La vera storia del bikini: com’è nato il due pezzi

Le origini del bikini sono state alquanto tormentate: dall'obbligo per le donne di andare in spiaggia coperte, alle polemiche sorte in seguito all'invenzione del primo costume due pezzi.

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Vera storia del bikini
Com'è nato e quali sono le vere origini del bikini.

Oggi il bikini viene considerato il costume da bagno per eccellenza. Eppure non è stato sempre così. L’abbigliamento femminile è sempre stato al centro di pregiudizi e battaglie sociali. Le donne per molti anni sono state costrette ad indossare vestiti coprenti e pesanti che, oltre ad essere scomodi, ne limitavano i movimenti. Agli inizi del XX secolo, se qualcuna osava mostrarsi con dei pantaloni veniva additata come una poco di buono, e in alcuni Paesi era previsto addirittura l’arresto. Ovviamente questa situazione ha riguardato anche il look da spiaggia, e in quest’ambito si inserisce la vera storia del bikini.

I costumi da bagno, soprattutto in passato, sono stati il simbolo di una società prettamente maschilista. La donna doveva dare un’immagine di castità e purezza, e per questo motivo anche al mare doveva essere ben coperta, a differenza di quanto accade oggi con la comparsa di bikini sempre più ridotti e audaci.

Ripercorrendo la vera storia del bikini, partiamo dall’età vittoriana. In quest’epoca le donne, quando si recavano in spiaggia, dovevano essere coperte dalla testa ai piedi e avevano l’obbligo di andare al mare in carrozza per evitare di esporsi troppo agli occhi degli uomini. La stessa regola valeva anche per le nuotatrici che non potevano scoprirsi in acqua.

Annette Kellermann, una nuotatrice professionista australiana, stanca di avere indosso abiti pesanti per il mare, decise di ribellarsi. E così in piena estate optò per un abitino nero aderente e, per la sua “esposizione indecente”, fu addirittura arrestata.

La vera storia del bikini e la sua evoluzione

L’assurda vicenda che aveva visto coinvolta la Kellermann portò ad una limitazione delle restrizioni per le donne in spiaggia a partire dal 1915. In quegli anni infatti fu consentito l’uso di costumi da bagno ad un solo strato. La situazione cambiò ulteriormente nel Secondo dopoguerra quando, a causa della scarsità di tessuto disponibile, fu dato il via libera a dei costumi ancora più leggeri.

La vera storia del bikini comincia quando due stilisti decisero di sfidarsi per realizzare dei nuovi costumi da bagno. Il francese Jacques Heim disegnò un due pezzi ridotto nel 1946 e lo chiamò “Atome” per richiamare proprio la minuscola particella della materia. Tuttavia fu battuto da Louis Réard che propose una soluzione ancor più succinta per la mentalità di quei tempi. Questi però dovette subito superare un grosso ostacolo: le modelle francesi si rifiutarono di indossare il bikini, temendo che ciò potesse avere influenze negative sulla loro carriera. E così Réard si rivolse alla showgirl Micheline Bernardini.

La vera storia del bikini non è stata scevra di polemiche. Fin da subito vennero vietati in quasi tutte le spiagge europee e anche nei concorsi di bellezza perché considerati troppo “audaci”. Anche i media si schierarono contro l’invenzione di Louis Réard.

Il costume due pezzi è stato poi sdoganato dalle dive di Hollywood che hanno cominciato a sfoggiarlo durante la stagione estiva. Brigitte Bardot negli Anni ’50 mentre si trovava in vacanza a Cannes sorprese tutti indossando proprio un bikini. Il cinema non è stato da meno nel diffondere il nuovo look da spiaggia. Come dimenticare la splendida Ursula Andress che è stata la prima bond-girl in Agente 007-Licenza di uccidere?

74 anni di bikini: quando la moda ha dato scandalo

E così la vera storia del bikini ha conosciuto l’accettazione da parte dei media e dell’opinione pubblica. Attualmente la situazione si è addirittura ribaltata: la moda presenta costumi da bagno sempre più ridotti e accattivanti, passando così dal look casto del passato ad uno che, forse, in alcuni casi è fin troppo spinto.