Alois Alzheimer: l’uomo che contribuì a cambiare il volto della medicina

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Oggi nasceva Aloysius “Alois” Alzheimer – psichiatra e neuropatologo tedesco – il primo a descrivere un caso di “demenza senile”, la malattia che successivamente venne definita Alzheimer.

L’amore per la scienza

Già dagli anni delle scuole, Alois dimostra un particolare interesse per le materie scientifiche, questa passione lo spinge a intraprendere gli studi di medicina a Berlino. Nel 1887 viene proclamato “dottore in medicina” dopo aver compiuto il lavoro sperimentale su “Le ghiandole del cerume”. L’anno successivo ottiene l’abilitazione di medico a pieni voti. Nell’88 accetta di lavorare come medico assistente presso la clinica psichiatrica Irrenanstal di Francoforte. Emil Sioli – lo psichiatra tedesco più famoso dell’epoca – è il suo capo; Franz Nissl – neurologo tedesco – è il collega affidato con il quale fonda la istopatologia della corteccia cerebrale. Insieme provano a trasformare la clinica in un ospedale psichiatrico, con caratteristiche di sanatorio, ed introducono il principio di non restraint.
Oltre la “terapia del colloquio”, si dedica anche alla ricerca delle cause organiche delle malattie della mente. È la pubblicazione sull’aterosclerosi cerebrale a renderlo popolare agli inizi del secolo.

Alois Alzheimer

Nel ’96 scrive Un criminale nato nell’archivio di psichiatria e malattie nervose. Questa pubblicazione descrive il caso di Oskar M. che presenta un disturbo mentale degenerativo ereditario.
Nel ‘97 si occupa del delirium acutum , ovvero di uno stato confusionale di estrema gravità. Di questo stato confusionale però non è possibile conoscerne la causa.

In questi anni Alois pubblica diversi lavori sulla demenza senile; in collaborazione con Franz Nissl pubblica Studi istologici e istopatologici della Corteccia Cerebrale. In seguito scrive anche molti articoli che riguardano le condizioni e le patologie del cervello.

Nel 900 le cose iniziano a migliorare e la clinica per dementi ed epilettici viene finalmente ampliata. 

Il primo caso di Alzheimer

Il caso più importante della sua carriera è senza dubbio quello della signora Augusta D. La signora, cinquantenne, arriva nella clinica il 26 novembre del 1901. Alois si accorge fin da subito che ha qualcosa di anomalo; infatti lamenta disturbi di disorientamento e allucinazioni, perdita della memoria e ossessioni di gelosia verso il marito. Inoltre è anche violenta con gli altri pazienti della clinica. Questo comportamento eccessivamente aggressivo la porta ad essere isolata.

Alois, rendendosi conto dell’importanza del caso e quanto possa essere fondamentale per la scienza, inizia a documentare tutto attraverso la fotografia. Le prescrive bagni caldi e diete per alleviare l’agitazione e l’insonnia.  Augusta D. non è una paziente facile, è difficile visitarla poiché urla e picchia i dottori. L’8 aprile del 1906, dopo 5 anni presso la clinica, muore. Dall’autopsia risulta che il cervello è uniformemente atrofico, senza macroscopici focolai. I vasi cerebrali presentato delle alterazioni arteriosclerotiche

La “malattia di Alzheimer”

Alois continua a pubblicare diversi studi: “Sulle indicazioni per un interruzione artificiale di gravidanza delle malate di mente” nel 1907 e nel 1910 fonda la Rivista generale di neurologia e psichiatria, in collaborazione con il neurologo Max Lewandowsy. In questo stesso anno, la nuova forma di demenza scoperta da Alois viene definita per la prima volta “malattia di Alzheimer”. La definizione è stata data da Emil Kraepelin nel suo trattato di Psichiatria

Alois si ammala nel 1912, probabilmente colpito da un’infezione di streptococco che gli causa un’insufficienza renale e febbre reumatica. Con il passare del tempo, la sua malattia peggiora gravemente. Il 19 dicembre del 1915 muore a soli 51 anni.

<<Nel defunto la scienza medica perde uno dei suoi migliori studiosi, eccellente per i suoi profondi lavori; l’infelice schiera degli uomini colpiti dalla demenza e dalla malattia nervosa perde un medico paternamente preoccupato e capace>>.

L’Alzheimer oggi

In Italia sono circa 500 mila le persone che soffrono di questa malattia. Nel mondo invece, se ne contano 18 milioni, prevalentemente donne. Attualmente non esiste una terapia in grado di prevenire o guarire la malattia. Il decorso dura dagli 8 ai 10 anni. È comunque possibile agire sui processi degenerativi se si interviene nella fase iniziale della malattia. Proprio per la difficoltà nel prevenire e curare, l’Alzheimer è una malattia che spaventa, ma oggi vi sono tante associazioni che intervengono e sostengono gli ammalati e i loro familiari. Non solo a livello medico, ma anche e soprattutto a livello psicologico.









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