A ArtSharing legami e ferite di Coletta e Mondovì

Gli artisti realizzano opere in ceramica e lavori realizzati con nodi e corde che rappresentano un tempo sospeso

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ArtSharing
Debora Mondovì, ceramica bicolore

ArtSharing, giovane realtà poliedrica molto attiva nel panorama dell’arte contemporanea, ospita la mostra Legàmi e lesioni degli artisti Emiliano Coletta e Debora Mondovì. Appuntamento dal 19 maggio al 18 giugno a Roma: scultura ceramica, terracotta e arazzi in macramè sono le opere inedite dei due autori. Un dialogo intrigante che analizza, dopo la pandemia, le fila dei rapporti umani. Un evento a cura di Penelope Filacchione e Fabrizio Pizzuto


Dall’argilla la ceramica: l’arte più antica del mondo


Da cosa nasce l’idea della mostra?

Il progetto espositivo nasce infatti da un’intuizione sul tempo sospeso. Quando sembrava che nulla accadesse sotto la superficie di calma apparente brulicavano pensieri, idee e nuove conoscenze. Un momento restituito che ha costruito nuovi legami. La proposta primitiva della mostra è di accoglienza e sperimentazione di nuove strade, mettendo in rapporto inedito l’opera di due artisti. Legàmi di Debora Mondovì e delle sue legature di corde a nodi e arazzi che raccontano lo scorrere di un periodo lento, che sappia ricucire positivamente le lesioni. Ferite si trovano nelle opere in ceramica di Emiliano Coletta e si formano quasi autonomamente su una materia lavorata velocemente e volutamente fuori dai canoni, governando il caso.

I lavori degli artisti a ArtSharing

Emiliano Coletta affronta senza schematismi e paludamenti il grande dilemma tra decorazione e significato, lavorando sulla forma astratta come unica a lui possibile. Propone in mostra le sue Bagatelle, sculture nate negli ultimi due anni dal titolo che minimizza con leggerezza l’antica diatriba: può la ceramica, materiale funzionale, essere un medium artistico? Opere che nascono volutamente da una tecnica ‘sbagliata’, ammesso che esista una tecnica giusta nell’arte, nella modellazione. Ossidi che danno colore e lucentezza per lui fondamentali. Quindi non una poetica dei materiali, ma elemento che si presta all’idea cercando uno specifico tonale della forma scultorea. Il colore brillante delle opere di Coletta esalta il valore della plasticità e il dialogo con le terrecotte naturali di Debora Mondovì si fa affascinante. Un cromatismo che nasce meditatamente dalla giustapposizione della materia nella sua consistenza primigenia a fronte di un’esplosione formale che sembra una colata lavica incandescente. 

Arazzi

Galleggiano e volteggiano con delicatezza aerea gli arazzi di recentissima produzione di Debora Mondovì, disegnano arabeschi e ideogrammi di corde. Sono trame e tessuti, ombre proiettate che oppongono la determinazione paziente del femminile all’irruenza volitiva del mascolino. Nasce una narrazione inedita, dove i segni annodati e inferti all’argilla scrivono una nuova geografia, ricucendo se necessario le nostre anime stropicciate.

Fili in cerca di nodi a ArtSharing

Collegato all’esposizione, il workshop in galleria è in programma domenica 29 maggio dalle 10.30 alle 17. Legare e tagliare sono operazioni che richiedono tempo. Anche nel lavoro artistico, l’opera finita non è fatta solo di ciò che tangibilmente rimane, ma anche del tempo ad essa dedicato. Debora Mondovì è un’artista e un’insegnante delicata e paziente con grande esperienza anche con persone a digiuno di precedenti artistici. Propone un laboratorio esperienziale guidando all’uso di corde, fili, funi, grezzi o preziosi, sottili o spessi, materiali diversi annodati e legati, allegoria dei rapporti tra persone e con l’Io profondo. Un mix di tessitura e macramé, tecniche antiche riviste in senso moderno e intese in senso artistico e installativo che trasforma la materia in ideogrammi sospesi. Non arte terapia, ma certamente una cura dell’anima. Annodare e tessere permette di affrontare la vita, costruire relazioni, prendere tempo per pensare e parlare con noi stessi.

ArtSharing

Come dichiarato nel manifesto, ArtSharing Roma nasce nel 2018 da un progetto di partecipazione e collaborazione. Galleria d’arte e associazione culturale offre uno spazio di incontro tra artisti e pubblico, aprendosi alle proposte del territorio. Inoltre, dà spazio a progetti inusuali o di talenti emergenti. Organizza conferenze e incontri con creativi durante l’intero arco dell’anno. Diventa poi un punto di appoggio per autori stranieri che siano presenti in città per la partecipazione ad un progetto e che non abbiano uno spazio dove realizzare il proprio lavoro. L’obiettivo è la creazione di una rete solidale con laboratori sparsi in altri luoghi del mondo. Inoltre, in linea con la filosofia della sua fondatrice, la storica dell’arte Penelope Filacchione, promuove il turismo culturale. Propone percorsi di alternanza scuola lavoro agli studenti di liceo, ai futuri giovani artisti o imprenditori nel mondo dell’arte, affinché possano sperimentare il dietro le quinte di uno spazio espositivo.

Emiliano Coletta

Classe 1974, ha in attivo una lunga carriera di scultore e docente. Pur avendo sperimentato tutte le tecniche, anche pittoriche, ha trovato nella scultura in ceramica la sua cifra stilistica con cui prosegue, in maniera costante, la sua ricerca. Tra le mostre recenti la sua partecipazione alla collettiva Le Altre Opere. Artisti che collezionano Artisti al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, Roma. Si definisce ‘furioso iconoclasta’ e trova precisi riferimenti nella poetica di Anselm Kiefer e di Giacinto Cerone. La docile argilla è la giusta alleata che gli permette di lavorare attorno al caos, costruendo una trama che dia senso e struttura al caso. 

Debora Mondovì

Nata nel 1965, la sua storia con la ceramica inizia dall’infanzia. Dall’arte applicata alla scultura, anche musicale, in terracotta, di recente si è avvicinata al nodo e alla tessitura delle corde, mezzo espressivo parallelo ed autonomo. La leggerezza caratterizza l’opera di Debora Mondovì. Una levità conquistata ‘in levare’, trasformando l’atto del modellare la materia in meditazione. Nascono così le sue sculture, non di rado dai titoli evocativi della condizione umana. Non certo un percorso apertamente autobiografico, ma il riportare il personale all’universale, trasformando l’azione artistica in riflessione comune.

Immagine da cartella stampa.