Placido Rizzotto. Il sindacalista che non si piegò alla mafia.

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Socialista, partigiano, dirigente delle lotte contadine e segretario della Camera del lavoro di Corleone. La storia di Placido Rizzotto è quella di un onesto cittadino che lottò per cambiare le sorti della sua amata Sicilia in un momento storico in cui vigevano corruzione ed enormi disuguaglianze sociali. Dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale combattendo in Carnia e dopo aver preso parte alla Resistenza unendosi ai partigiani, l’uomo tornò nella sua terra natia.

Fu proprio in Sicilia che divenne presidente dei combattenti dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e sindacalista della CGIL ( Confederazione Generale Italiana del Lavoro).

A 50 km da Palermo, Rizzotto fu costretto a fare i conti con una dura realtà. La realtà di un paese sottomesso alla Mafia ed in particolare al potere di Michele Navarra, dottore di Corleone ed esponente della Democrazia Cristiana che aveva al suo servizio uomini temuti e spietati come Luciano Liggio e i suoi compari. È tra questi che nascerà il futuro Capo dei capi, Totò Riina.

Il grande coraggio di Rizzotto lo portò a cercare di convincere i contadini a ribellarsi ad un sistema che assumeva su raccomandazioni, opprimeva ed alienava i lavoratori. Punto cruciale nella storia della vita dell’uomo fu il tentativo di ridistribuzione delle terre, che erano fino ad allora monopolio della criminalità organizzata, alle famiglie oneste. Era infatti un forte sostenitore dei Decreti Gullo che  imponevano l’obbligo di cedere in affitto alle cooperative contadine le terre incolte dei proprietari terrieri. Il caso volle che uno di questi terreni fosse quello di Liggio che da li a poco sarebbe diventato uno dei più violenti e sanguinosi boss della mafia.

Come si può ben immaginare, la rivolta contadina non ebbe lunga vita poiché venne stroncata, dalla stessa organizzazione criminale, il primo maggio 1947. La mafia sparò su duemila persona che manifestavano contro il latifondismo a Portella della Ginestra.

Le sommosse popolari aggravarono la posizione del giovane sindacalista che non era ben visto, per ovvi motivi, dalla mafia. Tuttavia, il giorno che gli costò cara la pelle fu un altro.  A seguito di una rissa scoppiata tra ex partigiani e scugnizzi di Navarra, Rizzotto osò sollevare da terra e appendere Liggio alle inferriate della villa comunale. Un’umiliazione pubblica che l’uomo di Navarra non dimenticò.

Il dieci maggio 1948, a Placido R. fu tesa un’imboscata proprio da un suo compagno sindacalista fedele al boss. La vittima venne rapita e assassinata alla giovane età di trentaquattro anni. Un omicidio, il suo, che non trovò giustizia fino a sei anni fa grazie alla tenacia dei famigliari e amici del partito.

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