Stop alla carne bovina alla Goldsmith

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Il Goldsmith College, celebre università di Londra, ha bandito dai menù del campus qualsiasi tipo di carne bovina per ridurre l’impatto ambientale. La decisione è stata presa dal nuovo consiglio direttivo, capeggiato dalla professoressa Frances Corner, e prevede la progressiva eliminazione della carne di manzo da supermarket, alimentari, locali e mense interne al campus universitario. Il percorso del campus “beef-free” inizierà in autunno, ma il bando totale della carne è previsto solo per l’inizio del 2025.

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Carne bovina altamente inquinante

La decisione presa dall’università Goldsmith di Londra è legata al forte impatto inquinante della carne bovina sull’atmosfera che contribuisce ad accrescere il problema del climate change. Secondo gli scienziati, infatti, la carne bovina è nociva per l’ambiente. Gli allevamenti di buoi, oltre a produrre molti gas, richiedono grandi appezzamenti di terra e quantità di acqua consistenti. I dati relativi agli allevamenti bovini sono stati pubblicati in un report sulla rivista Science di poche settimane fa. Secondo lo studio la carne bovina è responsabile della produzione di 105 chili di gas serra ogni 100 grammi di carne.

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Niente più carne bovina nel campus: le reazioni degli studenti

In considerazione di questi dati allarmanti, l’Università Goldsmith di Londra ha deciso di bandire la carne bovina dai menù del college. La professoressa Frances Corner, nuovo direttore dell’Università Goldsmith ha detto alla BBC che questa è stata una decisione dovuta. “La crescente richiesta da parte delle associazioni” ha detto Corner “di prendere seriamente in considerazione le proprie responsabilità per fermare il cambiamento climatico non può più essere ignorata”. “Nonostante sia arrivata da poco qui” ha raccontato Corner “è stato subito palese quanto lo staff e gli studenti abbiano a cuore il futuro dell’ambiente e quanto siano determinati ad aiutare a realizzare la drastica diminuzione dell’impatto ambientale il più velocemente possibile”.

L’annuncio dell’eliminazione della carne bovina dal campus, tuttavia, ha scatenato reazioni diverse, soprattutto sui social network. A favore di questa decisione c’è, ad esempio, Jason Hickel, studente di antropologia alla Goldsmith, che ha invitato i colleghi a seguire l’esempio. “Non c’è ragione per non assecondare un simile cambiamento nel proprio istituto, che sia un’università, una scuola, un ospedale, una chiesa o un’azienda” ha twittato Hickel dal suo profilo. “Le persone” ha aggiunto lo studente “sono pronte a mobilitarsi per un rapido cambiamento. Il momento è adesso!”. Gli apprezzamenti sono arrivati anche dall’esterno. Un utente ha scritto: “Congratulazioni alla @Goldsmith per aver capito quanto le scelte alimentari possono influire nella crisi climatica”.

Ci sono state, però, anche alcune reazioni negative. Secondo alcuni studenti, infatti, questa decisione è estremamente restrittiva per chi vive ogni giorno nel college londinese e potrebbe non essere efficace. “Le persone dovrebbero essere libere di mangiare quello che vogliono” si legge in un tweet di Neil O’Mahony, studente della Goldsmith.

L’impegno della Goldsmith per l’ambiente

La decisione della Goldsmith di eliminare la carne bovina per contrastare il cambiamento climatico è perfettamente coerente con la filosofia dell’istituto. In passato, infatti, la celebre università londinese ha realizzato un programma di raccolta differenziata e di riciclo su larga scala e ha promosso il riutilizzo di scarti di cibo o la donazione degli avanzi alimentari ad associazione benefiche.

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Insieme all’eliminazione della carne bovina dall’alimentazione all’interno del campus, la Goldsmith ha in programma anche altre disposizioni per promuovere il rispetto per l’ambiente. Tra queste, le sanzioni pecuniarie per gli studenti e i docenti che si ostineranno ad utilizzare bottigliette e stoviglie in plastica monouso, ma anche l’installazione di un maggior numero di pannelli solari. L’ambizione del college è quella di arrivare, un giorno non troppo lontano, ad essere alimentati esclusivamente dall’energia solare. Infine si investirà maggiormente negli orti del campus, non solo per avere materie prime fresche, ma anche per sfruttare il potere delle piante di assorbire il diossido di carbonio e depurare così l’aria.

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