venerdì, Giugno 14, 2024

Biennale dello Stretto: acqua arte e territorio

Numerosi gruppi di artisti hanno accolto l’invito a partecipare alla prima edizione de La Biennale dello Stretto (30 settembre – 15 dicembre 2022). Opere e installazioni hanno tema l’acqua all’interno di una mostra nella suggestiva sede di Batteria Forte Siacci, a Campo Calabro. Sede in cui risulta intensa la relazione tra arte e luogo: una fortificazione militare mai utilizzata, riabilitata per l’occasione e trasformata in uno spazio d’arte e di architettura. La rassegna, dopo Reggio Calabria, si svolgerà a Scilla il 25 e 26 novembre e Messina il 16 e 17/12.


Acqua calda nelle Alpi: doni preziosi delle montagne


Su cosa è focalizzata la Biennale dello Stretto?

Inaugurata lo scorso 30 settembre, La Biennale dello Stretto è un evento culturale nato dal progetto di ricerca Mediterranei Invisibili. Un’idea dell’Architetto Alfonso Femia e sviluppato attraverso 500×100 società benefit, rivolto al mare europeo, africano e medio-orientale. L’iniziativa è promossa dalle Città Metropolitane di Reggio Calabria e di Messina, dall’Ordine degli Architetti di Reggio Calabria, da 500×100, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Messina. Nei primi 5 giorni di eventi-apertura, cinquemila persone hanno assistito ai talk e visitato il Forte e la mostra continua a riscuotere interesse. Nelle giornate conclusive della manifestazione, tra novembre e dicembre, saranno inoltre premiati i progetti selezionati dalla call to action e un progettista internazionale coerente coi temi delle linee d’acqua e dell’invisibilità dei territori.

I progetti in esposizione alla Biennale dello Stretto

Oltre l’acqua – Techne contemporary art

Gli artisti del collettivo Techne Contemporary Art hanno messo in evidenza le peculiarità del Forte, attraverso una sintesi tra le opere e l’ambiente. Le correnti alternative di pensiero del gruppo di creativi si sono concentrate sul significato più
profondo e sul bisogno incommensurabile che l’uomo ha dell’acqua. Infatti c’è chi si è soffermato sul Mediterraneo, sulla linea d’acqua costiera e sul mare che si confonde con l’orizzonte. Altri hanno quindi riflettuto sulla linea d’acqua verticale
che scende dalle montagne. Pertanto l’uomo sta a mezzo tra la dimensione longitudinale e trasversale dell’acqua che scorre nel punto di incontro e nel suo svolgimento.

Forme armoniche delle maree di Tecnolab alla Biennale dello Stretto

Il flusso delle maree è rappresentato in una sintesi breve nel racconto dell’acqua che diventa movimento. L’alternanza dell’alta e della bassa in un preciso punto dello Stretto è simulata in una colonna riempita con acqua del Mediterraneo. Il movimento è accelerato e, nella relazione con le altre opere presenti in sala, la percezione oscilla tra visione e razionalità.

Naturale – Artificiale Una porzione di bosco e di utopia di Angela Pellicanò

Un piano inclinato ospita la ricostruzione in miniatura di un bosco fatto di piccoli alberi. Un lavoro tra “installazione site specific” e “performance artistica”, paradigma di una natura espansa che vive nell’ambiguità dell’opera. Una perenne dialettica tra naturale e artificiale, sospesa tra il rimpianto per una realtà naturale che si sta perdendo e il bisogno di cristallizzarne la bellezza. L’opera, collocata in un ambiente buio e apparentemente impossibile per la vita delle piante, restituisce una porzione di bosco a una dimensione privata e intima. Un ciclo vitale, forse un coma indotto, realizzato attraverso un apposito sistema di luci calibrate ed erogatori di umidità.

