Chrysler Sunbeam: la compatta multinazionale che amava i rally

L'incredibile storia di questa hatchback che tra gli anni 70 e 80 fu protagonista nei saloni e persino nel WRC

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Un po’ americana, un po’ inglese e un po’ francese. Possiamo riassumere così la…nazionalità della Chrysler Sunbeam, una vettura compatta che risale alla fine degli anni 70. Rispetto ad altre utilitarie, la Sunbeam può vantare una storia incredibile, che l’ha portata fino alle vette dei rally mondiali. Nata come vettura economica, costruita con due soldi, la Sunbeam è oggi un oggetto di culto, che può vantare di essere stata guidata da nomi leggendari del calibro di Henri Toivonen e Guy Frequelin. Vi raccontiamo brevemente la sua storia.

Com’è nata la Chrysler Sunbeam?

La Sunbeam nacque da un’idea della Chrysler Europe, che all’epoca aveva sede in Inghilterra e possedeva il marchio Sunbeam (da cui il nome alla macchina). I primi progetti della vettura risalivano al 1976, quando Chrysler commissionò lo sviluppo di una hatchback con un budget risicatissimo. Per farlo gli ingegneri con sede a Coventry usarono come base la Hilmann Avenger, una vettura dalle linee squadrate, a tre porte, trazione posteriore e sospensione posteriore a ponte rigido. Per risparmiare il più possibile, alcune componenti erano “prese in prestito” dalle altre vetture: il quadro strumenti, per esempio, derivava dalla Simca 1307.

La Sunbeam definitiva fu presentata nel luglio 1977. La vettura era solo a tre porte, aveva due motori quattro cilindri da 1.3 e 1.6 litri, ed il portellone posteriore. Le vendite all’inizio furono incoraggianti, ma non decollarono mai. Nel 1979, di fronte alla difficoltà di emergere nel mercato europeo, Chrysler decise di vendere la sua divisione continentale al Gruppo PSA. I francesi decisero di continuare a vendere la Sunbeam, con il marchio Talbot. I loghi di Chrysler e Simca rimasero sulle vetture fino alla fine della sua vita, nel 1981. Fu proprio in quell’anno di transizione che la Sunbeam costruì la sua storia sportiva.

I successi nei rally

La trazione posteriore e le dimensioni compatte rendevano la Sunbeam perfetta per i rally. Il primo ad intuirlo fu Des O’Dell, all’epoca direttore del reparto corse della casa. O’Dell propose alla dirigenza di elaborare la Sunbeam e di farla correre nelle prove speciali. Nessuno se lo filava, così decise di passare ai fatti. Fece una telefonata alla Lotus, chiedendo loro di migliorare le prestazioni della vettura. Gli ingegneri di Hethel montarono un motore di loro fabbricazione, un 911 quattro cilindri 2.2 litri da 152 CV. A questo aggiunsero un nuovo cambio a cinque marce, sospensioni più rigide, telaio rinforzato ed una drastica cura dimagrante. La Sunbeam Lotus stupì la dirigenza Chrysler in una prova dimostrativa, cosa che portò l’ok definitivo al programma sportivo.


Quel trionfo di Lancia al Rally di Montecarlo


Il debutto nei rally fu compito di PSA, che nel frattempo aveva rilevato le operazioni. La Talbot Sunbeam Lotus fu prodotta in 400 esemplari, sufficienti per ottenere l’omologazione per il Gruppo 4. Nel 1980, un giovanissimo Henri Toivonen conquistò il Rally RAC in Galles, battendo vetture più grosse e potenti. L’apice fu nel 1981, quando Guy Frequelin portò a casa il mondiale costruttori, grazie a quattro podi di cui una vittoria (in Argentina). Il suo navigatore era quel Jean Todt che oggi è presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile.

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