mercoledì, Febbraio 21, 2024

Buzzati: il pragmatico scrittore dell’immaginazione

Dino Buzzati prende il suo meritato posto tra gli autori più influenti del Novecento italiano. Lo ricordiamo oggi nel giorno della sua morte avvenuta il 28 gennaio del 1972.

Qual era il genere di Dino Buzzati?

Approccia con maestria al genere fantastico, alla pari di Calvino e Landolfi; alla narrativa esistenzialista, alla pari di Moravia, in particolar modo con il suo capolavoro pubblicato nel 1940: Il deserto dei Tartari.

Le collaborazioni

Il giornalista, collaborò fin da giovane con il Corriere della Sera; per il giornale pubblicò diverse opere, tra cui il suo primo elzeviro che non riscosse un grande successo nemmeno all’interno del giornale. Il suo genere prediletto sarà sempre la cronaca nera. Sarà anche l’inviato del giornale per il Giro d’Italia del 1949. Buzzati fu anche scrittore, pittore, cronista, poeta e inviato speciale; per i suoi racconti che approdano e oscillano tra il surrealismo e il realismo magico, venne definito il “Kafka italiano”.

Dino Buzzati: l’inviato di Guerra

L’anno dell’uscita del suo capolavoro, il 1940, sarà anche l’anno in cui diventerà inviato di guerra ad Addis Abeba; le sue corrispondenze saranno riportate nel volume uscito nel 1992 Il buttafuoco: cronache di guerra sul mare. Tra il 1950 e il 1963 sarà vicedirettore della Domenica del Corriere. Nei primi anni sessanta trascorrerà, sempre come inviato, dei periodi in Giappone, Gerusalemme, New York, Washington, India e Praga. Non è da dimenticare il fatto che per il Corriere egli fu anche critico d’arte, ispirato notevolmente dal Surrealismo, dal Simbolismo e dalla pittura metafisica di De Chirico.

Lo stile

Nella sua narrativa, invece, non mancava di affrontare sentimenti molto diversi: l’angoscia, la morte, la magia in cui il destino è sempre protagonista incontrastato. Insomma, possiamo riassumere che Buzzati fu un uomo dai mille talenti e dalle mille aspirazioni. La sua mente veloce e pragmatica lo rendeva incline alla sublime arte di osservare e gli aveva donato la capacità di tramutare in parole non solo i fatti reali che la guerra o se sue missioni gli mostravano ma anche ciò che sua sublime immaginazione gli suggeriva.

Il deserto dei tartari resta una lettura avvincente per chiunque voglia farsi stregare.

Silvia Sini
Silvia Sini
Neo-laureata in Editoria e Scrittura, clowndottore, capo scout.

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