sabato, Giugno 22, 2024

Gioco del lotto: la fortuna è nei numeri

Analizzando la storia del lotto, si evince che fino al 1870 il gioco del Lotto era gestito dal Vaticano.C’è un curioso aneddoto però che riguarda questo gioco, quando ancora non era gestito dallo Stato Italiano.

Protagonista della vicenda è un tranquillo frate cappuccino, Fra Pacifico.Cosa ha a che fare un frate cappuccino, per la precisione, con il gioco del lotto? Strano e tutto sommato incredibile connubio. Per capirlo, andiamo indietro nel tempo.

Pecunia non olet

La fame di denaro ha sempre occupato i pensieri e la fantasia dei governanti. Ma come accade anche oggi,reperire risorse attraverso la tassazione non è sempre facile ed è sopratutto impopolare.

Ne fu testimone l’Imperatore Vespasiano, il quale si trovò con le casse dello Stato vuote.Il suo predecessore,Nerone, non ebbe grande cura della finanza pubblica e per questo si trovò ad affrontare un gravissimo problema.

Per riportare la situazione della finanze alla normalità, Vespasiano aumentò i tributi dovuti dalle provincie, e si inventò nuove tasse.La più impopolare, fu l’istituzione di una tassa per usufruire delle latrine pubbliche, fino ad allora rigorosamente gratuite.

Da qui venne la frase, Pecunia non olet, che venne da lui pronunciata come risposta alle riserve del figlio Tito, il quale la considerava disdicevole. Oggi noi conosciamo i “monumenti” di tale scelta, ancora con il nome che ebbero.Vespasiani!

Vespasiano

Il gioco del lotto e la Chiesa

Partendo da piazza Barberini, la strada che tutti conosciamo come quella della dolce vita, Via Veneto, che termina a Porta Pinciana le antiche mura Aureliane, pochi metri dopo la piazza si incontra una chiesa. Quella dei cappuccini, dove i religiosi conservano le ossa di ben 4000 loro confratelli.Questa chiesa ebbe un inquilino che procurò non pochi pensieri al Papa a causa di una sua facoltà.

Era il 1831 e nel convento dei Cappuccini viveva Fra Pacifico, che aveva la rara capacità di indovinare i numeri.Per spingere i fedeli a confessarsi presso di lui, il frate in cambio regalava alcune combinazioni da giocare al Lotto.Altre volte invece,riceveva delle piccole donazioni, destinate a rimpinguare le casse del Vaticano. Ricordiamo che all’epoca il gioco era gestito dalla Chiesa.

Le sempre più frequenti vincite,grazie ai numeri suggeriti dal frate, diventarono rapidamente motivo di preoccupazione per il papa, Gregorio XVI.Seriamente preoccupato per le cifre che il Vaticano doveva sborsare “per colpa” delle numerose previsioni azzeccate dal religioso, decise di cacciare il frate.

Il trasferimento ebbe luogo, con una processione di fedeli, e non, i quali accompagnarono il frate, che partiva per la nuova destinazione. Lui volle però lasciare Roma con un’ultima previsione.Per non incorrere nelle ire del Pontefice, il quale aveva fatto capire le ragioni del trasferimento, la mascherò in una quartina, che declamò a Piazza del Popolo prima di partire.

Ecco la diabolica quartina che, a quanto pare, procurò non pochi danni all’erario papale con la sua uscita.

Roma ,se santa sei

perchè crudel se’ tanta ?

Se dici che se’ santa,

certo bugiarda sei .

I numeri che si possono dedurre sono 66, 70, 16, 60, 6.

La fortuna esiste?

Se ci spostiamo sul concetto di fortuna nel modo del gioco d’azzardo, le cose si fanno un tantino più interessanti. Sin da quando sono nati, i giochi hanno sempre previsto un vantaggio per il banco, e proprio per questo motivo possiamo definire un giocatore fortunato se vince o comunque perde meno di quanto era prevedibile in funzione delle regole del gioco. Seguendo la stessa logica, chi perde più di quanto prevedibile, può essere considerato sfortunato.

Il punto del discorso è che i giochi sono basati su probabilità. Vincere può essere spiegato solo attraverso le probabilità di un gioco e senza alcuna considerazione per la fortuna. Questa è una convinzione popolare tra i giocatori. Alcuni hanno un proprio rituale in cui credono per attirare la dea bendata; non è insolito vedere azioni strane e ripetitive come soffiare sui dadi, stiracchiare le carte quando si gioca a baccarat, o altro ancora. 


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Fare cassa con il gioco del lotto

ll gioco del lotto, quindi, fu, per così dire, inventato per la solita ragione. Fare cassa e farla senza dover instituire una nuova e conseguentemente impopolare tassa. Due palazzi Romani furono i primi che ospitarono l’estrazione pubblica dei numeri, il Palazzo, attuale del Parlamento, e Palazzo Madama. Ambedue con un balcone al primo piano, il cosidetto piano nobile, che si prestavano a meraviglia allo spettacolo della estrazione.

Diletta Fileni
Diletta Fileni
Blogger e redattrice per il Periodico Daily guardo alla scrittura come esercizio di riflessione e di responsabilità, uniti a un impegno per invitare alla conoscenza. Laureata in Economia e Commercio.

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