Acqua – Cambiamento Climatico – Sfruttamento Water, Francesco Scialò

Lo sfruttamento dell’acqua, l’imbottigliamento, il packaging e la plastica inquinante restituiti in un racconto inverso di ritorno alle fonti. Sono espresse non solo sottoforma di denuncia, ma ammettendo diverse sfumature di pensiero. Lo spunto è il ritrovamento di un tappo di bottiglia dell’acqua minerale nei boschi dell’Aspromonte. Perché bere la gasata in un luogo dove esistono tantissime sorgenti di acqua sicura e fresca? Problemi di fiducia nelle istituzioni preposte al controllo delle fonti, sicurezza, sfruttamento, profitti delle multinazionali, le popolazioni che non hanno accesso all’acqua potabile. Il tappo ha scatenato tumultuosi interrogativi sintetizzati in disegni, fotografie, dipinti, grafici realizzati con materiali di scarto e tutte di colore bianco. La ricerca e la realizzazione del lavoro hanno richiesto circa tre anni.

Acqua – Mito – Divertimento Non ricordo più il mio sogno, Gianni Brandolino

Erogatori in quota copertura a simulare lampadari, l’acqua che si diffonde come fosse luce, fontane aperte sull’incanto delle sirene. Un’opera che attiva un cortocircuito temporale, aprendo la conoscenza di un mondo fatto di creature acquatiche e
rubinetti sospesi. Su un piano leggermente inclinato che quasi simula lo spazio naturale tra la rena e la risacca, l’acqua espande attraverso il percorso obbligato. Una natura (umana) assurda, trascinata dentro vortici e alle prese con ataviche paure. Non racconta il gesto, ma la sua conseguenza. L’opera fa riferimento all’identità di genere, l’immaginario sessuale conferma le fragilità umane. I rubinetti silenti cedono il passo alla virilità e quest’ultima energia, affonda dentro un acquario di figure zoomorfe. Un atto trasgressivo e poetico fatto di mondi vulnerabili e di abissi che si inseguono per riconoscersi e fondersi.

Acqua, tema politico alla Biennale dello Stretto

Qui non sbarcherà mai nessuno, Ninni Donato, 2021/2022

L’acqua è anche – molto! – un tema politico. Il Mediterraneo è il luogo degli sbarchi, della morte, linea d’acqua che è anche un cimitero. Un neon, appeso alla volta del corridoio di servizio longitudinale del Forte, dichiara quindi la negazione e nella nuova interpretazione l’accoglienza. Si tratta di un sottile tubo in vetro lavorato sulla sagoma delle lettere che compongono
l’affermazione espressa da Benito Mussolini durante il suo discorso a Palermo nell’agosto del 1937. Qui non sbarcherà mai nessuno. La soppressione degli avverbi di negazione e tempo, insieme al riverbero luminoso sull’acqua contenuta nella vasca lunga circa 20 metri è una suggestiva rappresentazione di come “l’acqua politica” sia confine e connessione. Un gioco di luce e ombra enfatizza infatti l’effetto visivo. In sottofondo una voce elettronica legge un elenco di 40mila voci di uomini che non ce l’hanno fatta. Accompagna chiunque voglia affrontare la traversata alla sponda agognata ed espugnando così la fortezza. Quindi un attraversamento che cancella il non e il mai.

Biennale dello Stretto: rassegna di respiro internazionale

Angela Pellicanò di Techne Contemporary Art commenta così l’evento. “Gli artisti strettesi soffrono di una scarsa esposizione nazionale e internazionale, nonostante la loro straordinaria potenzialità, legata anche alle peculiarità dei luoghi. La Biennale dello Stretto si ancora fisicamente al territorio, ma realmente traguarda i confini verso orizzonti internazionali. Lo stesso tema dell’acqua rappresenta l’intenzione di andare ben oltre le situazioni locali, individuando un valore collettivo, necessario e urgente di narrazione e rispetto. Lo Stretto nella rappresentazione non è dimensione geografica, ma luogo dell’anima”.

Miti mediterranei – Lucia Bubilda Nanni alla Biennal dello Stretto

Qui non sbarcherà mai nessuno, Ninni Donato

Tre opere tessili rappresentano il luogo, il tema, il mito: un ritratto di Maria Egiziaca, monaca ed eremita egiziana, profondamente mediterranea. Aquarium, un grande telo che è un intreccio delle rotte diverse dei pesci, e infine Scilla, figura
immersa nell’acqua, nata intensamente bella, trasformata in mostro marino che trova un riscatto nella navata del Forte. Vibra di un fascino recuperato attraverso la rappresentazione artistica. I teli dalla struttura reticolare e leggera
lasciano infatti attraversare ogni raggio di sole e ogni filo di vento e si adeguano, resistenti come le canne. Poi tornare perentori a mostrare l’esilità della figura e la sua irriducibilità.

