Caso Cucchi: un carabiniere falsificò il registro

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Ancora in tribunale per il caso Cucchi, e i fatti sono chiari un carabiniere falsificò il registro. “Quando vidi il rigo interamente sbianchettato sul registro dei fotosegnalamenti rimasi sbalordito. Dissi al capitano Tiziano Testarmata che non si trattava di una mera irregolarità e che non bastava fare una fotocopia del documento. Era necessario sequestrare l’originale e mandarlo in Procura, anche per fare una perizia. Il rigo sbianchettato era del 16 ottobre e combaciava con il giorno di arresto di Stefano Cucchi: per me non c’era dubbio che sotto ci fosse scritto il suo nome”.

Un carabiniere falsificò il registro: cosa nascondeva?

Il maggiore Pantaleone Grimaldi, sentito oggi al processo sui depistaggi nel caso Cucchi continua: “Il capitano Testarmata era perplesso, si allontanò per fare una telefonata e quando tornò disse di procedere come già deciso. Fece una semplice fotocopia del registro! Mi arrabbiai per questa decisione ma all’epoca avevo assoluta fiducia su Testarmata, che era delegato a svolgere l’acquisizione degli atti”. Quindi il comportamento era premeditato. Un carabiniere falsificò il registro!

Gli altri capi di accusa

Per i depistaggi sono imputati il generale Alessandro Casarsa all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, e altri 7 carabinieri, tra cui Lorenzo Sabatino, allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma. Gli otto carabinieri sono accusati a vario titolo e a seconda delle posizioni di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. Ignobile comportamento per nascondere l’omicidio di Cucchi. Disonore per la divisa.

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