Proteste dai SiVax contro NoVax: inizia un inverno caldo

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Finora si è sentito parlare esclusivamente delle proteste dei NoVax o di chi è contrario al Green Pass. Chi ha scelto la via della vaccinazione e/o della tolleranza a misure straordinarie però sembra aver esaurito la pazienza. Da Trieste a Milano si inizia a sentir parlare di proteste dei SiVax, se così vogliamo chiamarli per comodità. La pandemia, oltre ai danni salutari, quanti problemi ha innescato?

Proteste dei SiVax: chi si sta mobilitando?

La notizia arriva principalmente da Trieste ma contemporaneamente si inizia a respirare aria pesante anche a Milano e Novara. Trieste, teatro della protesta dei portuali, ha visto rimbalzare il suo nome su tutte le testate giornalistiche. Sono ancora forti le immagini degli scontri e degli idranti, come sono ancora forti le immagini dei disordini a Roma durante, o trasversalmente, le manifestazioni. A quanto pare però Trieste non è solo la città dei NoVax o dei NoPass e i cittadini iniziano a ribellarsi. Dicono di non poterne più di queste manifestazioni e da Trieste parte la raccolta firme per dichiarare che in quella città ci sono anche loro. “Trieste è una città che ha sofferto a causa di una pandemia che ha stroncato troppe vite, ha fatto soffrire tante persone e ha depresso l’economia. Trieste è una comunità di persone razionali, responsabili e consapevoli che possono uscire dalla tempesta soltanto tutti assieme. Ciascuna con un’assunzione di responsabilità verso le altre”. Ecco cosa si legge nella petizione lanciata su Change.org. In poche ore ha già raccolto oltre 30mila firme tra cui anche imprenditori e politici.

Alcune firme note

Tra le oltre 30mila firme della protesta dei SiVax anche personaggi dello spettacolo come Diego Abatantuono, Lino Guanciale e Gabriele Salvadores. Anche il ministro Patuanelli ha sottoscritto la petizione, che ricordiamo aver incontrato i NoVax in piazza. Tra le firme anche Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia, che si lascia andare a uno sfogo durante la conferenza stampa che vieta l’utilizzo di piazza Unità d’Italia per le manifestazioni a causa dell’aumento dei contagi. “Di fronte alle menzogne nelle piazze e sui social dobbiamo dire con chiarezza come stanno le cose. C’è qualcuno che ha preso la laurea su Facebook e ci viene a raccontare come funziona la medicina. Basta idiozie raccontate da qualche pagliaccio che fa prendere paura ai cittadini. Basta stupidaggini, basta fare danni all’economia e alla salute. La salute pubblica sta venendo offuscata da un’ideologia folle. A questi fenomeni e squadristi da tastiera dico che non ho paura delle loro minacce”.

L’ordinanza a causa del balzo dei contagi

In questa ultima settimana sono 801 i nuovi casi nella provincia di Trieste. Un numero preoccupante visto che la settimana precedente erano “solo” la metà. Inoltre i letti occupati per covid in terapia intensiva superano il 10% ed è la prima soglia d’allarme per la città. I dati sono spiegati dal responsabile del gruppo di lavoro del Friuli Venezia Giulia sull’emergenza Covid, Fabio Barbone. “Questi dati ci fanno tornare indietro a primavera 2021 o autunno 2020”. Sembra che siano almeno 93 le persone risultate positive dopo la partecipazione alle manifestazioni secondo le autodichiarazioni fornite. “Si tratta per lo più di persone non vaccinate che non usavano le mascherine nè operavano il distanziamento”. L’ordinanza sindacale emanata dal governatore vieta le manifestazioni in piazza Unità d’Italia e inasprisce le sanzioni per gli organizzatori delle manifestazioni dove non verranno rispettate le norme antiCovid. Il prefetto Valerio Valenti durante la conferenza stampa ribadisce che non si deve reprimere il diritto di espressione ma limitarlo alla luce delle evidenze scientifiche registrate. Inoltre dichiara: “Siete liberi di vaccinarvi ma lasciate vivere gli altri”.