Acqua, suono, balene – Collettivo Le Macine

Isole, mare, mediterraneo: la ricerca per l’opera Profondo suono trova declinazione ideale nel canto delle balene. Il suono dei cetacei è una registrazione dello Yang Center for Conservation Bioacoustics che raccoglie e cataloga i suoni in natura. Sensibilizza alla conoscenza e la conservazione della fauna selvatica negli habitat. Il grande mammifero si immergere nelle profondità marine, affronta le superfici in pochi e definite situazioni. Simbolicamente, la profondità del mare corrisponde alla parte più nascosta dell’essere umano.

Il tempo e il mare – Filippo Malice e Enzo Cimino alla Biennale dello Stretto

Scoprire il mare quotidiano, fatto di visibile e invisibile, raccontare attraverso immagini, parole e suoni, bellezza e speranza, scambio ma anche distruzione, morte, inquinamento. Evocazioni sonore e olfattive e tattili, il suolo è ricoperto di sabbia,
rappresentano l’ambiente marino. Al centro della stanza, in verticale, illuminato un oggetto logorato dal tempo e dal mare, parte di un barcone usato dai migranti per solcare il mediterraneo. Si presenta così l’opera Mare Nostrum – C’era una volta il mare.

Tra fiume e mare, la vita – Apsia Reghium, L.A.B.1, 2022

Ferro, acciaio, plastica, tessili legati in una scultura, abbracciata da suoni, racconta la leggenda dell’Oracolo di Delfi e la fondazione della città di Reggio Calabria. Un albero di fico selvatico con avvinghiata una pianta di vite, uomo e donna congiunti per realizzare l’unità cosmica, simbolicamente dove il sacro fiume si mescolava al mare.

Acqua, trasformazione e fine – Disgregazione Marco Barone

La fragilità della relazione tra mare e terra, rappresentata attraverso la disgregazione per il fluire dell’acqua di una scultura in argilla. Intorno all’opera i bicchieri colmi dell’acqua che ogni persona può rovesciare sulla scultura, contribuendo così alla sua inevitabile distruzione. Sulla parete della stanza una tela sulla quale è rappresentata l’immagine di una sagoma umana immersa in un’ambientazione marina che osserva la disgregazione del suo amore.

Biennale dello Stretto: la settima arte e i luoghi – Movie Icons Mariella Siclari

Una originale trasposizione dal cinema alla pittura, un percorso inverso, dinamico-statico, dei luoghi del Sud rappresentati in pellicole d’autore. Artemisia Sancez, Il giudice meschino, Tutta colpa della fata Morgana, Un ragazzo di Calabria, Il Sud è niente sono i film scelti per il versante di Reggio. Caro diario, Il postino, Il piccolo diavolo, Il Padrino e Liberi di scegliere
quelli del lato messinese. I paesaggi rappresentativi della filmografia selezionata sono stati riprodotti in estemporanea durante le giornate della Biennale.

Borghi senza confini – Art Treasures of my Universe Silvana Marrapodi

Monumenti e borghi, ispirati al territorio calabrese, che si affacciano sul versante dello Stretto, interpretato universo senza limiti. Un’opera realizzata nei giorni della Biennale e così intitolata, in una performance in cui il gesto pittorico era anche rappresentazione scenica. Protagonisti dunque il Mediterraneo, la Sicilia e le sue montagne.

La sirena contemplativa – A menzu u mari Nicola Tripodi alla Biennal dello Stretto

Il mito di Ulisse con una sirena immersa nel suo canto melodico di fronte allo Stretto è un incantesimo quasi reale. Mentre lei oscilla libera, il mare resta immobile a guardarla. La sperimentazione di materiali tradizionali che plasmano le forme
essenziali del design sono quindi i principi sui quali si basa l’installazione.

Immagine da cartella stampa.

Odette Tapella
Odette Tapella
Vivo in piccolo paese di provincia. Mi piace leggere, fare giardinaggio, stare a contatto con la natura. Coltivo l'interesse per l'arte, la cultura e le tradizioni.

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