Queen Elizabeth: 70 anni di vita pubblica e privata

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Sono da poco terminati i festeggiamenti per il Giubileo di Platino per Queen Elizabeth. Della sua vita pubblica sappiamo tutto: ma cosa dire della sua immagine privata?

Cosa sappiamo dell’immagine privata di queen Elizabeth?

La sua immagine ha ispirato opere teatrali, romanzi, ritratti, canzoni. È stata la musa di artisti come Andy Warhol e di scrittori come Alan Bennett. Tutte queste persone hanno rivisitato l’immagine di Queen Elizabeth, in alcuni casi rendendola molto diversa da come appare.


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Un simbolo di autorità

Sulla sua vita di corte, tra impegni formali e piccoli riti quotidiani, si sono sempre spesi fiumi di inchiostro. Per 70 anni è stata una figura pragmatica, simbolo di autorità e splendore. Oggi il suo regno è ancora vivo, ma avviato verso il suo naturale declino: e la sua vita privata, ivi comprese le preoccupazioni per la sua numerosa famiglia, appare quotidianamente sulle pagine di gossip nel Regno Unito. Il suo volto, però, non si è prestato solo a fotografie e ritratti.

Da Alan Bennett a The Crown

Era il 1988 quando Alan Bennett presentò l’opera teatrale A question of attribution, dove la regina Elisabetta era interpretata da Prunella Scales. Era la prima volta che Queen Elizabeth veniva presentata in chiave parodistica. Nel 1992 invece fu protagonista di una storia a fumetti, intitolata La regina e io, creata da Sue Townsend. Il più recente The Crown, show di Netflix, vede Olivia Colman nei panni della regina, e ha lavorato molto di fantasia per colmare diverse lacune sulla sua vita privata.

Un desiderio di sicurezza

Sembra che sia usuale, per i sudditi di Sua Maestà, ritrovarla nei sogni. Secondo la psicoanalista Sue Orbach, questo accade perché Queen Elizabeth rappresenta un “desiderio inconscio di sicurezza. Lei è la madre fittizia della nazione; qualcuno su cui proiettare i nostri desideri, le nostre aspirazioni e la nostra speranza di stabilità”. Per i soggetti problematici, invece, la sovrana riveste il simbolo delle delusioni e dei problemi affrontati nella vita. Un individuo del genere doveva essere Michael Fagan, che irruppe nella stanza da letto della regina nel 1982.

Walking the Dogs e Dame Helen Mirren

Da questo incidente nacque, nel 2012, il dramma televisivo Walking the Dogs. La protagonista era Emma Thompson nel ruolo della regina, mentre Fagan era interpretato da Eddie Marsan: la stessa scena venne riproposta anche in The Crown, con Tom Brooke al posto di Marsan. Successivamente, anche Dame Helen Mirren ha ricoperto il suo ruolo, e Kristin Scott Thomas nella commedia The Audience.

Queen Elizabeth nelle storie per bambini

La prima bambina immaginaria a incontrare la regina è stata la piccola Sofia in Il GGG, opera di Roald Dahl. Non è rimasta però l’unica: a seguirla è stato il giovane Colin, nel 1990, nel romanzo di Morris Gleitzman Two weeks with the Queen. Più recentemente, nel 2012, il libro Io, la regina e Cristoforo di Giles Andreae, la vedeva ancora una volta protagonista: nel 2018 fu la volta di The boy at the back of the class, di Onjali Rauf.

Una figura stoica

Secondo Marina Warner, esperta di favole e miti, “l’aura carismatica della regina si è allargata nel tempo. Lo splendore che ha ora è in parte dovuto solo alla longevità. Non ha a che fare con il potere, che è solo simbolico”. Del resto, spesso nelle storie per l’infanzia i reali sono crudeli e tirannici, mentre Elisabetta è un simbolo di longevità. “È rimasta stoica e in gran parte senza macchia, mentre la sua famiglia naufragava intorno a lei. Lo stato attuale del mito è quello che dà alla Gran Bretagna un’illusione di consolidamento e conforto, ma ci inganna anche, facendoci pensare che questo sia lo stesso Paese di sempre”.

Una regina poco regale

Spesso le rappresentazioni di fantasia della regina poco avevano di regale. È il caso del film A royal night out, che nel 2015 la vede fuggire insieme alla sorella Margaret per una notte folle. O del romanzo a fumetti L’autobiografia della regina, realizzato da Emma Tennant nel 2009, che invece la immaginava in fuga ai Caraibi sotto falso nome.

La Regina in musica

Non potevano mancare le canzoni dedicate a lei, divise in due gruppi: quelle formali e quelle irriverenti. Del primo fanno parte Let my prayer come up into thy presence (William Harris) e la Marcia dell’incoronazione (Arnold Bax), composte in occasione della sua incoronazione, appunto. Nel secondo gruppo troviamo The Queen is dead (1984), degli Smiths, On her silver jubilee di Leon Rosselson e God save the Queen, dei Sex Pistols. Infine, segnaliamo Rule nor reason, di Billy Bragg.

Il jazz di Elisabetta II

La perla di questa rassegna musicale è però sicuramente un classico jazz, ispirato ad un incontro del 1958 tra la regina e Duke Ellington, al Festival delle Arti dello Yorkshire. Il jazzista scrisse un tema che intitolò Queen’s Suite, e lo registrò l’anno successivo, per poi inviarne l’unica copia proprio alla sovrana. Inoltre, si rifiutò sempre di pubblicarlo. “Le ho detto che era così stimolante, e che ne sarebbe sicuramente venuto fuori qualcosa di musicale. Ha detto che l’avrebbe ascoltata, quindi ho scritto un album per lei” dichiarò Ellington in un’intervista successiva.