, singolo o collettivo, cui si dedichino bambini o adulti per passatempo, svago. O per ristabilire le energie fisiche e spirituali. Attraverso il gioco, si stabiliscono educazione e apprendimento.

https://www.periodicodaily.com/gioco-la-giornata-mondiale-per-tutti-i-bambini/

Da tale attività i piccoli traggono una gratificazione individuale o gruppale. Si denota l’utilizzo di più modalità comportamentali diverse tra loro.

Per quanto riguarda il gioco e lo sviluppo dell’intelligenza, lo psicologo Jean Piaget affermava che il bambinon compie l’attività del gioco ogni volta che fa aderire schemi già acquisiti agli oggetti nuovi.

Egli descrive il processo di adattamento all’ambiente. Si attua quando i dati esperienziali nuovi si incorporano in schemi mentali già esistenti (=assimilazione) e quando questi nuovi dati modificano gli schemi adattandoli agli aspetti già noti (=accomodamento). Questo creerebbe la soddisfazione, per cui si ripeterebbero operazioni con gioia. Circa gioco e affettività, sembra che il gioco assicuri nella persona una migliore stabilità a livello emotivo.

Il gioco secondo alcuni studiosi

Donald Winnicott ha considerato il gioco come attività sostitutiva: attraverso l’oggetto transizionale (bambole, coperte, etc..). I bambini vogliono per sé per un senso di sicurezza. Per cui, svilupperanno buoni rapporti affettivi con le persone.

Kurt Lewin ha osservato che il gioco offre la possibilità di esprimere desideri o tensioni che altrimenti non avrebbero sfogo. Egli ha considerato l’attività ludica come sostitutiva di quella reale. Infatti, il bambino passa dalla dimensione reale a quella immaginaria (=piano di irrealtà), dove gli eventi realmente accaduti diventano la base per la rappresentazione delle scene del gioco infantile.

Famoso è il caso di Sigmund Freud del bambino che gioca col rocchetto. Egli ha diciotto mesi e tiene in mano un rocchetto legato a una cordicella e si diverte a lanciarlo spesso al di là del lettino facendolo scomparire. Poi tirando da cordicella lo fa ricomparire, emettendo suoni di gioia e di sorpresa.

Con questo gioco, il bambino può provocare a suo piacere e in modo simbolico la scomparsa e la riapparizione della madre assente, diventando capace di superare il trauma e conservare il legame oggettuale con la madre. Con questo gioco, reagisce alle frustrazioni e alle privazioni, liberandosi dall’ansia e dall’angoscia dovute ad esse, controlla l’eventuale evento frustrante e riduce la tensione.    

Il gioco favorisce lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale

Il gioco, allora, favorisce lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale.

Cognitivo perché quando il bambino gioca si sorprende e acquisisce nuove modalità relazionali rispetto all’esterno e la creatività; giocando, il bambino stimola la memoria, l’attenzione e la concentrazione.

Per quanto riguarda lo sviluppo affettivo, è legato alle differenti modalità di gioco che si differenziano a seconda dell’età. Fino a un anno, il bambino trae sensazioni piacevoli e gratificanti dal gioco. Questo è centrato sul proprio corpo o su quello materno e con gli oggetti circostanti. Dai due anni, il piccolo inizia a separarsi dalla madre. Questo processo crea ansia di abbandono. Il bambino utilizzerà giochini/rito mentre la madre è assente. Ciò per rassicurarsi rispetto alla ricomparsa. In tal modo è possibile controllare le esperienze frustanti per un rapporto positivo tra il bambino e il mondo circostante. A tre anni i giochi sono di guerra. Come pure di socializzazione con altri compagni. C’è il piacere di imitare il comportamento adulto, giocando ad essere mamma e papà. A quattro-cinque anni i giochi sono rappresentazione delle dinamiche interne vissute dal bambino. Giocherà a nascondino, con la bambola, al gioco del dottore, e drammatizza così una punizione o proibizione. Fino ai dieci anni, i giochi consentono ai bambini di sperimentare la compagnia altrui e le regole sono utili per il funzionamento del gioco.

Dal punto di vista dello sviluppo sociale, l’attività ludica si modifica attraverso tre stadi: solitario, nei primi mesi di vita; parallelo, tra uno e tre anni; sociale, nei bambini tra i quattro e i cinque anni.

Funzione del gioco in terapia

Il gioco si pone come azione significativa per la crescita del bambino. Freud sosteneva che i bambini possono ripetere le esperienze dolorose ed elaborarle attraverso il gioco, superando la difficoltà. Proprio per questo, esso è usato in terapia e psicoanalisi infantile: i bambini riproducono simbolicamente fantasie, desideri, esperienze attraverso l’attività ludica.

Anna Freud considerava necessario preparare i bambini all’analisi. Quindi, utilizzava i disegni e i sogni poiché la tecnica delle libere associazioni -utilizzata per gli adulti- non era applicabile ai piccoli perché incapaci di sospendere il pensiero cosciente.

