Vicenda di Morgyn Arnold: riflettiamo sul nostro agire

Una storia sulla quale è fondamentale riflettere

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Morgyn Arnold

Morgyn Arnold è una ragazza americana. La quale frequenta un liceo nello Utah. Nel corso di questo articolo non ci dilungheremo nel raccontare la sua vita nei minimi particolari. Piuttosto, ci focalizzeremo su alcuni punti essenziali. I quali possiamo riassumere in una parola: passione.

Morgyn Arnold: cos’è successo a questa ragazza?

Si dice che la passione sia una sensazione intrinseca. Viscerale. La si percepisce sbocciare dentro al proprio organismo. Proprio come un fiore a primavera. Se ne distinguono i mutamenti. E nel momento in cui ne comprendiamo le sfumature, ecco che cominciamo a capire come nutrirla. Proprio come se questa peculiarità degli esseri viventi, la passione, necessitasse di un’alimentazione ben precisa al fine d’accrescersi. Ed ecco che allora si sperimentano ricette su ricette. Si perfezionano quelle formule magiche che sembrano alimentare la fiamma. E che magari rendono il sogno trascrivibile in realtà. Anche Morgyn Arnold possiede tuttora una forte passione. Quella per il cosiddetto “Cheerleading”. Quella disciplina sportiva che combina elementi di acrobatica, ginnastica artistica e danza.

In Italia, l’immagine comune di questa attività risiede principalmente nelle classiche “Ragazze/i pompon”. Sono parecchi i film e le serie televisive americane che raccontano delle/dei celebri cheerleaders. Figure che allietano partite di football e altri eventi importanti. Coloro che frequentano effettivamente le high schools statunitensi sanno che ciò che ci viene narrato dalle pellicole non si allontana poi così tanto dalla realtà. Il cheerleading appassiona numerosi/e ragazzi e ragazze. Morgyn Arnold coltiva l’amore per questa disciplina da anni. E il suo impegno e la sua costanza negli allenamenti la conducono ben presto a diventare capasquadra del gruppo di cheerleading della sua scuola. Sebbene tutto questo possa somigliare al lieto fine di una fiaba, accade qualcosa di losco. L’anno accademico volge al termine. I/le cheerleaders del liceo di Morgyn scattano una foto per l’annuario scolastico. Quest’ultima viene ritrovata sull’album, senza però la figura di Morgyn.

Lo hanno chiamato “Caso”

Nel momento in cui qualcosa che reputiamo ingiusto si verifica, sovente le acque si dividono in due. E talvolta pare quasi scontato schierarsi da una o dall’altra parte. Eppure, esistono casi nei quali le sfumature lasciano il tempo che trovano. Alcune compagne di Morgyn affermano che le foto per l’annuario siano state scattate in due diverse versioni. Una in presenza della capasquadra, l’altra priva. Un atteggiamento già di per sé sospetto. Tuttavia, nessuno/a si aspettava di ritrovare su quell’album che racconta un pezzo di vita, una sola copia delle immagini. Men che meno quella senza Morgyn. C’è chi s’interroga sul motivo. La maggior parte delle persone risponde con un unico sostantivo: diversità. Morgyn Arnold è affetta da sindrome di Down. Si pensa che il movente risieda proprio nella patologia della ragazza.


Giornata mondiale della Sindrome di Down: nessuno è solo


Non è la prima volta

Per quanto quello di questa studentessa possa apparire come un caso su un milione, i fatti parlano chiaro. Nate Crippes, avvocato che lavora al “Disability Law Centre of Utah” afferma di ricevere circa quattromila lamentele ogni anno. L’uomo prende in carico storie nelle quali la discriminazione verso le persone diversamente abili prende il sopravvento. Il punto è che ci si dovrebbe domandare il perché. In maniera profonda. In fin dei conti molte persone sostengono di non sentirsi a disagio verso le persone affette da sindrome di Down o da altre patologie considerate debilitanti. Numerosi individui s’inteneriscono di fronte a storie di bambini e bambine disabili. Tuttavia, non è la sensibilità l’unico lato su cui è importante riflettere. Piuttosto, è fondamentale domandarsi quanto accettiamo la diversità nei fatti. Cosa facciamo per le persone considerate fisiologicamente differenti dalla norma. Perché le riteniamo tali. In quali modi garantiamo loro pari diritti, doveri e dignità.

Le risposte a tali quesiti non sono poi così scontate. La società odierna è impregnata di buonismo. Di belle parole e apparente apertura mentale. Solo che ancora troppo spesso manca la concretezza. Forse perché, in generale, noi esseri umani non siamo poi così allenati a riconoscere i nostri privilegi. Eppure, dovremmo cominciare a farlo. Al fine di garantire un’esistenza dignitosa a chiunque è fondamentale pensare in maniera ampia. Guardare al di là dei propri orizzonti. Quando inizieremo a comprendere che nemmeno poter accedere a un palazzo tramite una rampa di scale è così scontato, forse allora avremmo già compiuto un passo avanti. E il giorno in cui nessuno/a verrà escluso/a da un determinato ambito sociale per via della propria disabilità, allora avremmo segnato un bel progresso. Un progresso che, però, dovrebbe già costituire la base per quella che consideriamo “Umanità”.