15 settembre: Giornata Mondiale per la Consapevolezza sul linfoma

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Giornata Mondiale

Oggi, domenica 15 settembre, si celebra la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sul linfoma 2019 (World Lymphoma Awareness Day).

Lo slogan, ormai diventato consuetudine, è “Le piccole cose creano fiducia” (small things build confidence); è basato su una ricerca della Lymphoma Coalition, la rete mondiale promotrice dell’evento in 50 paesi, che dimostra quanto sia fondamentale nel processo di cura la fiducia costruita in ambito sanitario.

La Giornata Mondiale per la Consapevolezza sul linfoma prevede una campagna social che si può supportare condividendo frasi, immagini, esperienze con l’hashtag #WLAD2019 sui vari canali social.

Giornata Mondiale per la Consapevolezza sul linfoma 2019

Tutti i contributi fanno crescere in tempo reale l’albero della fiducia, ovvero un segno del supporto che si vuole far avere a tutte le persone costrette a convivere con un linfoma.

Qui il sito dedicato dove si può osservare la crescita dell’albero.

Il tema della campagna mondiale verte sull’importanza dell’esperienza positiva dei pazienti nell’ambito dell’assistenza sanitaria. L’informazione corretta, il tempo dedicato al malato, la vicinanza e la trasparenza del personale sanitario creano fiducia, un aspetto tutt’altro che secondario nelle cure oncologiche.

L’appuntamento mira inoltre alla sensibilizzazione circa l’importanza della prevenzione e della cura e circa la necessità di una diagnosi precoce.

Small things build confidence

Cos’è il linfoma

Il linfoma è una malattia tumorale del sistema linfatico, quell’apparato costituito da cellule e tessuti che si occupano di difendere l’organismo da malattie e da agenti esterni.

Si sviluppa in seguito a un’alterazione dei linfociti presenti all’interno dei linfonodi, della milza, del timo e del midollo osseo. Il linfoma può interessare anche gli altri organi.

I linfomi sono classificati in due categorie:

  • linfomi di Hodgkin
  • linfomi di non Hodgkin

La differenza tra i due tipi dipende da una diversa istologia, cioè da differenti caratteristiche del tessuto patologico.

Il linfoma non Hodgkin è privo della cellula di Reed-Sternberg, una cellula gigante caratterizzata da due nuclei distinti, elemento distintivo dei linfomi di Hodgkin.

Linfoma di Hodgkin

Il linfoma di Hodgkin (LH) prende il nome dal medico che l’ha scoperto. Colpisce soprattutto in due fasce di età: tra i 20 e i 30 anni, dove risulta frequente tra le giovani donne, e oltre i 70 anni. Sono rari i casi infantili.

Il linfoma di Hodgkin è un tumore del sistema linfatico, origina cioè dai linfociti B (un tipo di globuli bianchi) presenti in linfonodi, milza, midollo osseo, sangue e numerosi altri organi.

Si tratta di un tumore relativamente raro, che rappresenta circa lo 0,5% di tutti i casi di tumore diagnosticati. In Italia l’incidenza è di 4 casi ogni 100.000 abitanti all’anno per quanto riguarda gli uomini, mentre per le donne è 3,3.

Fattori di rischio

I fattori di rischio sono: ambientali, quali esposizione a pesticidi, agenti chimici tossici e radiazioni ionizzanti, e genetici.

Il rischio di LH è aumentato dall’infezione da virus di Epstein-Barr, responsabile della mononucleosi infettiva, così come da tutte le condizioni in cui il sistema immunitario risulta indebolito (HIV, AIDS, malattie autoimmuni o terapie con antirigetto dopo un trapianto).

Sintomi e diagnosi

Spesso il primo sintomo è il rilevamento, la maggior parte delle volte casuale, di linfonodi aumentati di volume al collo, all’inguine, alle ascelle, non motivati da infezioni. Altri sintomi possono essere: presenza di febbre o febbricola persistente, prurito irrefrenabile e sudorazioni notturne profuse.

Se i linfonodi ingrossati dalla proliferazione tumorale si trovano in sedi profonde come addome o mediastino (regione anatomica nel torace fra i polmoni) possono raggiungere dimensioni considerevoli prima di essere notati e si possono manifestare con segni indiretti quali dolore addominale, tosse e difficoltà respiratorie.

La diagnosi prevede l’asportazione del tessuto patologico e un successivo esame istologico.

Dopo la diagnosi istologica bisogna effettuare la stadiazione della malattia. Ecografie, TAC e soprattutto la PET sono indispensabili per definire in maniera esatta la sede della malattia.

La cura prevede una polichemioterapia.

Linfoma di non Hodgkin

Il linfoma di non Hodgkin (LNH) ha invece un’incidenza di 5 volte superiore; il 95% delle persone colpite sono adulte.

In Italia è la quinta forma di cancro più comune negli uomini e la sesta nelle donne; si registrano circa 15-18 nuovi casi per 100.000 abitanti ogni anno.

Esistono diversi sottotipi di LNH, ognuna caratterizzata da un quadro istologico peculiare a cui segue un diverso andamento prognostico e uno specifico approccio terapeutico.

I linfomi possono nascere da tutti i tipi di linfociti (B,T, NK); i più comuni in Italia sono i linfomi che derivano dai linfociti B, le cui cause però sono ancora da chiarire.

In linea generale si distinguono i LNH che derivano dai linfociti B (fino al 90 per cento dei casi) da quelli che derivano dai linfociti T.

Ogni categoria si divide a sua volta in numerosi sottogruppi che tengono conto, tra l’altro, della velocità di crescita delle cellule tumorali (aggressività della malattia), del loro aspetto al microscopio e della loro localizzazione (raggruppate o diffuse).

Il linfoma di non Hodgkin si sviluppa quando l’organismo produce un eccesso di linfociti anomali a causa di una serie di mutazioni genetiche acquisite.

Di norma i linfociti hanno un ciclo vitale che prevede che le cellule più vecchie muoiano e che vengano rimpiazzate da cellule più giovani.

I linfociti malati invece non muoiono, ma continuano a crescere, a replicarsi e ad accumularsi negli organi del sistema linfatico.

Sintomi e cause

Spesso il più frequente segno di linfoma è l’ingrossamento dei linfonodi in assenza di dolore; ci possono essere sintomi sistemici come febbre, perdita di peso, prurito persistente, sudorazione notturna e spossatezza.

Le cause precise per il LNH ancora non si conoscono, ma i fattori di rischio principali sono le infezioni da Epstein-Barr virus, tutte le condizioni di immunodepressione e infezioni virali come l’epatite C, l’infezione da virus T-linfotropico dell’uomo e infezioni batteriche come quella da Helicobacter Pylori che rappresenta la prima causa di linfoma primitivo dello stomaco.

Altri fattori di rischio sono: agenti chimici, radiazioni ionizzanti, agenti chemioterapici, insetticidi e un’età superiore ai 60 anni.

Diagnosi

La diagnosi viene fatta attraverso la biopsia di un intero linfonodo o di un campione congruo della massa. Si effettuano poi ulteriori esami strumentali per stabilire l’esatta estensione della malattia: tomoscintigrafia a emissione di positroni (PET) in co-registrazione con la TAC (PET-TC), usata poi anche nella rivalutazione della risposta alla terapia.

Il trattamento è basato sulla combinazione tra diversi chemioterapici, la radioterapia, l’immunoterapia e, dove necessario, il trapianto di cellule staminali.

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