Riprende da qui Melanie Klein: il bambino non è più seduto sul lettino, non vengono solo utilizzate le parole ma le attività dei bambini. Attraverso queste, il bambino si esprime in maniera naturale.

Col gioco, impara a confrontarsi con l’ambiente esterno, riuscendo a mediare l’angoscia derivante dall’esterno ed elaborando i conflitti. Nel gioco, il bambino esprime le preoccupazioni, i conflitti e le fantasie, i vissuti relativi a contenuti angoscianti, per cui la Klein ha elaborato la tecnica del gioco: setting definito stanza del gioco, realizzata in funzione del piccolo paziente, composta da un tavolino e da una sediolina e una sedia, giocattoli come casette, figure femminili e maschili, animali, accessori per costruire e da manipolare. Attraverso questo tipo di lavoro, la Klein ha compreso quanto di rimosso c’è nei bambini e quali sono i meccanismi di difesa cui ricorrono per difendersi dall’angoscia.

Il gioco nel bambino tra educazione e apprendimento: diventa un metodo educativo e di apprendimento

Il pedagogista Edoard Claparede ha affermato che sarebbe inimmaginabile un’infanzia senza giochi, poiché il giocare permette di pensare, ragionare e agire responsabilmente da adulti.

In questa prospettiva, il gioco si pone, ancora una volta e necessariamente, come metodo educativo e di apprendimento.

L’educazione è tra gli obiettivi della famiglia con figli. Con il gioco, il bambino impara a conoscere le cose e tutto ciò che esiste attorno. Sa farle proprie. Le utilizza in funzione del gioco che sta creando, che sta attuando.

In quanto metodo di apprendimento, il presupposto è che l’individuo impara a partire da altri e dalla cultura che lo circonda.

Il gioco è apprendimento perché condiziona lo sviluppo emotivo-affettivo, cognitivo, relazionale-sociale e motorio.

Dunque, favorisce lo sviluppo dell’intelligenza e dell’affettività della persona che sta crescendo. Riesce a creare la motivazione per apprendere.

I genitori devono giocare con i figli

E’ importante sottolineare che il gioco deve coinvolgere anche i genitori, tenuti a trovare il tempo da dedicare ai figli in tal senso: i bambini sono entusiasti e gioiosi che i genitori siano disponibili a giocare con loro perché quando le figure di riferimento si dimostrano interessate e coinvolte, i figli ne traggono un senso di sicurezza e di protezione.

Madri e padri devono impegnarsi per soddisfare le richieste ludiche dei bambini. Certo, i ritmi di vita spesso sono pressanti e tra ufficio, casa, scuola e attività sportive può diventare complicato trascorrere il tempo a giocare con i figli. O anche i genitori possono non averne voglia nel momento in cui gli viene richiesto.

Gli adulti devono prendere consapevolezza che il loro ruolo non finisce con l’accudimento. Il gioco rappresenta un momento fondamentale di condivisione della famiglia e per lo sviluppo della personalità dell’infante.

Il bambino deve percepire i genitori fisicamente presenti e coinvolti nel gioco, così da poter soddisfare il proprio bisogno di attenzioni. Così come pure, i più grandicelli sono in grado di capire l’impegno e tutto ciò che i genitori fanno per dedicare loro i momenti ludici, trascurando probabilmente altre faccende.

Genitori e figli, attraverso il gioco, possono sperimentare diversi modi di stare insieme, dai giochi alle carte, giochi cosiddetti di società, o con la palla: aumenta il livello di armonia e intesa e la capacità di dialogo, e si trasmettono ai bambini messaggi di valori utili per la vita adulta, come il rispetto dell’altro, la competizione, l’accettazione delle sconfitte.

Il bambino deve percepire madre e padre fisicamente presenti e coinvolti nel gioco, così da poterne soddisfare il bisogno di attenzioni. I genitori sono tenuti a osservare ed ascoltare il figlio per coglierne ritmi ed iniziative; in seguito, potrà aiutarlo a dare un nome alle cose ed un senso alle azioni.

Crescere, giocando

La conquista di questi spazi rappresentano per il bambino esperienze soddisfacenti. Esse saranno utilizzate per crescere in maniera adeguata rispetto alle norme e ai valori. Durante le vacanze, nel fine settimana, quando si termina di lavorare, sul balcone di casa è possibile creare momenti di gioco per favorire la formazione del bambino.  

Attraverso il gioco, la famiglia viaggia lungo il percorso di umanizzazione e di educazione degli adulti di domani. Essi vanno formati per contrastare disagi e conflitti, e per essere aiutati a crescere secondo sani valori.

Donatella Palazzo
Donatella Palazzo
Psicologa individuale, familiare e di coppia, e scrittrice. Sessoanalista (Istituto Italiano di Sessoanalisi e Dinamiche Sessuali). Specialista delle Risorse umane. Progettista in ambito sociale e scolastico. Membro dello Staff della Casa Editrice Noitrè. L'attività comprende, tra l'altro, la valutazione dei contributi di prossima pubblicazione, l'organizzazione degli eventi da presentare al pubblico e altro in ambito culturale.

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