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Olanda – legislative 2017: Netta vittoria del liberale Mark Rutte sul populista Geert Wilders

Il 15 marzo gli olandesi sono stati chiamati alle urne per eleggere il rinnovo di 150 dei loro rappresentanti con lo scopo di formare un nuovo governo. Dopo il si al referendum della Brexit e l’elezione di Trump, l’evento era attesissimo da molti osservatori politici in quanto considerato come il “barometro” dell’andamento dei partiti di estrema destra in Europa. Una possibile vittoria del partito di Wilders avrebbe non solo confermato l’ondata populista che si propaga nei paesi industrializzati ma forse anche indirettamente influenzato le prossime elezioni francesi e tedesche.

Non ce l’ha fatta quindi Geert Wilders il leader del partito “della libertà” dalle posizioni protezionistiche ed anti europee e dall’ideologia fortemente islamofoba (in programma la proibizione di vendere il corano, la chiusura delle moschee, dei centri di accoglienza per immigrati e delle scuole islamiche). In testa ai sondaggi da più di 2 anni con un consenso in costante crescita che prende le radici nel ripiegamento identitario e nell’euroscetticismo di una parte della popolazione che, oltre alla paura dell’immigrazione in aumento, considera oramai la comunità europea come un handicap per il loro paese che, dopo un periodo di austerità, vanta una debito pubblico tra i più bassi (60%) ed un PIL in costante crescita.

Il partito popolare liberale e democratico di Mark Rutte rimane dunque il primo partito del paese con 33 seggi; ad influenzare gli indecisi sarà stata forse la ferma decisione del governo negli ultimi giorni di vietare a due ministri turchi di fare campagna in Olanda per promuovere il referendum sulla riforma costituzionale in senso presidenziale, fortemente voluta dal presidente Erdogan.

In ogni caso, dopo avere avuto gli occhi del mondo puntati su di loro, gli olandesi possono tornare a dormire sonni tranquilli, il loro paese non passerà alla storia  per avere dato il via ad una “primavera populista” in Europa.

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