Tutto quello che dovete sapere sul Karma

Il karma è la legge di interconnessione di tutte le cose e per cui, ciò che “fai” lo fai a te stesso, tutto ciò che dai all’esterno, ritorna in qualche modo a te.

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Il Karma è l’atto degli esseri senzienti che muove verso un fine in relazione al principio di causa-effetto, cioè al ciclo della vita, morte e rinascita.

La legge karmica sostiene che le azioni sono cause e conseguenze di altre azioni

Quindi non esiste nulla di casuale ma ogni cosa è interconnessa in un intreccio di legami causa-effetto.

Dunque, per il principio karmico, le azioni che producono effetti “negativi” influenzano negativamente il Dharma o “legge universale” e portano Karma “negativo”; mentre le azioni “positive” portano un Karma “positivo”, tutto ciò sia nella vita attuale che nelle successive.

In Occidente, come abbiamo accennato, il concetto di Karma è spesso ridotto all’idea di “destino“.

Il destino visto generalmente come il risultato delle proprie azioni o come una forza superiore che può chiamarsi Dio o fato che lo determina.

Karma e filosofie orientali

Karma e reincarnazione

Rudolf Steiner, fondatore dell’ “antroposofia”, in uno dei suoi scritti più importanti “Teosofia” sostiene che il corpo soggiace alla legge dell’ereditarieta, l’anima al destino che si è creato.

Tale destino si chiama Karma, come progetto dell’io prima di incarnarsi, e gli eventi della vita successiva, come opportunità per evolvere.

Nel ‘900 Carl Gustav Jung, psichiatra, psicoanalista, antropologo, fondatore della “psicologia analitica” o del profondo, sostenne l’idea di “inconscio collettivo” oltre a quello individuale, formato da archetipi comuni a tutta l’umanità, un karma collettivo in cui rientrava la storia dei propri famigliari, antenati, della comunità ecc.

Nel suo libro “Ma vie”, Jung racconta: “mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunanza di destino che mi lega ai miei antenati.

Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o problemi che furono lasciati incompleti e senza risposta dai miei genitori…dai miei antenati. Mi sembra spesso che ci sia in una famiglia, un Karma impersonale.”

Jung parlò di inconscio collettivo nel 1912 nel suo libro “trasformazioni e simboli della libido” dove mise in risalto le sue esperienze con dei pazienti schizofrenici, che nei loro deliri, esprimevano miti e conoscenze culturali del passato che non potevano conoscere direttamente, poiché non scolarizzati.

Da qui Jung espresse l’idea di “archetipi dell’inconscio collettivo”, come immagini primordiali che ognuno ha dentro di sé.

Mentre chiamava l’inconscio collettivo come “uno spirito che pervade tutto, onniscente e onnipresente”.

Karma e conoscenza di sè stessi

In questa idea il Karma personale è assolutamente legato a quello famigliare e universale e qui, si è sviluppata con Jung, anche il principio di “sincronicita’” cioè la non casualità degli eventi e incontri.

Quindi è conoscendo sé stessi, nel processo che Jung definisce “individuazione”, intrecciando conscio e inconscio che si raggiunge la completezza del proprio Sé.

Jemes Hillman, psicoanalista junghiano, saggista e filosofo statunitense, fondatore della “psicologia archetipica”, nel suo “Il codice dell’anima” afferma che la propria personalità e vocazione di vita sono qualità innate e che, il nostro compito nella vita è quello di relizzarle.

Il Karma o Karman non è solo l’azione fine a se stessa, ma l’insieme delle azioni compiute nel pensiero, nel corpo, nella parola e nello Spirito di un essere senziente, in tutte le sue vite, e in ogni vita, ne determina la successiva rinascita.

L’ idea di unità del Cosmo è molto antica, tanto che il termine Universo “Unum versum”, significa l’”Uno manifesto”.

La scienza oggi avvalora sempre più questo concetto con le teorie del campo unificato. Il “Tutto” o “Nulla” da cui ogni cosa origina. Inoltre questo campo è attivo, quindi l’uomo fa parte di un Tutto attivo a cui è connesso. Da qui il principio di “Tutto è Uno”, che riassume tutti i testi sacri e le filosofie più spirituali.

Quindi il significato del Karma, in questo senso, è la legge di interconnessione di tutte le cose e per cui, ciò che “fai” lo fai a te stesso, tutto ciò che dai all’esterno, ritorna in qualche modo a te.

Ma allora se ho commesso delle ingiustizie, delle azioni “negative” in un’altra vita sarò punito in questa? O al contrario, se ho commesso azioni”positive” nella mia vita passata, in questa attuale avrò una “ricompensa” ?

Ricompensa o punizione?

Se hai notato, ho messo sempre tra virgolette azioni “positive” e “negative” perché non esiste davvero qualcosa di positivo o negativo realmente, ma solo nella illusoria dualità in cui viviamo.

E questa dualità ci serve per fare esperienza di noi stessi.

Questa esperienza è quello che in Occidente chiamiamo “destino” che può essere visto come sinonimo dell’orientale Karma, che spesso immaginiamo come qualcosa di statico.

Il destino o Karma è plasmabile attraverso la comprensione che, ciò che succede fuori di te è specchio di ciò che sei dentro, che siano pensieri, parole, azioni ecc.

Quindi, prendendo consapevolezza di te stesso, ti dai la possibilità di cambiare il tuo Karma o destino, chiamalo come preferisci.

Tra l’altro, come la fisica quantistica ha ormai spiegato in maniera chiara, il tempo è un’illusione, per cui passato, presente e futuro vivono nell’eterno ora.

Dunque, se modifichi la tua consapevolezza nell’ora, modifichi ogni vita passata, presente e futura. Perché tutto succede ora.

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