Trieste, Milano e Novara: le proteste SiVax

E in concomitanza al lancio della petizione dei cittadini triestini anche da Milano e Novara si alzano le voci di chi subisce le manifestazioni ogni fine settimana. A Milano parte una petizione lanciata da Confcommercio per limitare i cortei. Uno a settimana sembra troppo. “Una minoranza, qualunque essa sia, non può imporre la propria volontà e tenere sotto scacco una grande città”. Parole molto dure da parte dei commercianti quindi che si vedono incassi sempre più esigui a causa delle manifestazioni dei weekend dei NoVax e NoPass. A Novara invece il sindaco Alessandro Canelli chiede al prefetto di non autorizzare altri sit in. L’episodio dei manifestanti che richiamavano Auschwitz ha generato molto scalpore per il paragone troppo azzardato e il sindaco vuole limitare altre brutti figure alla sua città. L’organizzatrice intanto, infermiera, ora rischia il licenziamento. Insomma la crepa tra i cittadini italiani sta diventando un abisso. Finora abbiamo avuto una maggioranza di italiani silenziosa e tollerante da un lato e dall’altro un consistente gruppo di persone intenzionate a non voler sottostare alle regole imposte. Ma ora il gruppo silenzioso sembra non voler più rimanere in silenzio. Se le manifestazioni volevano toccare il cuore degli italiani silenziosi sembra invece li abbia colpiti un po’ più in basso.

E il Governo?

Intanto al Governo sembra non farsi toccare eccessivamente dalle proteste dei NoPass. E probabilmente un po’ gioisce per le proteste dei SiVax. C’è chi dava per spacciato il decreto nel giro di un mese. C’è chi diceva che l’Italia si sarebbe fermata ma al momento tutto scorre ancora senza troppi intoppi. E poi c’è chi si avvaleva del fatto che lo stato d’emergenza sarebbe scaduto per forza il 31 gennaio 2022. Ma se c’è una cosa che questa pandemia ci ha insegnato è che tutto è possibile. Infatti al momento il problema del governo non sono i NoPass, ma è trovare il sistema per prolungare lo stato d’emergenza. E comunque, in ogni caso, la decadenza dello stato d’emergenza non implica la decadenza del green pass. Le due cose corrono su due binari paralleli. E infatti il Governo sembra voler prolungare l’utilizzo del green pass fino a fine primavera, ovvero giugno. Inoltre, ovviamente, c’è anche il modo per prolungare lo stato d’emergenza e, per ora, si parla almeno fino al 31 marzo 2022. Si punta ad avere il virus sotto controllo e a non avere più il rischio di terapie intensive intasate. Il sottosegretario alla Salute rimarca su quanta strada è stata fatta negli ultimi 6 mesi e vuole essere ottimista nel dire che fino a fine marzo dovrebbe bastare.

I danni sociali della pandemia oltre alle proteste dei SiVax

La pandemia ha generato un rallentamento incredibile dei servizi nella nostra società. Durante il lockdown e durante il 2020, per esempio, sono state innumerevoli le visite mediche rimandate e che ora si accumulano a quelle che ordinariamente sarebbero da fare. Liste d’attesa troppo lunghe e ospedali a pieno ritmo per un Italia che cerca di rimettersi al passo, anche se sembra davvero troppo difficile. Un’altro aspetto da non sottovalutare è l’istruzione. Nonostante la Didattica A Distanza (DAD) sia sembrata un evoluzione dell’educazione ad oggi si iniziano a fare i conti con un sistema che non ha funzionato molto bene. Lezioni saltate, professori senza mezzi informatici e/o non in grado di utilizzarli. I test Invalsi a luglio 2021 hanno portato alla luce la poca preparazione degli studenti italiani che hanno subito la DAD. Nelle scuole medie il 45% non ha una buona preparazione in matematica, 33% invece per quanto riguarda l’italiano. risultati peggiori alle superiori dove in matematica sembra sia carente uno studente su due. Preparazione poi non sufficiente in italiano per il 44%. Per la nazione dove si racchiude il maggior patrimonio culturale e artistico del mondo una vera e propria piaga. Riuscirà la scuola a rimettersi in pari? E chi restituirà l’insegnamento non ricevuto a chi ha avuto la sfortuna di vivere la pandemia tra i banchi di scuola?


Intanto a livello mondiale si continua a parlare di clima. La pandemia, chiudendoci in casa per un periodo, ci ha mostrato quanto è negativo l’impatto dell’uomo. Quali sono gli obiettivi mondiali? Leggi anche: Cos’è net zero: il grande impegno al vertice sul clima COP26