martedì, Giugno 18, 2024

Consiglio UE: risultato finale 3 a 1?

Fumata bianca o fumata nera? No, tranquilli, non è in programma alcun conclave: Papa Francesco è ancora nel pieno del suo magistero.

Ci riferiamo all’esito del Consiglio Europeo in programma oggi alle ore 15: i 27 leader degli Stati UE riuniti in videoconferenza, approveranno il pacchetto integrale di misure a sostegno dell’Europa gravemente colpita dall’emergenza Covid-19, o discuteranno per rinviare ogni decisione?

L’impressione è che il risultato finisca 3 a 1: 3 misure approvate e 1 rinviata.

Le 4 misure a sostegno dell’Europa

Il 9 aprile scorso, l’Eurogruppo, composto dai ministri dell’Economia dell’Eurozona, ha approvato un pacchetto di 4 misure per affrontare la crisi economico-sanitaria provocata in Europa dalla pandemia da coronavirus: prestiti Bei, Fondo Sure, Recovery Fund e Mes sanitario. Vediamo di cosa si tratta.

Prestiti Bei

La Banca europea per gli investimenti metterà a disposizione delle piccole e medie imprese europee prestiti per un valore complessivo di 200 miliardi. Questo intervento va ad aggiungersi al pacchetto da 40 miliardi di euro approvato lo scorso marzo a carattere di “ombrello” a garanzia dei prestiti erogati dalle banche a favore delle Pmi.

Fondo Sure

Il Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency è un fondo temporaneo e straordinario del valore di 100 miliardi a tutela dei posti di lavoro durante il lockdown.

Non è, quindi, una nuova forma di Cassa Integrazione Europea: si tratta di risorse che gli Stati devono destinare per potenziare o estendere gli ammortizzatori sociali già esistenti.

Recovery Fund

Proposto dalla Francia, il Recovery fund è un Fondo europeo di solidarietà, o di ripresa, garantito dal bilancio dell’Unione Europea da utilizzare per emettere i futuri “Recovery bond”.

Si tratta, quindi, di uno “strumento innovativo” di solidarietà che esclude la condivisione dei debiti passati, ma mira a mutualizzare i rischi futuri. E questo aspetto li distingue dagli “Eurobond”, che invece renderebbero comunitari tutti i debiti esistenti.

Resta il fatto che manca una visione comune rispetto alla natura dei “Recovery bond”: contributi a fondo perduto, come sostenuto al Financial Times dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, o prestiti, come certamente vorrà la Germania?

Quasi certamente, l’approvazione di questa quarta misura slitterà, in attesa che la Commissione Europea aggiorni il Quadro Finanziario pluriennale (QFP) UE 2021-2027, come del resto emerge già abbastanza chiaramente nella lettera di convocazione inviata ai leader europei dal presidente del Consiglio Europeo.

«A tal fine (Recovery Fund, ndr), propongo di incaricare la Commissione di analizzare le esigenze esatte e di presentare una proposta commisurata alla sfida che stiamo affrontando. La proposta della Commissione dovrebbe chiarire il legame con il QFP, che sarà in ogni caso al centro del contributo dell’UE alla ripresa e dovrà essere adeguato per far fronte all’attuale crisi e alle sue conseguenze» scrive il belga Charles Michel.

Il Mes sanitario senza “condizioni pesanti”

È prevista una disponibilità di 240 mila euro che il Meccanismo Europeo di Stabilità (European Stability Mechanism), meglio noto come Fondo Salva-Stati, potrà erogare sottoforma di prestiti agli Stati che ne facciano richiesta: nel caso in cui queste risorse servano a coprire le spese sanitarie o i danni diretti o indiretti causati dall’emergenza coronavirus, non sono richieste “condizioni pesanti”, come l’impegno da parte del richiedente di tenere in equilibrio i bilanci attraverso riforme mirate, ma soltanto interessi presumibilmente bassi, inferiori all’1%.

I governi che lo richiedono, quindi, non correrebbero il rischio di essere “commissariati” dalla Troika (rimangono in vigore le condizioni “pesanti” nei casi in cui l’intervento del Mes dovesse essere richiesto per motivi diversi da quelli sanitari, ndr).

Ma che cos’è il Mes?

Per capire di cosa stiamo parlando, cerchiamo di approfondire alcuni aspetti chiave del Mes.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità è un Fondo finanziario internazionale di natura intergovernativa istituito con un Trattato sottoscritto da tutti gli Stati membri nel Febbraio 2012, su raccomandazione del Consiglio Europeo del 25 marzo 2011 (vedi https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/20150203_-_esm_treaty_-_it.pdf), a seguito della crisi di alcuni Stati europei che ha rischiato di trascinare sull’orlo del baratro l’intera Europa.

