74 anni di Bikini: quando la moda ha dato scandalo

0
220

Bikini è sinonimo di sole, mare e abbronzatura. Ogni anno, non vediamo l’ora che arrivi l’estate per poterlo finalmente sfoggiare sulla spiaggia ed in piscina, liberando la pelle dagli abiti troppo stretti.

È uno dei capi di abbigliamento favoriti dalle donne. In effetti, custodiamo nei nostri armadi vere e proprie collezioni di bikini. Dai colori più disparati alle fantasie stravaganti, dalle forme classiche ai tagli più originali. C’è sempre un buon motivo per acquistare un bikini, all’ultima moda!

Oggi il bikini è un pezzo immancabile nel nostro guardaroba. Gli stilisti di costumi da bagno stupiscono ogni anno con le proprie creazioni, introducendo sempre nuove tendenze. Puntano a valorizzare il corpo femminile in tutte le sue forme.

Eppure, solo fino agli anni ’50 in Italia, indossare il bikini, in spiaggia e mettersi a prendere il sole esponendo tutta quella pelle scoperta, costituiva un vero oltraggio alla morale.

Si rischiavano multe piuttosto salate, i vigili pattugliavano frequentemente le spiagge per cogliere sul fatto qualche trasgressore, anzi “trasgreditrice”!

Una storia… Recente

Si tende a ricondurre l’origine del bikini all’anno 1946, quando Louis Réard diede scandalo presentando la sua creazione a due pezzi. In realtà, Reard giunse al risultato, che oggi tutti conosciamo, in quanto rimase fortemente colpito da un’idea che, nel 1932, Jacques Heim portò alla luce.

Il fashion designer francese, Heim, infatti progettò e creò un costume da bagno del tutto intollerabile per i canoni morali l’epoca. Il “buon costume” non consentiva un tale denudamento in pubblico! Tant’è che il costume di Heim venne pubblicizzato come “il costume più piccolo al mondo”. Prese poi piede il soprannome di “Atome”, per rendere ancora di più l’idea delle sue piccole dimensioni.

Per la concezione odierna quello di Heim sarebbe un costume eccessivamente scomodo e coprente. In effetti, era abbastanza ricco di stoffa da coprire l’ombelico e parecchi centimetri di pelle! Per l’epoca invece, fu un oltraggio che nessuna donna avrebbe indossato.

Reard e la voglia di stupire: perché “bikini”?

Nel 1946 Louis Réard, ispirandosi al suo “predecessore”, volle osare ancora di più, rendendo il costume a due pezzi ulteriormente ridotto nelle dimensioni. L’idea nasce da una sua acuta osservazione: sulla spiaggia le donne arrotolavano i bordi dei lunghi costumi per ottenere una maggiore abbronzatura.

Fu lui ad attribuire al pezzo clou della moda mare il nome di Bikini. Reard lo scelse in ricordo delle paradisiache Isole Bikini, nell’Oceano Pacifico, le quali vennero scelte dagli USA come luogo ideale per procedere con i test delle loro bombe atomiche.

Per chi si chiede in quale modo questo nome sia riconducibile a tale indumento, sarà interessante sapere che Réard paragonava la pubblicizzazione del suo costume all’evento sopracitato. In effetti, entrambi furono esplosivi!

In termini di gravità, sotto aspetti diversi, erano equiparabili.

La prima scandalosa apparizione pubblica

Naturalmente, dopo la prima comparsa in pubblico il chiacchierato bikini fu oggetto di critiche, giudizi negativi e condanne. Si accusava Réard di aver creato uno strumento volto a danneggiare la reputazione di qualunque donna lo indossasse.

Tanto oltraggioso, vergognoso e scandaloso che fece parlare di sé, come poche altre volte nella storia della moda, a livello mondiale.

Non fu, in effetti, una semplice innovazione ma una reale rivoluzione, non solo a livello di design ma specialmente a livello culturale.

Come era prevedibile Réard si trovò in notevole difficoltà nel trovare una modella disposta a solcare la passerella con indosso la sua, originale, creazione. Nessuna professionista voleva danneggiare la propria immagine pubblica, distruggere la propria carriera, scoprendosi così spudoratamente.

Fu così che a Réard non restò che rivolgersi a chi spogliarsi lo faceva di mestiere, una spogliarellista. La sua fu una scelta azzardata, duramente contestata ma funzionale che lo rese oltremodo celebre. Tutti gli occhi, seppur critici, erano puntati sull’evento: siamo nella Parigi degli anni ’40, una “ballerina” sfila con i famigerati due pezzi a bordo di una piscina, inutile dire che passò alla storia.

