Carminati: la guerra non è finita

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Massimo Carminati, capo dell’organizzazione mafiosa “Banda della Magliana” ha dichiarato questa mattina che la capitale italiana e il suo territorio non si trovavano sotto il controllo di nessuna organizzazione criminale.

Carminati lo ha negato in una videoconferenza dal carcere di Parma nella quale è stato incarcerato.

Carminati, fascista degli anni ’70, arrestato nel 2014, ha definito come “ridicola” l’accusa della Procura che lo vede come implicato nell’organizzazione mafiosa.

“…c’è stato un solo vero capo della Magliana ed era Franco Giuseppucci, abitava a 50 metri da casa mia, eravamo amici. Poi ho conosciuti anche gli altri. Ma io con la droga ho mai voluto avere a che fare. Tutti i pentiti lo hanno escluso”, ha detto Carminati.

Inoltre, ha assicurato che secondo lui la guerra non è finita e che ci sono numerose persone che fanno la fila per poterlo uccidere. Tuttavia, ha dichiarato Carminati, la guerra la fa da solo e non ha paura.

“ A quanto pare la guerra non è finita. Sono l’unico al 41 bis in attesa di giudizio. È comunque meglio fare la guerra uno contro tutti che tutti contro uno”.

Il mafioso ha inoltre accusato i carabinieri di aver nascosto le prove relative alla sua investigazione e a uno dei delitti per i quali si è proceduto all’arresto: l’estorsione.

“Io sono un bandito e posso fare qualunque cosa, giusta o sbagliata che sia, ma chi sta dall’altra parte non lo può fare”, ha dichiarato Carminati ribadendo che la polizia del Ros ha fatto “una porcheria” in quanto il mafioso sostiene di non aver minacciato Luigi Seccaroni, concessionario di auto. Quest’ultimo in passato aveva dichiarato di essere stato intimidato numerose volte da Carminati e dalla sua banda in quanto esigevano uno dei suoi terreni nella via Cassia e dopo essersi rifiutato di dargli i suoi beni, i mafiosi erano diventati sempre più minacciosi e pressanti tanto da indurre l’imprenditore a uno stato di perenne ansia.

Carminati ha inoltre dichiarato che è un’ingiustizia che su 46 persone imputate, lui sia l’unico a essere stato messo in regime di isolamento.

Carminati, che aveva perso un occhio durante una sparatoria nell’81 era stato un terrorista di estrema destra e recentemente era stato condannato per appartenere alla “Banda della Magliana”, la prima organizzazione criminale mafiosa romana.

Fu arrestato dai Carabinieri del Ros (Raggruppamento Operativo Speciale) nel dicembre del 2014, nell’operazione “Mondo di Mezzo” accusato insieme ad altri 36 complici, di essere stato a capo di una rete mafiosa di Roma che era arrivata a coinvolgere tutti i comuni riuscendo a manipolare la gestione dei contratti e dell’accoglienza degli immigranti. Si verificarono quindi decine di arresti fra i quali spiccava la figura di Salvatore Buzzi, braccio destro di Carminati e imprenditore che gestionava cooperative di accoglienza per orfani e immigranti ma con il solo obiettivo di fare fortuna grazie alle sovvenzioni.

Dopo Carminati, imputato numero uno dello Scandalo Mafia Capitale i principali imputati furono: Riccardo Brugia, presunto custode delle armi, Luca Odevaine, ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni, Franco Panzironi, ex amministratore di AMA (società che per gli acquirenti era la Cassaforte di Mafia Capitale) e Franco Testa, che si occupava dell’amministrazione dei contratti.

Gli imputati erano stati accusati principalmente di: estorsione aggravata, associazione a delinquere di stampo mafioso (la cosiddetta Mafia Capitale), corruzione e trasferimento fraudolento di valori.

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