Galileo Galilei, quando la Chiesa lo accusò di eresia

Galileo Galilei eretico? Perchè?

Se ci rifacessimo all’etimologia della parola “eresia” vedremmo subito che il suo significato deriva dal greco scegliere. Eresia quindi è una scelta, è la scelta di seguire una dottrina che si oppone ad una verità rivelata. Perchè Galileo Galilei fu accusato di eresia? Perchè nell’opera Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo si espresse come un convinto difensore del copernicanesimo. L’autorità ecclestiastica, la chiesa, ferma sostenitrice del geocentrismo, perseguitò tutti i difensori degli studi di Copernico; anche il celebre scienziato di Pisa fu condannato con l’accusa di essere un eretico.

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, l’opera incriminata

Galileo Galilei nel 1632 pubblicò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, il tolemaico e il copernicano. Già dal mese di settembre dello stesso anno, Galilei veniva citato dal papa a comparire dinanzi al S. Uffizio di Roma. Dopo la comparizione arrivò il processo, il 12 aprile 1633, poi la condanna e poi l’abiura dello scienziato. Galilei nel Dialogo, dietro il pretesto di voler presentare imparzialmente i due modelli cosmologici della storia, espose in realtà argomenti decisivi per il copernicanesimo. Prima di ripercorrere le tappe del processo, vediamo i punti salienti del Dialogo.

Il Dialogo, Simplicio e Salviati

Galileo Galilei, nel Dialogo, per presentare la teoria geocentrica scelse Simplicio, un pedante dalla mentalità conservatrice, attaccato al “senso comune”. Per difendere la teoria copernicana scelse invece Salviati, anticonformista dall’intelligenza chiara. L’opera si racconta in quattro giornate; nella prima è posta sotto accusa la distinzione aristotelica tra mondo celeste e terrestre, la seconda giornata, la più vivace, è dedicata alla confutazione degli argomenti tipici, antichi e moderni, contro il moto della terra. La terza e quarta giornata invece sono dedicate rispettivamente al moto di rotazione della terra e alla dottrina delle maree.

Leggi anche:Processo del Sant’Uffizio a Galilei

L’accusa di eresia e il processo

Alla pubblicazione del Dialogo, Urbano VIII, convinto dagli avversari di Galilei di essere stato preso in giro dallo scienziato nella figura di Simplicio, assertore della «mirabile e veramente angelica dottrina», fece sì che la situazione precipitasse e che l’Inquisitore di Firenze desse ordine di sospendere immediatamente la diffusione dell’opera. Pertanto, nell’ottobre del 1632 a Galilei venne intimato di trasferirsi a Roma e di mettersi a disposizione del Commissario generale del Sant’Uffizio. Dopo essere giunto nella città nel febbraio del 1633 e aver soggiornato un po’ di tempo in uno stato di quasi segregazione, il 12 aprile dovette trasferirsi «come prigioniero» presso l’Inquisizione. Il processo durò sino al 22 giugno 1633 e si concluse con l’abiura di Galilei. Il carcere a vita gli venne tramutato in confino, prima nel palazzo dell’arcivescovo di Siena e poi presso la sua villa di Arcetri, ove fu assistito amorosamente dalla figlia suor Maria Celeste.

La storia di Galileo Galilei ha ancora oggi una strordinaria risonanza; lo scienziato pisano sfidò le autorità costituite, soprattutto ecclesiastiche perchè intuì che la battaglia per la libertà della scienza era una necessità di primaria importanza in cui ne andava del futuro stesso dell’umanità.

Leggi anche: 13 febbraio 1633, Galileo affronta le accuse di eresia

La lettera perduta di Galileo Galilei

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