Crisi microchip: si temono perdite da 180 miliardi di euro

La crisi dei microchip continua ad abbattersi sull'industria automobilistica. Si stimano danni finanziari globali pari a circa 180 miliardi di euro.

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Si parla di danni da 180 miliardi di euro per la crisi microchip.

La crisi microchip non accenna a placarsi, e le stime relative alle ripercussioni sull’intera industria automobilistica sono tutt’altro che rosee. Permangono ormai i problemi in fase di produzione e, di conseguenza, i rivenditori non hanno la possibilità di venire incontro alle richieste di tutti i clienti. I danni finanziari rischiano di essere particolarmente ingenti.

Carenza microchip: BMW non nasconde la sua preoccupazione

Alixpartners di recente ha effettuato un’analisi di mercato e, stando ai dati raccolti, si parla di eventuali perdite globali che potrebbero ammontare a 210 miliardi di dollari, ovvero 180 miliardi di euro all’anno.

Le difficoltà non riguardano però soltanto la scarsità di semiconduttori. Infatti le attività produttive dell’automotive starebbero risentendo anche dell’aumento dei costi delle materie prime. Soprattutto acciaio e materiali plastici stanno raggiungendo prezzi piuttosto alti, e ciò ovviamente starebbe comportando un incremento delle spese per le varie aziende automobilistiche.

Questa situazione rischia di impedire la produzione, nell’arco di tutto il 2021, di almeno 7,7 milioni di vetture. Sono numeri in peggioramento perché ormai è chiaro che queste problematiche non si risolveranno entro la fine dell’anno. In questo periodo, la media di attesa per ricevere i microchip è di 21 settimane all’incirca. Sono diverse, quindi, le società che per provare ad anticipare i tempi fanno partire gli ordini 40-50 settimane prima.

Cosa stanno facendo le aziende per ovviare alla crisi microchip?

Di fronte alla crisi microchip e al balzo in alto dei costi delle materie prime, i brand dell’industria dell’auto stanno cercando di adattarsi alla situazione. Automotive News Europe ha rivelato, ad esempio, che Volkswagen ha deciso di ridurre la linea di produzione della Golf, aprendo gli stabilimenti per quattro giorni alla settimana. Invece, per quanto riguarda i modelli di Touran, Tiguan o Seat Tarraco, per adesso è tutto sospeso.

I concessionari, a loro volta, sono in affanno. Infatti si teme che, a causa della crisi microchip, possano arrivare stock limitati di nuove vetture sia nel 2022 che nei primi mesi del 2023. Infine le società che si occupano del noleggio stanno provando a prolungare i contratti già in essere perché non possono garantire le sostituzioni con veicoli nuovi.