Fosfeni e The image as process: mostre al Festival F4

Al via l’undicesima edizione del Festival di fotografia contemporanea. Dalle riflessioni sul paesaggio di Luigi Ghirri e Mario Cresci alla fotografia di ricerca

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Fosfeni
Alberto Sinigaglia, "Vanishing Sublime", 2021

Il 4 giugno a Villa Brandolini a Pieve di Soligo, inaugura l’undicesima edizione del Festival F4 / Un’idea di fotografia con la direzione artistica di Carlo Sala. La mostra che apre la manifestazione è Fosfeni, una riflessione del rapporto tra immagine e paesaggio, declinato in una pluralità di visione contemporanee che spaziano dalla narrazione documentaria alle ricerche sperimentali. Il titolo richiama l’omonima raccolta di versi di uno dei più importanti poeti del Novecento, Andrea Zanzotto, mancato nel 2011 e cantore e esegeta del moderno ambiente. L’evento proseguirà fino al 10 luglio.


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Perché intitolare la mostra Fosfeni?

Il fenomeno caratterizzato dalla percezione dalla pupilla di puntini luminosi diviene per gli autori coinvolti la metafora di una visione che non si limita a guardare l’esistente. Quindi una ricerca di percezioni altre nei confronti del reale fino a travalicarlo. La mostra parte simbolicamente con un importante corpus di opere di Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Reggio Emilia, 1992), uno dei maggiori fotografi europei del Novecento. L’artista promuove celebri mostre, Viaggio in Italia (1984), che hanno profondamente cambiato il modo di concepire la relazione tra immagine e paesaggio. Ha infatti dato impulso all’avvio di una serie di riflessioni sulla percezione della realtà percepibile.

Gli scatti di Paesaggio italiano

Spiccano alcuni scatti, Pisa (1979) e Padova (1986) della celebre serie Paesaggio italiano. L’autore li definiva così. “Una cartografia imprecisa, senza punti cardinali, che riguarda più la percezione di un luogo che non la sua catalogazione o descrizione. Una geografia sentimentale dove gli itinerari non sono segnati e precisi, ma ubbidiscono agli strani grovigli del vedere”. Di interesse anche i lavori tratti da Ciclo pittorico di Piazza Betlemme dove ha immortalato murales di gusto vernacolare che portano la riflessione a un piano metafotografico.

Le fotografie di Mario Cresci a Fosfeni

L’esposizione prosegue con opere di importanti autori della scena italiana, Mario Cresci (Chiavari, 1942). L’autore che dagli anni Settanta indaga le potenzialità del mezzo fotografico e presenta il ciclo Tracce (2007). Nel progetto sono ritratti dei lacerti della superficie di un edificio dell’antico Arsenale di Venezia che travalicano la fisicità per assumere una dimensione che tende all’astrazione. Le immagini in bianco e nero sembrano essere dominate dalla stessa purezza e assolutezza delle parole di Zanzotto nella sua raccolta a cui è dedicata la mostra.

Paola De Pietri

Le immagini dell’artista nata a Reggio Emilia nel 1960 sono tratte dalla serie Questa Pianura (2004, 2014-2017). Sono scatti di grande formato che presentano alberi e case coloniche ormai disabitate e, spesso, in rovina. È la pianura del fiume Po, un paesaggio che ha vissuto grandi cambiamenti che si sono intrecciati al forte sviluppo economico del dopoguerra.

Fosfeni e il rinnovo del tema del paesaggio

In mostra ci sono anche opere di autori di ricerca che stanno cercano di rinnovare la trattazione del tema paesistico con una polifonia di approcci. Hanno scelto le riflessioni sugli immaginari Lidia Bianchi, Silvia Bigi, Marina Caneve, Valentina D’Accardi, Silvia Mariotti, Allegra Martin, Alberto Sinigaglia e Jacopo Valentini. Si stanno affermando alcune delle più interessanti voci della nuova fotografia italiana ottenendo riconoscimenti nei festival italiani e stranieri.

Allegra Martin e altri fotografi

Le opere della serie Luoghi Primi (2022) realizzate appositamente per la mostra da Allegra Martin (Vittorio Veneto, 1980) creano un ideale dialogo con Andrea Zanzotto. Gli artisti sono accomunati dagli luoghi di origine e formazione. La fotografa ha dichiarato la volontà di indagare i borghi del territorio trevigiano. “Voglio rintracciare le immagini della memoria, quelle che hanno plasmato il mio io e che sono tate trasformate a loro volta dal vissuto interiore”. Jacopo Valentini (Modena, 1990), ha raccontato il paesaggio di Treviso ritraendo il Canale dei Buranelli, non lontano dalla casa appartenuta a Giovanni Comisso. L’intenzione è inserire due elementi paesaggistici, entrambi artificiali, il condotto e le facciate degli edifici alla vegetazione acquatica per definire un posto di mimesi del reale. Può anche essere inteso come suggestione letteraria.

