Trump: Gerusalemme, capitale d’Israele. Hamas lancia intifada

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La situazione in Medio Oriente si fa infuocata. Continua anche oggi la protesta dei palestinesi contro il riconoscimento da parte degli Usa di Gerusalemme capitale di Israele. Gli scontri nei territori, dalla Cisgiordania a Gaza, hanno fatto registrare alle autorità oltre un centinaio di feriti.

“Il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele – ha tuonato Ismail Haniyeh – è una dichiarazione di guerra nei nostri confronti”. Dalla Striscia di Gaza il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha chiamato alla terza Intifada contro “l’occupazione e il nemico sionista”.

Parole riecheggiate anche dai canali di Isis e al Qaida, che hanno minacciato di attaccare le ambasciate americane e israeliane.

I razzi nella notte

In serata due razzi sono stati lanciati dalla Striscia verso il sud di Israele, ma sono caduti all’interno dell’enclave palestinese. La popolazione delle aree israeliane, al suono delle sirene di allarme, è corsa comunque nei rifugi. Qualche ora dopo è arrivata la risposta di Israele, con colpi di tank e un’incursione aerea che hanno bersagliato due postazioni di Hamas nella parte centrale di Gaza.

A tre giorni dalla decisione unilaterale di Trump la rabbia palestinese aumenta. Scontri da Betlemme dove pare ci siano stati quelli più gravi, a Hebron, da Ramallah a Tulkarem, a Nablus. Tutte zone che al momento si mantengono “calde”.

Dal Libano il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha annunciato “un’immensa manifestazione popolare” per lunedì a Beirut. Il bilancio degli scontri nelle manifestazioni di oggi che hanno punteggiato i Territori è di oltre 100 feriti palestinesi.

Molte le bandiere Usa sono state bruciate, le effigi di Trump e Netanyahu date alle fiamme durante molte proteste accompagnate dallo sciopero generale proclamato in tutti i Territori.

Le proteste a Gerusalemme

A Gerusalemme una manifestazione ha preso vita davanti alla Porta di Damasco. Gli slogan rivendicavano l’appartenenza araba della città. La città santa appare semideserta, con il traffico ridotto e gran parte dei negozi arabi chiusi per lo sciopero. L’attenzione volge ora verso quello che si teme possa succedere oggi al termine della giornata di preghiera sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme e in Cisgiordania.

L’esercito israeliano ha annunciato l’”invio nei Territori di un certo numero di battaglioni per fronteggiare la nuova fase di allarme”. “Facciamo appello affinché domani 8 dicembre – ha rivendicato Haniyeh – sia il giorno in cui si scatenino la collera e l’Intifada palestinese contro l’occupazione a Gerusalemme e nella Cisgiordania”.

Il premier Benyamin Netanyahu ha unito maggioranza e opposizione. Ieri ha dichiarato alla stampa che presto altri Paesi seguiranno gli Usa, riconoscendo Gerusalemme come capitale di Israele.
Palestinesi segnano con una “x” il volto del presidente americano.
Foto Ansa

Donald Trump su Twitter scrive: “Ho mantenuto la mia promessa elettorale – gli altri non lo hanno fatto”, in riferimento all’annuncio di voler trasferire l’ambasciata Usa a Gerusalemme e aver dichiarato la città capitale di Israele.

Il tweet è accompagnato da un video in cui compaiono gli ex presidenti Usa, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama, e infine Trump, dove tutti affermano che Gerusalemme è la capitale di Israele, e l’attuale presidente lo ha poi dichiarato ufficialmente.

Il presidente Abu Mazen è corso in Giordania ad incontrare re Abdallah per “consultazioni urgenti”. “Siamo in contatto con altri Paesi affinché esprimano un riconoscimento analogo – ha detto Netanyahu – e non ho alcun dubbio che quando l’ambasciata Usa passerà a Gerusalemme, e forse anche prima, molte altre ambasciate si trasferiranno. E’ giunto il momento”.

Le risposte di Abu Mazen e Abdallah ricordano che la mossa di Trump “rappresenta una violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni della legittimità internazionale”. Il premier dello Stato di Palestina, Rami Hamdallah è andato a Gaza per rilanciare la riconciliazione palestinese, in primis Hamas, appannatisi nei giorni scorsi.

L’Europa ha preso le distanze dall’alleato Usa: l’annuncio della Casa Bianca su Gerusalemme – ha sottolineato Federica Mogherini, capo della diplomazia Ue – ha “un impatto potenziale molto preoccupante”, perché avviene in un “contesto fragile” e potrebbe “farci tornare indietro ai tempi più bui”.

Un giudizio, quello europeo, rimbeccato da Israele in serata. Il ministero degli Affari Esteri, retto dallo stesso presidente Netanyahu, ha dichiarato che “quelle parole lasciano perplessi” perché “la negazione che Gerusalemme sia la capitale di Israele” rifiuta “un indiscutibile fatto storico”.

Queste dichiarazioni rischiano – secondo Netanyahu – di “allontanare la pace creando aspettative nei palestinesi che sono fuori dalla realtà”.