Stretta sul contante: da gennaio il limite scende a 1.000 euro

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Stretta sul contante

Il governo Draghi prosegue sulla strada di incentivare sempre più i pagamenti tracciabili, attraverso la stretta sul contante. Dal 1 gennaio 2022 il tetto scenderà dagli attuali duemila, a mille euro. Per imprese e privati. Lo stabilisce la legge n. 124 del 26 ottobre 2019 che aggiorna il decreto legislativo del 2007. Relativo appunto alle limitazioni all’uso del contante.

Stretta sul contante: quali sono i limiti?

L’esecutivo è intenzionato a portare avanti la stretta sui pagamenti, che punta a rfforzare la lotta al nero e la strategia cashless. I nuovi limiti sono quelli contenuti nel decreto sul Fisco approvato nell’estate del 2020 durante il governo Conte-bis. Che fissava un decalage con una soglia a duemila euro a partire dal luglio di un anno e mezzo fa. E la promessa di scendere ancora, a mille euro appunto, dal primo gennaio 2022. In base a tale disposizione, quindi è vietato il trasferimento di denaro contante e di titoli al portatore in euro o in valuta estera. Effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, siano esse persone fisiche o giuridiche, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 1.000 euro. Pertanto, sono considerate illecite tutte quelle operazioni che artificiosamente introducano nelle transazioni un frazionamento fittizio dei pagamenti. Allo scopo di eludere il limite di legge. Mentre sono consentiti i pagamenti c.d. misti. Che avvengano in parte con mezzi tracciabili e in parte in contanti. Quando la parte contante sia inferiore alla soglia.

Le operazioni consentite

Sono invece considerati leciti, fermo restando il potere dell’Amministrazione di verificare nel concreto la natura dell’operazione, i versamenti e i prelievi sul proprio conto corrente superiori alla soglia di legge. Le transazioni relative al pagamento di compensi per attività di lavoro autonomo occasionale. Così come la retribuzione dei collaboratori domestici. Mentre per tutte le altre retribuzioni di lavoro dipendente resta il divieto assoluto di pagamento in contanti. Sono altresì consenti i pagamenti in favore della pubblica amministrazione, la quale è invece obbligata a effettuare tutti i pagamenti superiori a 1.000 euro con mezzi tracciati.

Il regime sanzionatorio

In materia di sanzioni, la soglia per i pagamenti in contanti rileva non solo per chi paga, ma anche per chi riceve il denaro. In base a quanto previsto dall’art. 63 del decreto legislativo n. 231 del 2007, alle violazioni che riguardano importi fino a 250.000 euro si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 50.000 euro. Le sanzioni comminate alle parti attive nell’operazione illecita sono graduate anche in funzione dell’importo della transazione effettuata in violazione. Mentre i soggetti di cui all’art. 3 del decreto legislativo n. 231 del 2007, inclusi i soggetti che svolgono in maniera professionale attività in materia di contabilità e tributi, i quali nell’esercizio delle proprie funzioni o nell’espletamento della propria attività, pur avendo notizia di infrazioni non adempiono all’obbligo di comunicazione al Ministero dell’economia e delle finanze sono assoggettati ad una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra i 3.000 ed i 15.000 euro.


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