Mozart in the Jungle: perchè nessuno la ricorda?

Recensione della serie realizzata tra il 2014 e il 2018 con protagonisti Gael Garcia Bernal e Lola Kirke

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Raccontare la musica non è mai stato semplice. Le problematiche del vivere in un ambiente artistico raramente sono affrontate al cinema e in tv. Per questo Mozart in the Jungle può essere definita una piccola ma significativa rivoluzione. Primo prodotto seriale Amazon risalente al 2014, racconta il dietro le quinte e la “nuova” direzione della New York Philharmonic da parte del folle, giovane ed anticonvenzionale maestro Rodrigo De Souza. In 4 stagioni Morzart in the Jungle riesce a raccontare paure, aspirazioni e vite di artisti che la maggior parte delle volte vengono relegati in secondo piano messi in ombra dai loro strumenti e dal loro talento. Creata da Roman Coppola e Jason Schwartzmann è una serie nettamente sopra la media in un universo ormai sovrappopolato da serie tv di qualsiasi specie e natura.

Perchè non ha raggiunto il successo sperato?

Ciò che non ha aiutato Mozart in the Jungle a “fare il botto” è sicuramente il tema centrale dell’ intera serie. Raccontare la musica classica in tv non assicura un pubblico mainstream. Ciò ha causato la cancellazione della serie nel 2018, nonostante il grandissimo apprezzamento da parte della critica. Altro elemento che probabilmente ha messo in difficoltà il pubblico è la natura totalmente innovativa del prodotto. Una storia che, non solo racconta un mondo palesemente sconosciuto allo spettatore generalista ma che parte immediatamente in quarta.

Fin dall’episodio pilota della prima stagione il racconto si muove in maniera quasi frenetica approfondendo i personaggi e le loro peculiarità in corso d’opera. I dialoghi brillanti e le caratterizzazioni molto originali dei protagonisti aiutano ad affezionarsi ancora di più alla serie. Mozart in the Jungle stravolge totalmente gli stilemi e i canoni delle serie tv. Realizza un prodotto mai visto capace di sviscerare temi importanti ma di non cadere in una retorica sterile e fine a se stessa.

Un protagonista folle e carismatico

Fin dai primi minuti la storia risulta essere chiara e lineare. Il maestro Thomas Pembridge viene sostituito alla direzione del ribelle e giovane Rodrigo De Souza, direttore d’orchestra messicano dai metodi poco ortodossi. Il suo stile di vita e gli stravolgimenti che deciderà di apportare all’ organico porteranno a situazioni e eventi al limite del tragicomico. Questo dona alla serie la sua natura strettamente comedy capace di divertire il pubblico ma anche di far riflettere su importanti tematiche. A questo si lega anche la storia di Hailey, giovane oboista che ha come obiettivo diventare musicista alla New York Philharmonic.

A primo impatto ciò che spinge a continuare la visione di questo piccolo e folle esperimento è proprio l’esuberante, affasciante e malinconica personalità di Rodrigo. Attraverso i suoi metodi “originali” (far suonare i musicisti all’aperto o addirittura senza strumenti) cerca in tutti i modi di ricostruire la propria orchestra. A prestare il volto al protagonista è Gael Garcia Bernal che, con il carisma naturale della sua recitazione, riesce a conquistare lo spettatore fin dai primi minuti.

Mozart in the Jungle: tra dialoghi brillanti ed equilibri narrativi

Le prime due stagioni di Mozart in the Jungle possono essere definite quasi perfette. I dialoghi brillanti ed una narrazione che equilibra perfettamente il racconto personale di Rodrigo e le vicissitudini dell’ orchestra portano alla luce una serie con infinito potenziale. L’altissima qualità è confermata da una regia incredibilmente dinamica e originale nonostante il budget limitato. Anche la critica sembra aver capito ciò tanto da aver conferito alla serie nel 2016 un doppio riconoscimento durante i Golden Globe (miglior serie commedia e miglior attore protagonista).

La brillantezza della narrazione va un pò calando nelle ultime due stagioni. Il problema fondamentale risulta essere la mancata attenzione data all’orchestra a favore del racconto personale sempre più approfondito di Rodrigo e Hailey. Nonostante ciò, però la qualità di Mozart in the Jungle rimane molto più alta rispetto alla media delle serie tv attualmente in circolazione.

Una serie di nicchia ma assolutamente da vedere

Nel suo modo totalmente fuori dagli schemi e con la sua cifra stilistica ben precisa Mozart in the Jungle riesce a trattare tempi particolarmente spinosi. Dal maschilismo nella musica fino alla mancanza di ispirazione, la serie esplora senza mezzi termini tutte le grandi difficoltà del lavorare in quel mondo. Il tutto viene accompagnato da un tipo di ironia sempre originale e mai banale portata avanti da un cast ben rodato e con una eccellente alchimia.

Il finale della serie, inevitabilmente tronco a causa dell’ improvvisa cancellazione, nonostante lasci in sospese alcune questioni ha una sua completezza. Fortunatamente, non si percepisce troppo l’effetto di incompiuto. Mozart in the Jungle può essere tranquillamente inserita in quel folto gruppo di serie che, nonostante non abbiano avuto particolare successo, sono riuscite a conquistarsi un affezionato pubblico di nicchia. Nonostante l’ improvvisa e ingiustificata cancellazione è diventata un esempio per il mondo seriale di come poter raccontare storie diverse e anticonvenzionali in un mondo ormai popolato dalla normalità.

Dove vedere Mozart in the Jungle?

Tutte le stagioni della serie sono disponibili su Amazon Prime Video.


Il ritratto di Mozart ragazzo al Museo di Castelvecchio