L’obiettivo

Il Mes si pone l’obiettivo di “mobilizzare risorse finanziarie e fornire un sostegno alla stabilità, secondo condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto” a sostegno dei Paesi membri del MES “che già si trovino o rischino di trovarsi in gravi problemi finanziari” (art. 3 dello Statuto).

L’aiuto è da considerarsi indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e quella dei suoi Stati membri“.

Come raccoglie i fondi

Ogni Stato membro è un “socio” del Mes che versa quote di capitali proporzionali allo stato economico e demografico.

Secondo questo schema, il “socio” che versa di più è la Germania (26,96%), seguita dalla Francia (20,25%), dall’Italia (17,79%) e dalla Spagna (11,82%). Lo Stato, invece, che versa di meno è Malta (0,07%).

Per capire bene la dotazione finanziaria, occorre fare una distinzione tra capitale autorizzato e capitale versato. Possiamo distinguere tra capitale autorizzato e capitale realmente versato.

Capitale autorizzato

Il capitale autorizzato è la quantità potenziale massima di denaro che il consiglio dei governatori del Fondo può richiedere “in qualsiasi momento” agli Stati in caso di necessità.

Con la firma del Trattato, gli Stati membri hanno fissato il capitale autorizzato massimo (potenziale) del Fondo a 704,8 miliardi di euro, impegnandosi a versare, in caso di necessità, l’importo proporzionato alle quote: l’Italia, quindi, dovrebbe versare 125,4 miliardi di euro (17,79%), la Germania 190 miliardi e la Francia 142,7 miliardi.

Il capitale autorizzato, quindi, è la quantità di denaro che gli Stati non hanno ancora versato, ma che si sono impegnati a versare al Fondo in caso di necessità.

Questo impegno è fondamentale perché costituisce la garanzia che permette al Fondo di chiedere soldi in prestito ai mercati, a tassi molto vantaggiosi, attraverso l’emissione di strumenti finanziari come le obbligazioni.

Capitale versato

Il capitale versato, invece, è la dotazione iniziale “minima” del Mes che tutti gli Stati membri hanno dovuto già versare.

Si tratta di 80,5 miliardi di euro: l’Italia ha versato 14,3 miliardi di euro (pari sempre al 17,79%), ma il primo contributore, con quasi 22 miliardi di euro versati, è sempre la Germania, ovvero lo Stato che corre il minore rischio di chiedere aiuto al Mes, seguita dalla Francia.

Domanda: i 14,3 miliardi versati dall’Italia sono molti o pochi? Lasciamo a voi la risposta limitandoci a segnalare che rappresentano meno dell’1% del Pil.

Fondi raccolti sul mercato e beneficiari

Negli ultimi anni il Mes ha raccolto sui mercati e concesso in prestito 295 miliardi di euro. Ne hanno beneficiato la Grecia, Cipro, il Portogallo, la Spagna e l’Irlanda.

Rimangono ancora disponibili, quindi, 409,8 miliardi di euro, pari alla differenza tra il capitale massimo autorizzato (704,8 miliardi di euro) e, appunto, l’ammontare totale dei presti sinora concessi.

Come funziona

Lo Stato in difficoltà si rivolge al Presidente del Consiglio dei governatori del Fondo salva-Stati, che chiede alla Commissione UE di valutare lo “stato di salute” del richiedente, il pericolo di mettere a rischio gli altri Stati e, quindi, l’ammontare del fabbisogno.

A quel punto, il MES delibera di aiutare lo Stato in difficoltà erogando un prestito in tranche, a determinate condizioni: fare riforme, anche “lacrime e sangue”, per avvicinare i bilanci dello Stato al pareggio. Da qui il motivo per cui il Fondo salva-Stati viene chiamato Troika.

Il Mes divide la politica italiana

Mentre sulle prime tre misure si registra un consenso pressoché unanime, sul Mes si riscontrano divisioni all’interno sia della maggioranza sia dell’opposizione, come peraltro emerso già durante il voto del Parlamento Europeo della settimana scorsa (vedi https://www.periodicodaily.com/parlamento-ue-si-al-mes-e-ai-recovery-bond-no-ai-coronabond/), che ha “raccomandato” le 4 misure: Pd, Italia Viva e Forza Italia a favore, Lega, Cinque Stelle e Fratelli d’Italia contrari in quanto ritengono che le condizioni leggere del Mes sanitario altro non siano che una trappola, un bluff ordito dalla Germania e dai Paesi rigoristi del Nord.

Gli appelli alla solidarietà in Germania

Si stanno moltiplicando gli appelli alla solidarietà nei confronti dell’Italia e dei Paesi del Sud.