Evoluzione, dagli anni ’50 ad oggi

Prima di poter essere introdotto sul mercato dovettero passare diversi anni. Come spesso accade in questo campo, fu l’indiscussa influenza del mondo dello spettacolo a fare la differenza.

Da Hollywood al nostro Bel Paese le star più amate, beniamine del pubblico, iniziarono a mostrarsi pubblicamente e durante le riprese dei film, con il bikini. Questo atteggiamento mutò poco a poco l’opinione pubblica, aprendo le menti chiuse.

Prima fra tutte Marilyn Monroe che fu tra le primissime ad indossarlo quando lo portò sul set del film Niagara (1953).

Fu però, Brigitte Bardot a lanciare una vera tendenza e ad incoraggiare, in particolare le giovani donne, a sfoggiare il proprio fisico con il bikini. Il suo voleva essere un messaggio più profondo: la donna è padrona del proprio corpo. Nessuno può porre veti su ciò che desidera indossare. La donna deve dunque sentirsi libera di osare, e l’unica a potersi porre dei limiti!

Sulle soleggiate spiagge di Saint-Tropez, Brigitte Bardot si mostrava fiera con il suo bikini, così come nel film “E Dio creò la donna” (1956).

Sempre negli anni ’50 anche in Italia arriva l’influenza dei due pezzi e fu Sofia Loren ad indossarlo quando nel 1950 vinse il titolo di Miss Eleganza. In realtà, però, non fu la prima. Nel 1947, infatti, una bellissima Lucia Bosé vinse il concorso di Miss Italia, ritirando la corona proprio con indosso il bikini.

Anni ’60 – ’70 – ’80 – ’90

Nel 1962 Ursula Andress, Bond girl nel film “Licenza di uccidere”, diviene celebre per aver girato una scena in cui esce dall’acqua in bikini. Bianco, con una cintura dagli inserti dorati la rese un’indimenticabile protagonista.

Il passare del tempo porta con sé anche l’evolvere del pensiero, si ammorbidiscono le restrizioni morali legate al buon costume. In poche parole, si è più liberi di osare.

Negli anni ’70 infatti il bikini riduce sempre di più le sue dimensioni, concedendo un’abbronzatura più omogenea. Spopola in questo periodo il bikini all’uncinetto, molto particolare ed originale. In particolare è il “pezzo di sopra” a rimpicciolirsi e ad acquisire la nota forma a triangolo.

Giunti agli anni ’80 tocca anche al “pezzo di sotto” subire un ammodernamento. Trionfa così lo slip sgambato, che evidenzia la gamba facendola sembrare più slanciata. La scollatura del triangolo si fa ancora più audace. Insomma, si punta sempre di più ad esaltare la sensualità del corpo femminile, a valorizzarlo e a conferire sicurezza a chi lo indossa.

Gli anni ’90 sono dominati dall’influenza della celebre serie tv Baywatch, dove l’intramontabile mito di Pamela Anderson (che aleggia ancora oggi) ammalia i telespettatori con il suo costume intero rosso.

E oggi?

Oggi non abbiamo ampia scelta, abbiamo molto di più!

La libertà è totale, la moda mare odierna crea e progetta tantissime forme e modelli, adattabili ad ogni tipo di fisico. Ogni donna può scegliere il costume che più la fa sentire a proprio agio sulla spiaggia. Si possono abbinare forme e colori ed anche materiali differenti tra loro.

Simbolo di emancipazione femminile

La moda è uno dei testimoni più attendibili per descrivere le varie epoche. Attraverso la moda, il modo di vestirsi e le tendenze è possibile comprendere il clima di un dato periodo storico e i pensieri dominanti.

La moda inoltre, è un modo per esprimere, per comunicare e nel caso del bikini il messaggio è chiaro e forte: il ruolo della donna nella società sta cambiando.

La libertà della donna sta spostando il suo limite sempre di più, un passo alla volta alla conquista dei pari diritti. Infatti, l’invenzione del bikini negli anni ’40 è un chiaro segno che qualcosa iniziava a muoversi. La donna non era più solo pensata per rimanere chiusa tra le mura di casa, lontana dagli occhi altrui, ma la si immaginava anche in altri contesti, alternativi e nuovi.

Ragioni che portano ad affermare, con fermezza, che il bikini non è un semplice costume ma un vero e proprio simbolo, anzi una conquista!

Commenti