Suicidio assistito: Cnb favorevole ma spaccato, Parlamento alle strette

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Il comitato nazionale di bioetica apre al suicidio assistito. Il parlamento deve decidere entro settembre.
Il comitato nazionale di bioetica apre al suicidio assistito. Il parlamento deve decidere entro settembre.

Apertura al suicidio assistito del Comitato di bioetica

Il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) ha aperto, con 13 voti favorevoli e 11 contrari, alla legalizzazione del suicidio assistito nel nostro paese.

Nel parere pubblicato dal Comitato si legge che è necessario “fornire elementi di riflessione a servizio delle scelte di una società che intenda affrontare una questione, come quella dell’aiuto al suicidio, che presenta una serie di problemi e di interrogativi a cui non è semplice dare una risposta univoca”. Esiste molta confusione in Italia relativamente a questa questione, in particolare non si scindono con sufficiente chiarezza le due pratiche che possono essere utilizzate per il fine vita: eutanasia o suicidio assistito. Nel codice penale non sono disciplinate autonomamente e vengono entrambe definite “aspetti delle figure generali dei delitti contro la vita”.

24 settembre: il Parlamento deve esprimersi

Il presidente del Comitato, Lorenzo D’Avack, chiarisce: “vorrei che fosse un utile strumento, molto documentato, che possa aiutare il legislatore a prendere decisioni. Abbiamo voluto fare chiarezza ed esporre tutti gli argomenti, pro e contro”. Ancor più utile, in quanto che il Parlamento dovrà esprimersi in merito entro il 24 settembre, data connessa a un caso di cronaca tristemente noto: quello di DJ Fabo. L’uomo, tetraplegico, aveva scelto infatti una clinica svizzera per il suicidio assistito. A seguirlo e accompagnarlo nel suo ultimo viaggio fu Marco Cappato dell’associazione Coscioni, il quale è ora indagato per aiuto al suicidio. “Il 24 settembre è la data fissata per la nuova udienza della Consulta sul caso Cappato” – riferisce l’avvocato e segretario dell’associazione, Filomena Gallo – “In assenza, per quella data, di una legge del Parlamento in materia di suicidio assistito e fine vita, la Corte potrebbe dunque decidere di intervenire in linea con l’ordinanza già emanata ed in cui è già evidenziata l’incostituzionalità dell’articolo 580 del Codice penale nella parte in cui prevede e classifica come ‘reato’ anche il solo aiuto al suicidio”. Conclude poi la Gallo: “tra due mesi ci troveremo nella situazione in cui saranno di nuovo i giudici a decidere sui temi che riguardano la vita delle persone”.

Eutanasia, interruzione dei trattamenti e suicidio assistito: le differenze

Quali sono, nel concreto, le differenze tra eutanasia e suicidio assistito? Nella sostanza, i metodi che si utilizzano in questi casi sono tre. L’eutanasia (detta anche eutanasia attiva) è il procedimento che prevede l’iniezione di una sostanza letale che conduce il malato alla morte in maniera rapida e indolore. Colui che somministra il farmaco è una persona terza, un sanitario. Vi è poi metodo definito impropriamente “eutanasia passiva” che in realtà è l’interruzione dei trattamenti. Tale possibilità è garantita dalla Costituzione prevede la sospensione dei trattamenti che tengono in vita il paziente. Infine vi è il suicidio assistito. Simile all’eutanasia, si distingue da quest’ultima dal fatto che l’iniezione viene effettuata direttamente dal malato (come nel caso di DJ Fabo).

Tre metodi diversi, ognuno meritevole di attenzione e scrupolosità legislativa e morale, che purtroppo in Italia non sembrano catturare l’interesse dei politici. Dietro a questi procedimenti, ci sono tante persone sofferenti che vorrebbero risposte, vorrebbero aiuti, vorrebbero la possibilità di decidere del loro futuro e della loro dignità.

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