Possibile distensione nei rapporti tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. Il Regime di Pyongyang ha affermato di essere disponibile a dialogare con Washington, ma “solo a determinate condizioni”.

Lo ha dichiarato il direttore dell’ufficio dei rapporti con gli Usa del Ministero degli Esteri di Kim Jong Un, Choe Son-hui. Quest’ultima ha partecipato ad Oslo, la settimana scorsa, ad un incontro con una delegazione americana guidata dal Direttore del Think Tank, New America,  Suzanne DiMaggio. Vi era, tra i componenti, persino Robert Einhorn, speciale advisor del Dipartimento di Stato per la non proliferazione e il controllo delle armi.

Il meeting non ha avuto, secondo la Casa Bianca, un peso rilevante, ma potrebbe, a parere degli esperti, essere stato “esplorativo” e aver gettato le basi per la ripresa del dialogo, tra i due Paesi, dopo l’apertura in questo senso, all’inizio di maggio, dello stesso Donald Trump.

La pressione militare del Pentagono non accenna, comunque, a diminuire in quanto continuano a rimanere, nella zona di crisi, numerosi mezzi bellici pronti ad attivarsi in caso di ulteriori provocazioni.

Secondo le analisi delle ultime foto, scattate dai servizi segreti sudcoreani e americani nei siti appositi, è difficile confermare l’eventuale preparazione di test nucleari o missilistici. Lo sblocco dello stallo diplomatico lascerebbe supporre, comunque, l’avvio di una progressiva diminuzione della tensione, ma la strada da percorrere verso una definitiva soluzione della crisi resta ancora molto lunga.

 

 

 

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