Capichera, un “gigante” tra i Giganti

L’azienda vinicola di Arzachena da molti anni produce vini eccellenti in un territorio che propone uno straordinario connubio tra vino e storia.

Il vino è storia ed è meravigliosa espressione di quanto la terra ed il territorio circostante possano donare all’uomo. Il concetto che si vuole esprimere con tale asserzione lo si evince quando ci si accinge per la prima volta a studiare l’enografia, ovvero quanto il vino sia legato alla storia dell’uomo e alla geografia del territorio. Un esercizio affascinante ed istruttivo potrebbe essere degustare il vino sia cercando di scoprire quali sono le caratteristiche organolettiche, ma anche quale sia la storia che ha portato nei secoli alla nascita della cantina che l’ha prodotto. Si scoprirebbero cosi le peculiarità climatiche e le scelte che negli anni hanno portato alla coltivazione di una determinata varietà d’uva.

Proviamo dunque a seguire questo tipo di approccio, storico-geografico e percorrere un lembo orientale della Gallura (nord-est della Sardegna). Il risultato sarà un viaggio lungo migliaia di anni dal quale scopriremo quanto si nasconde all’interno del vino di una nota e blasonata azienda agricola gallurese.

Il percorso inizia dalla Costa Smeralda, in particolare nelle splendide baie nelle vicinanze di Porto Cervo. Qui il panorama è costituito essenzialmente da insenature costiere impreziosite di tanto in tanto da lembi di sabbia bianca e fine. Il sole e il vento, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, determinano un cielo pressoché azzurro e una continuo refrigerio, anche quando la temperatura supera i 30 gradi centigradi. Gli eventi atmosferici sono per lo più caratterizzati da brevi rovesci temporaleschi. Le rocce che si trovano sulla costa sono prive di vegetazione, ma non appena ci si allontana dalle stesse sono cespugli e alberi di basso fusto a dominare. Proprio questo tipo di piante accompagnano il territorio che si incontra percorrendo la strada che dalla Costa Smeralda porta al comune di Arzachena. Una ventina di chilometri in cui si scorgono ai lati della strada e nelle rocce circostanti, ginepri ed olivastri, ma anche distese cespugliose di lentischio, cisto e corbezzolo. In alcuni punti si possono distinguere anche il leccio e la roverella. Questa ricca vegetazione viene interrotta solo in alcuni tratti da terreni completamenti diserbati e da formazioni rocciose. I numerosi saliscendi che si incontrano sono tipici di un territorio caratterizzato da pianure e colline in alternanza. A pochi chilometri i Monti di Jogliu e i Monti Canaglia, disposti rispettivamente a nord-est e a sud-est completano un microclima molto variegato. L’unica componente che scarseggia in questo scenario è l’acqua, anche se alcuni fiumi o meglio rii si intrecciano all’esterno del territorio comunale.

Photo by Denis Sandri

Dalla Costa Smeralda, in cui gli insediamenti urbanistici sono pressoché databili intorno agli anni ’60, si è passati ad Arzachena, già importante centro Romano con il nome di Turubulus Minor o Maior, che si trasformò in Arsaquena o Arsaquen nell’età giudicale. Ma l’excursus storico non è ancora terminato. Infatti, spostandosi in direzione S. Antonio, 2 km dopo aver imboccato il bivio per LuogoSanto, la segnaletica indica una svolta a sinistra che dopo 200 metri circa porta alla Tomba dei Giganti di Coddhu Vecchju, sito in regione Capichera. Databile all’Età del Bronzo (ca. 1600 a. C.), la tomba è formata da una esedra e da due celle. Raggiungendo una lunghezza di 14,50 metri, con una stele centrale di granito alta 4,04 metri è considerata la più alta attualmente conosciuta per questo tipo di monumenti. La maestosità della stele colpisce ancor di più se osservata in un giorno di sole vista la sua esposizione ad est. Ma ciò che desta l’interesse del visitatore è anche il magnifico colpo d’occhio che si estende all’orizzonte immediatamente dietro la stele stessa. Una piccola collina interamente rivestita di vigneti, centinaia di filari equidistanti distribuiti  sul versante sud.

Ecco una delle più grandi espressioni del connubio vino e storia.

Quando si sente parlare di Vermentino di Gallura, ci si immagina un territorio, la Gallura, ma solo addentrandosi in questi posti meravigliosi si riesce a percepire la maestosità di un vino che altrimenti rischierebbe di essere accompagnato solo ad un piatto di pesce esattamente come avviene per qualsiasi altro vino bianco.

Photo by Denis Sandri

Il viaggio non è ancora terminato, perché i vigneti di Vermentino presenti dietro la stele, intrisi di una storia di migliaia di anni devono necessariamente produrre un vino d’eccellenza, altrimenti tutto questo processo mentale di ricerca del territorio e di scoperta della storia che lo riguarda verrebbe vanificato da una vinificazione votata alla quantità a discapito della qualità. Per fortuna le speranze sono ben riposte perché a qualche chilometro, in una radura posta alla sommità di una collina sorge l’azienda agricola proprietaria dei vigneti visti in precedenza. Il nome di quest’ultima è esattamente lo stesso della località in cui ha sede, Capichera. La storia dell’azienda ha inizio nei primi anni venti, quando il nonno degli attuali proprietari ereditò uno stazzo (n.d.r. luogo di riposo e di raccolta del bestiame) di oltre 50 ettari. Negli anni ’70 altre piante di Vermentino furono poste a dimora e venne costruito  un moderno stabilimento per la produzione di vini di alta qualità. Negli anni ’80 fu commercializzata la prima bottiglia di Vermentino; le caratteristiche che conquistarono immediatamente il pubblico enofilo furono: ricchezza, fragranza e longevità, proprietà che lo diversificavano nettamente dagli altri prodotti in commercio a quel tempo. Da allora la storia della cantina è proseguita perseguendo come unico obiettivo la qualità dei vini prodotti. Gli ettari vitati attualmente sono 60 e oltre al Vermentino viene coltivato il Carignano. Entrambi i vitigni sono autoctoni e si pregiano delle migliori condizioni per la loro crescita: terreno prevalentemente granitico, venti caldi e ricchi di salsedine provenienti dalla vicina costa.

Arrivati a questo punto non resta che inebriare i sensi all’interno del prodotto principe di questa azienda, concentrando l’attenzione verso quelle caratteristiche organolettiche che riconducono al viaggio che ha portato alla scoperta di questa fantastica realtà.

Photo by courtesy of Capichera

Il vino degustato è il Capichera, vendemmia 2016, a riprova del fatto che è il capostipite dell’azienda omonima. Si tratta di un Vermentino in purezza, vinificato con utilizzo di vasche in acciaio inox e barriques nuove di rovere francese. L’analisi visiva porta alla luce una predominanza del colore giallo,la tonalità è paglierino, ma i riflessi sono dorati, quasi il sole avesse dato delle pennellate con i suoi raggi. L’olfatto rende onore all’excursus geografico fatto in precedenza rivelando in primo luogo un’estrema franchezza, ma a colpire positivamente sono i profumi di biancospino, rosmarino, timo e frutta tropicale. Il finale è salmastre e un po’ minerale che ricorda proprio le folate  del maestrale. Al palato si dimostra altrettanto interessante, è un vino complesso caratterizzato da un grande equilibrio e soprattutto ripropone le stesse sensazioni incontrate all’olfatto. Ora non resta che degustarlo in compagnia di un piatto tipico sardo, magari con la stessa storia di cui può vantarsi questo ‘gigante’ dell’enologia.

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