La petizione popolare

Qualche settimana fa un gruppo di insegnanti e studenti della Land Nordhrein-Westfalen ha lanciato una petizione online con cui chiedono al Governo tedesco di «collaborare con l’Unione Europea per una risposta comune alla crisi dell’emergenza» che preveda «lo stanziamento di aiuti finanziari veri a favore dei Paesi più colpiti», senza penalizzarli con «un indebitamento ulteriore» spiega uno dei promotori, la docente italo-tedesca Annachiara Berra Krichel.

La vera solidarietà del mondo politico tedesco

Anche la politica tedesca, in vista del Consiglio europeo di oggi, si è mobilitata a favore dei Paesi più colpiti: diversi sono gli appelli rivolti alla cancelliera Angela Merkel ad abbandonare la linea dura nei confronti dell’Italia e dei Paesi del Sud.

Dopo il sostegno espresso ai primi di aprile dal presidente della Spd (partito alleato di governo di Angela Merkel, ndr), Walter Borjans, ieri un gruppo di deputati ha manifestato davanti all’ambasciata italiana di Berlino per sostenere la posizione italiana.

«I coronabond non arriveranno subito, quindi il Recovery Fund è un buon punto di partenza», anche se l’Europa in prospettiva «ha bisogno di titoli di Stato comuni» ha dichiarato l’ex presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz (Spd).

’ex presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz

L’ex cancelliere Gerhard Schröder, invece, insieme ad altri quattro ex ministri tedeschi, è tornato a chiedere ancora una volta alla Germania di appoggiare il Fondo per gli aiuti, ricordando che il Paese tedesco ha ottenuto un «guadagno politico ed economico incredibile grazie all’unificazione europea».

L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder

«Chiediamo l’istituzione di un grande Fondo europeo di solidarietà per sostenere gli immensi costi della crisi e della ricostruzione dell’economia europea. Questo fondo deve far parte del bilancio dell’Ue e deve essere garantito congiuntamente da tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. (…) È questo il momento di una piena solidarietà europea. La Germania ha ottenuto un guadagno politico ed economico incredibile grazie all’unificazione europea. Deve ora dare il suo contributo al superamento di questa grave crisi. Se ora rifiutassimo la nostra solidarietà incondizionata con tutti gli altri europei, rischieremmo la disintegrazione dell’Europa».

La “solidarietà” sovranista tedesca

Concludiamo riportando integralmente questo testo apparso sulla pagina Facebook di due esponenti politici tedeschi, secondo i quali i Coronabond (proposti da Italia e Spagna, ma poi scartati per l’opposizione dei Paesi del Nord, Germania inclusa, ndr) «non sono solidarietà, sono truffa ai contribuenti!» (vedi: https://www.afdbundestag.de/weidel-gauland-corona-bonds-sind-keine-solidaritaet-sondern-betrug-am-steuerzahler/?fbclid=IwAR3PlG_Kj5tU8oTPp5R0OxPJkXYB4FZtERUXp6FrUyUuegBqAI2iSa8xHmY)

«La richiesta dell’Italia e della Spagna di Corona Bonds non è altro che una comunitarizzazione del debito attraverso la porta sul retro all’ombra della crisi della Corona. Al momento la Germania e i Paesi Bassi si oppongono. Il denaro dei contribuenti tedeschi sarebbe completamente incontrollato e senza scopo, nel bilancio generale dello Stato di questi paesi. In mancanza di controllo, sicuramente non sarebbe possibile dove sarebbe davvero necessario, vale a dire negli ospedali locali.

A quanto pare, questi paesi non hanno alcun interesse, perché usano semplicemente la crisi della Corona in questo caso per imporre la comunitarizzazione generale del debito in Europa. Se questo non fosse il loro obiettivo, accetterebbero immediatamente gli aiuti diretti da miliardi di dollari. Ma a loro non interessano.

Da questo si riconosce che l’argomento di solidarietà, tanto invocato è ipocrita e avanzata. La Merkel deve rimanere ferma ora e non deve farsi ricattare dai paesi del sud europei come spesso accade. Nessun denaro dei contribuenti tedesco deve essere versato in Italia per il rimborso del debito. I contribuenti tedeschi non devono affrontare la cattiva gestione dei governi italiani per decenni. Questa non sarebbe solidarietà, sarebbe una truffa ai contribuenti tedeschi».

Queste affermazioni pesanti e offensive nei confronti dell’Italia e della Spagna non sono state rilasciate da Angela Merkel o dal ministro dell’Economia Peter Altmaier. No.

A definire l’Italia un Paese di truffatori sono stati Alice Weidel e Alexander Gauland, i presidenti al Bundestag di Alternative für Deutschland, il partito sovranista di estrema destra nato per eliminare l’euro.

Un vero esempio di solidarietà, non c’è che dire.

Come mai i sovranisti italiani, sempre pronti a criticare (talvolta anche ragionevolmente) la Germania e Angela Merkel, non hanno gridato allo scandalo?

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