“Fossil of the Day”: gli USA contro il carbone

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Gli attivisti ambientalisti avevano assegnano il premio “Fossil of the Day” al governo polacco, che si era impegnato ad abbandonare le fonti di energia dipendenti dal carbone salvo poi ritrattare.

“Fossil of the Day”: a chi è andato il premio?

Climate Action Network è un gruppo che rappresenta centinaia di organizzazioni non governative. Lo scorso giovedì, gli attivisti hanno criticato il governo polacco. Pare infatti che i governanti polacchi abbiano dichiarato prima di voler accelerare gli impegni ambientali, salvo poi fare retromarcia. Il motivo? Il Paese, secondo i suoi governanti, non può sostenere al momento fonti di energia indipendenti dal carbone. Potrà riuscirci in futuro, ma dovrà attenersi alla precedente scadenza del 2049. Gli attivisti hanno perciò deciso di assegnare il premio “Fossil of the Day” agli Stati Uniti, che hanno condiviso il premio con la Francia, e l’International Emissions Trading Association. La Francia, in particolare, vorrebbe che l’Unione Europea classificasse le centrali a gas naturale e nucleari come forme di energia sostenibili.

“Fossil of the Day”: l’impegno degli USA

John Kerry, l’inviato statunitense per il clima, ha dichiarato che lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio equivale a una “grande trasformazione”. La “First Movers Coalition”, guidata dal governo degli Stati Uniti e dal World Economic Forum, mira a raggiungere l’obiettivo stabilito nell’accordo sul clima di Parigi. Raggiungere gli 1,5 gradi Celsius è al momento la priorità. Finora, quasi tre dozzine di aziende globali in molti settori si sono impegnate a modificare le proprie pratiche di acquisto per favorire lo sviluppo di tecnologie a emissioni zero entro il 2030. I progettisti affermano che, se riusciremo a ridurre metà delle emissioni tra oggi e il 2030, il merito sarà delle innovazioni che non sono utilizzate su larga scala. Una di queste è l’estrazione del carbonio dall’aria.

L’impegno degli altri Paesi

Le promesse di scadenze nuove o anticipate per porre fine all’uso del carbone sono arrivate da più di 20 paesi tra cui Ucraina, Vietnam, Corea del Sud, Indonesia e Cile. La Polonia, il secondo più grande utilizzatore di carbone in Europa dopo la Germania, ha fatto marcia indietro. “La sicurezza energetica e le garanzie di posti di lavoro sono una priorità per noi”, ha dichiarato in un tweet Anna Moskwa, ministro polacco per il clima e l’ambiente. Il governo polacco ha comunque intenzione di rispettare la scadenza che “prevede un allontanamento dal carbone entro il 2049″.