Marina Caneve, Silvia Bigi e Valentina D’Accardi

La fotografa nata a Belluno nel 1988 nel suo progetto Entre chien et loup (2019-2020) ha invece riflettuto sui modi con cui si crea la memoria culturale in alta quota. Partendo da molteplici elementi ritrovati negli archivi del Museo nazionale della Montagna di Torino si è confrontata con la costruzione di un’immagine circolare. Ha realizzato frammenti e visioni laterali piuttosto che frontali.
Le opere di Silvia Bigi (Ravenna, 1985) della serie urtümliches Bild (2020) mostrano immagini ricreate con un algoritmo per dare forma alla materia dei sogni notturni. “Fallendo” il suo compito, sembra far affiorare errori, quasi dei fosfeni tecnologici, elementi visivi dai tratti imperfetti, surreali e privi di regole figurative e prospettiche. Una figurazione alterata della realtà è presente anche nella serie Abissi (2021) di Valentina D’Accardi (Bologna, 1985). L’autrice ha lavorato sugli spazi quotidiani che popolano la sua casa deformando in modo mistico, inquietante e inatteso piante e vasi.

Il paesaggio e l’introspezione

Silvia Mariotti (Fano, 1980) presenta il progetto Drowning light (2021), fotografie ottenute con l’osservazione del processo di formazione di alcune cianotipie. I ‘giochi nell’acqua’ presenti nelle opere sono le tracce di piccoli universi che a loro volta possano narrare storie o celare misteri. Gli oggetti che fluttuano all’interno delle immagini sono suggerimenti, indizi o memorie, nascosti in ipotetici fondali di un lago, di un mare. Aprono a luoghi non perlustrati o rivendicano un passato segreto fino a sfiorare la sfera più introspettiva e imperscrutabile del nostro inconscio.

Lidia Bianchi a Fosfeni

Classe 1992, ha partecipato a una residenza nel territorio marchigiano, indagando elementi naturali capaci di sovvertire le idee alla base della rappresentazione del paesaggio. Infatti, non mostrano un orizzonte o una profondità prospettica. Il risultato sono le immagini del progetto Sono tornate le lucciole, Paolo (2021). Riportano un territorio contraddittorio e dialettico, rivelatore di un altrove. Il titolo ha un connotato personale legato all’infanzia, il richiamo al nome del padre dell’autrice, e uno al grande scrittore Pier Paolo Pasolini che denunciò le trasformazioni del nostro paese.

Alberto Sinigaglia

I lavori della serie Vanishing Sublime (2021) di Alberto Sinigaglia (Arzignano, 1984) sono una riflessione su come i social media stiano cambiando la percezione del paesaggio. Un progetto che ha al centro il sublime tecnologico delle immagini virali che soverchiano il reale arrivando a trasformare un determinato territorio nel mero sfondo delle narrazioni egoiche dell’uomo. Nelle sculture l’artista agisce come un archeologo che con carotaggi della materia (pietre e oggetti) configura “campioni” di realtà.

Oltre a Fosfeni la mostra The image as process

La seconda mostra del Festival ha la curatela di Carlo Sala e del collettivo The Cool Couple. Le opere presentano immagini che assumono i significati più diversi a seconda dei contesti, sui social network o nei libri a seguito dell’istituzionalizzazione. Contribuisce anche target di pubblico da cui sono fruite. Si innescano così processi di risignificazione che si sviluppano con lo scorrere del tempo rendendo i contenuti visivi una materia “liquida” in continua evoluzione formale e di senso.
Gli autori hanno scelto di realizzare i lavori tra dieci tematiche: antropocene, biopolitica, catastrofe, comunità, incertezza, immagine politica, invisibilità vs. proliferazione dell’immagine. Inoltre, metafotografia, postfotografia e ricerche sul linguaggio, paesaggio, processi sociali. I curatori hanno poi relazionato tra loro rimescolando i contenuti delle creazioni, andando oltre la volontà originaria degli artisti espressa in fase di realizzazione.

Un evento che stimola la riflessione

Il percorso vuole così innescare continui rimandi e riflessioni, concependo l’immagine come un elemento complesso, sfaccettato. Le foto sono pertanto capaci di incarnare e connettere a una pluralità di idee, tempi e culture. In mostra vi sono alcuni dei più interessanti autori della scena di ricerca. Francisco Alarcon, Claudio Beorchia, Filippo Berta, Francesca Catastini, Federico Clavarino, Gloria Dardari, Achille Filipponi, Alessandro Laita e Chiaralice Rizzi, Luca Marcelli, Filippo Minelli, Caterina Morigi, Novella Oliana, Nicolas Polli, Jessica Raimondi, Fabio Ranzolin, Giovanna Repetto, Michele Sibiloni, Rocco Venezia, Lorenzo Vitturi e Tilo&Toni. Opening il 4 giugno alle 17.30. Le esposizioni sono visitabili venerdì e sabato: dalle 16 alle 19.30, domenica dalle 10.30 alle 12.30 e anche nel pomeriggio.

Immagine da cartella stampa.