Con la fine del Rinascimento, si è passati gradualmente dalla polifonia alla monodia. Importantissimo è stato l’avvento dell’armonia tonale del 1600.

Polifonia e monodia

Ricordiamo che per polifonia (dall’antico greco “tante voci”) si intende uno stile compositivo che combina 2 o più voci indipendenti, vocali o strumentali che siano. Queste si evolvono simultaneamente nel corso della composizione, mantenendosi differenti l’una dall’altra dal punto di vista melodico-ritmico, pur essendo regolate da principi armonici. La monodia, invece, si contrappone totalmente alla polifonia. Deriva dal greco composto e significa “unico, solo canto”; è una linea melodica singola vocale o strumentale che può essere cantata o suonata da uno o più esecutori insieme.

L’abbandono della tonalità

Col Novecento e l’introduzione della dodecafonia, è accaduto un progressivo abbandono della tonalità e una messa in discussione dell’armonia e della tonalità stessa. Dopotutto, ogni sistema musicale è soggetto a un continuo logorio, a un consumo che impone un completo rinnovarsi delle forme musicali. La demitizzazione della tradizione occidentale del sistema tonale proviene da quelle interpretazioni che solo gli stessi inventori del sistema dodecafonico hanno potuto donarci.

Il movimento dodecafonico

Il movimento dodecafonico si presenta come una reazione al romanticismo. Arnold Schönberg è il musicista che si classifica come l’inventore della dodecafonia. Egli incarna la crisi, le incertezze e le contraddizioni  della musica dei primi del novecento: nel saggio Rapporto con il testo egli pare esser legato a un rigoroso formalismo ma, anni dopo,  in Composizione con dodici note  parla della creazione con afflato mistico-religioso, scrivendo <<se è arte non è per tutti e se è per tutti non è arte>>, donando al suo pensiero un’inaspettata vena romantico-espressionista. Schönberg pone i principi della dodecafonia basandosi sul “concetto dell’emancipazione della dissonanza” e sulla completa separazione della struttura formale con lo smantellamento dell’armonia tonale.

Le contraddizione e l’evoluzione del metodo

Inizialmente, il musicista si abbandonava alla sua concezione mistico-intuizionista della musica; in questo periodo espressionista, che è il momento del Pierrot Lunaire (in cui introduce ilcanto parlato, dove l’esecutore non intona le parole, ma le declama con un vago accento musicale) e di Erwartung, non si pone ancora il problema della struttura logica e formale dell’opera musicale.

Tempo dopo, invece, abbraccia una natura del tutto razionalistica e costruttivista, attraverso il Metodo di composizione con dodici note. Schönberg comincia quindi ad affermare che << non c’è forma senza logica e non c’è logica senza unità>>. La forma è proprio la condizione di comprensibilità della musica, della sua espressività e del suo valore comunicativo.
Nel suo Manuale di Armonia, che pare una spiegazione di metodologia di composizione, afferma <<la tonalità non è una legge naturale ed eterna della musica>> ma è <<uno dei metodi più efficaci per ottenere in musica un buon risultato formale>> . E ancora <<le leggi dell’arte abbondano soprattutto di eccezioni>>.
C’è da sottolineare che questa relatività di qualsiasi legge è alla base di tutto il pensiero di Schönberg.

Arnold Schönberg

Nato nel 1874 e morto nel 1951, Arnold Schönberg è stato un compositore austriaco naturalizzato statunitense ( dove si trasferì dal 1933, a causa delle persecuzioni antisemitiche naziste, avendo origini ebree). Uno tra i primi del ventesimo secolo a scrivere musica uscendo completamente dalle regole del sistema tonale. Il suo metodo dodecafonico, ovvero il suo Metodo di composizione con dodici note è basato su una sequenza che comprende tutti i dodici suoni della scala musicale cromatica temperata (ovvero tutti i dodici semitoni dell’ottava).  Tale sequenza è detta “serie”; da qui il termine “musica seriale”. A seguito della sua identificazione del metodo di composizione in dodici note, Schönberg è stato attivamente accusato di aridità, intellettualismo e artificiosità, in quanto aveva abbandonato l’esaltazione della “libertà creativa del genio”.

Schönberg, Autoritratto blu, 1910

http://www.treccani.it/enciclopedia/arnold-schonberg/

Cos’è esattamente la dodecafonia?

La dodecafonia o, come Schönberg amava definirla, “metodo di composizione con dodici note poste in relazione soltanto l’una con l’altra”, prevede che tutti e dodici i suoni della scala cromatica appaiano lo stesso numero di volte, senza che nessun suono prevalga sugli altri. Le composizioni quindi non si basano sulla tonica e non presentano più la struttura gerarchica tipica del sistema tonale. Il principio di sequenza dei suoni prevede che nessuno di essi si ripeta prima che tutti gli altri siano comparsi; per questo motivo viene stabilita una serie, fissando così l’ordine in cui le note devono succedersi. Per evitare un’eccessiva uniformità, si utilizza la  versione retrogradata della serie originale, l’inversione della serie originale (con tutti gli intervalli disposti per moto contrario), o l’inversione della versione retrogradata. È possibile anche trasporre la serie originale e le sue tre “versioni” su tutti i restanti undici gradi della scala cromatica. Il sistema dodecafonico non è nient’altro che un figlio della crisi che imperversava nel sistema tonale dell’epoca.

http://www.treccani.it/enciclopedia/dodecafonia/

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