“Stamattina ci siamo fatti una bella chiacchierata, è sempre informatissimo, sembrava capirmi, come se indovinasse cosa cercassi anche dal mio tono di voce”. Potrebbe essere una conversazione tra amiche su un caffè con un’altra amica, su una pausa di lavoro con un collega, e perché no, su un primo appuntamento con un corteggiatore. Ma la curiosità dell’amica circa confidenze, ultimi aggiornamenti, clamorosi scoop ed eventuali svolte sentimentali potrebbe scontrarsi col muro della delusione. Il protagonista della famosa chiacchierata potrebbe essere non un uomo ma… un robot. Un androide per l’esattezza, vale a dire un robot con caratteristiche che ricalcano quelle umane, capace quindi di svolgere compiti in autonomia, di interagire in contesti esterni e con altri soggetti. Sono due i prototipi al centro dell’attenzione perora: Pepper e Romeo.

Dal Giappone alla conquista del mondo, Pepper, al momento acquistabile solo in patria al costo di circa 1500 €, è l’umanoide con cui conversare, in grado di comprendere sentimenti, sensazioni e stati d’animo, una sorta di social robot è già stato assunto come commesso per punti vendita e steward nelle crociere.

Meglio Romeo, saremmo tentati di pensare, credendo di parlare del celeberrimo innamorato dell’opera di Shakespeare, in cui amore e morte si mischiano dando sensazioni sublimi.

Si tratta però, di un altro umanoide, una sorta di domestico capace di aiutare gli anziani in caso di caduta, di aprire le porte, di chiamare i soccorsi. Addirittura in grado di conoscere e imparare le abitudini dell’assistito e il dosaggio dei farmaci che deve assumere.

La tecnologia è sempre la benvenuta soprattutto se, come in questo caso, contribuisce ad aiutare le persone che ne hanno bisogno e sarebbe incomprensibile avere pregiudizi.

Ci permettiamo, però, di esprimere qualche perplessità, l’autonomia di un robot non sarà mai come quella dell’uomo. La definizione ironica del computer come un “cretino perfettissimo”, vale a dire in grado di svolgere calcoli complicatissimi, ma non in grado di “ragionare”, magari è più adatta ai computer tradizionali piuttosto che agli umanoidi, eppure difficilmente un robot sarà capace di eguagliare l’animo umano e quindi di comprenderlo. Pensiamo ad una frase ironica, un falso complimento in cui il contenuto della frase non corrisponde al tono di voce. A pensarci bene l’autonomia dell’androide è frutto dello studio, della programmazione dell’uomo, una sorta di lezione imparata a memoria, magari vastissima e quasi infallibile, ma sempre di lezione a memoria si tratta. E, si sa, la memoria senza umanità vera è come il cervello: senza cuore non fa poi tanta strada.

Paradossalmente proprio la perfezione e quindi la prevedibilità del robot renderà insostituibile la presenza dell’uomo. La compagnia di una persona reale ha degli ingredienti impareggiabili, dati magari proprio dagli errori, dalla fallibilità dell’uomo, dalla imprevedibilità, dalle incomprensioni che danno origine a malumori e battibecchi, ma anche a riappacificazioni, pacche sulle spalle, abbracci e tantissime sfumature che, probabilmente, nessun robot sarà in grado mai di capire e replicare.

Pepper e Romeo rimarranno degli strumenti utilissimi, strumenti, appunto, non surrogati di persone.

Condividi e seguici nei social
error

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here