L’uomo che con i suoi test e minacce nucleari ha messo in allerta il mondo, ha sfidato gli Stati Uniti e ha rischiato di far scoppiare la terza guerra mondiale resterà alla guida della Corea del Nord. Kim Jong-un, infatti, è stato rieletto leader supremo, ovvero presidente della Commissione sugli Affari statali che, di fatto, è l’organo istituzionale più influente del Paese asiatico.

La conferma del dittatore nordcoreano è avvenuta a margine della riunione dell’Assemblea suprema del popolo che, al contempo, ha provveduto a rinnovare parte dei vertici governativi della Corea del Nord. Tra le novità più importanti (e per certi versi storiche), si evidenzia la nomina di Choe Ryong-hae alla guida del Presidium, dove andrà a sostituire il novantunenne Kim Yong-nam, di fatto Capo dello Stato “in pectore” e soprattutto uno dei maggiori collaboratori e consiglieri di Kim Jong-un. Il nuovo premier invece risponde al nome di Kim Jae-ryong, funzionario del Partito dei Lavoratori che va a prendere il posto del predecessore Pak Pong-ju.

Dunque, Kim Jong-un potrà continuare a tenere saldamente tra le mani le redini della Corea del Nord, nella speranza che prosegua sulla strada delle trattative con gli Stati Uniti verso la denuclearizzazione. Il leader trentacinquenne, infatti, in questi anni ha fatto dello sviluppo delle armi nucleari un simbolo della sua strategia politico-economica e, nonostante inizialmente avesse annunciato di considerare l’arsenale nucleare un valido strumento di difesa in caso di attacco da parte di forze esterne, nel 2016 arrivò a minacciare direttamente gli Stati Uniti, parlando di un eventuale attacco preventivo nei confronti della potenza americana. Immediata fu la reazione degli Usa che, con il presidente Donald Trump in prima fila, non esclusero l’ipotesi di avviare delle vere e proprie operazioni militari ai danni dei nordcoreani, avvalendosi anche dell’alleanza vigente con la Corea del Sud.

La minaccia nucleare di Kim Jong-un.

Per fortuna, dopo l’avvio della macchina diplomatica e in seguito ad una serie di sanzioni sancite dall’Onu in seguito ai test missilistici e nucleari avviati dalla Corea del Nord, Kim Jong-un negli ultimi tempi sembra aver optato per la via della distensione, affermando di essere pronto ad aprire le trattative per la denuclearizzazione del Paese.

In seguito alla rielezione del presidente del Partito del Lavoro, è arrivata la reazione da parte degli Stati Uniti che hanno sottolineato di avere tutte le intenzioni di portare avanti gradualmente i colloqui con il leader di Pyongyang. Donald Trump in questi giorni ha ricevuto alla Casa Bianca il presidente della Corea del Sud, Moon Jae In, confermandogli come Washington senta la necessità di procedere a piccoli passi negli accordi da sottoscrivere con Kim Jong-un, ritenendo che la fretta non garantirebbe un’intesa efficace e duratura.

Donald Trump e Kim Jong-un: colloqui avviati per un accordo.

Il presidente americano, infatti, vorrebbe arrivare ad un “accordo globale”, anche se non ha escluso che, nel frattempo, si potrebbe giungere anche ad un patto ristretto tra Stati Uniti e Corea del Nord che, comunque, dovrebbe avere come punto principale e imprescindibile proprio la denuclearizzazione dello Stato dell’Asia orientale. Infine, dopo aver ribadito che le sanzioni non verranno cancellate, non ha escluso la possibilità di un terzo incontro con il leader nordcoreano, al quale potrebbe presenziare anche Moon Jae-in per uno storico vertice trilaterale.

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