Mascherine: il successo dell’Atelier da sposa del Lago Trasimeno

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Non solo il ritorno del bikini stile Anni ’80 dalle nuance rigorosamente pastello e con stampa animalier, la borsa di paglia, il sandalo con il tacco di legno, il bucket hat o più semplicemente il cappello da pescatore per chi ama ancora l’italiano e le intramontabili borse moda monogram.

Tra i must have dell’estate ormai alle porte – e quasi certamente dell’autunnoinverno – entra prepotentemente lei: la mascherina.

Da oggetto sopportato a oggetto del desiderio, da freddo copricapo ad accessorio trendy, da inespressivo pezzo di stoffa di color bianco o verde a vezzo fantasioso da esibire, da FFP2 e FFP3 a logo griffato.

In appena due mesi, la mascherina, che all’inizio guardavamo con fastidio e timore, associandola alle sale operatorie e agli studi dentistici, ha stregato i cuori di milioni di italiani.

Dalle passerelle milanesi…

Pochi lo sanno, ma le mascherine fanno la loro prima comparsa sulle passerelle milanesi della Milano Fashion Week già nel 2019.

A proporle, Gucci: la casa di moda fiorentina ha lanciato questa nuova e ardita collezione che si ispirava alla mitologia greca per lanciare anche una provocazione di carattere sociale: non esiste genere, non esistono distinzioni, dunque è inutile apparire.

Lo scorso febbraio, invece, è andata subito a ruba la mascherina antismog griffata Fendi.

…alla Mask Fashion Week

Nei giorni scorsi a Vilnius, in Lituania, una designer e artista locale, Julija Janus ha organizzato la mostra fotografica Mask Fashion Week.

Dopo aver ripreso i cittadini in vari momenti della loro quotidianità con il volto coperto dalle più svariate mascherine, ha esposto gli scatti lungo le vie del centro per «far vedere come la gente ha mantenuto la propria creatività in quarantena» e far capire come  questi accessori «mettono bene in risalto le diverse personalità e modi di esprimersi della gente».

In Italia tutti la desiderano trendy

Se in Lituania occorre una mostra per evidenziarne la sensualità, in Italia non occorre: la mascherina, ormai, fa rima con fashion, soprattutto se con logo in bella vista – la “luxury face mask“.

«Sulle ultime passerelle, per la stagione primavera-estate, la mascherina era già comparsa e con l’esplosione del coronavirus, diventerà una sorta di feticcio», ne è convinta Silvia Vacircastorica della Moda docente di Moda e Costume a Torino e alla Sapienza a Roma, che dà poi anche alcune indicazioni di stile.

«Se sei bionda, meglio i colori pastello, chiari, rosa, verde menta. Se sei mora, i colori caldi, ma il rosso no perché è un colore che “allarma»

Le mascherine “Made in Umbria”

E così, stilisti, case di moda, sartorie e laboratori artigianali hanno iniziato a darsi da fare per proporre soluzioni originali in grado di soddisfare i gusti sempre più esigenti degli italiani: un vero business in alcuni casi, una riconversione obbligata, ma non troppo remunerativa, in altri.

Siamo andati in Umbria, e più precisamente a Magione.

In questa cittadina a due passi dal Lago Trasimeno, celebre per il suo autodromo – uno tra i più belli d’Italia dopo Monza e Imola -, apre, nel settembre 2018, il Wedding House Atelier un Atelier di abiti da sposa, sposo e cerimonia “giovane” in tutti i sensi: per la sua breve vita e per l’età di chi vi lavora.

Le prime difficoltà

Il lockdown, quindi, piomba nel pieno dell’avviamento, squarciandolo ma non soffocando i sogni.

«Il primo anno ci è costato tanti investimenti, un impegno enorme e tanti sacrifici lavorativi e personali, in questo secondo anno di attività stavamo iniziando a vedere dei piccoli frutti, prima che l’ombra del Covid oscurasse tutto» racconta la giovane titolare Francesca.

«Da fine gennaio gli appuntamenti e le vendite sono calati nettamente e ovviamente dai primi di marzo abbiamo deciso di chiudere ancor prima che lo stabilisse il Dpr, per proteggere i nostri collaboratori e i nostri clienti», continua.

La chiusura

Arriva il D-day.

«È per noi una decisione molto difficile, ma ci sembra giusto cercare di fare del nostro meglio per tutelare la salute dei nostri clienti e dei nostri collaboratori. Wedding House Atelier da oggi sarà chiuso al pubblico. Resteremo sempre disponibili via WhatsApp, telefono e email per qualsiasi vostra esigenza, per informazioni e riorganizzazione degli appuntamenti».

Queste parole di scoraggiamento affidate il 10 marzo a Facebook, segnano l’inizio di una nuova vita, comune a quella di tutte le attività che il virus ha costretto a chiudere.

Il sogno che diventa incubo

«Le prime settimane sono state molto difficili – confessa Francesca – perché le dinamiche di una realtà come la nostra non sono affatto semplici, affitti, spese fisse, investimenti pubblicitari ormai fissati, pagamento dei fornitori… le spese ci stavano e ci stanno sovrastrando, e quello che era il nostro sogno era diventato un vero incubo».

La voglia di non arrendersi

A inizio aprile, Francesca, insieme ai suoi collaboratori, si trova davanti a un bivio: arrendersi o rilanciare. Sceglie la seconda strada.

«Abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e sfruttare le nostre capacità, immaginando di creare un prodotto di qualità, con ottimi materiali: uno studio attento dei dettagli avrebbe potuto fare la differenza almeno nel nostro piccolo».

Le mascherine riutilizzabili

Entra in scena Serena, la fashion designer dell’Atelier. È lei, abituata a personalizzare abiti da sposa, che ora lancia l’azienda verso una nuova sfida, grazie anche al contributo di sua sorella, che è medico.

Progetta una mascherina filtrante«ma non idonea per uso sanitario secondo l’articolo 16 del Decreto Legge n. 18 del 2020» ci tiene a precisare Francesca – comoda da indossare, carina da vedersi, con possibilità di personalizzazione, ma soprattutto funzionale, sicura e riutilizzabile.

Insomma, una mascherina che ha tutti i numeri per diventare di tendenza.

Qualità a basso costo

Le mascherine “Made in Lago Trasimeno” sono costituite da 3 strati in 100% cotone lavabile e, appunto, riutilizzabili, dopo averle lavate in lavatrice a 40°, con tasca porta-filtro ed elastici morbidi.

Disponibili per il momento in tre nuancerosso, nero e bianco – sono anche dotate di apposito ferretto che permette di regolare l’aderenza al viso: in poche parole, per alleviare quel senso di soffocamento che si avverte soprattutto con il caldo.

Ogni mascherina viene consegnata o spedita in tutta Italia insieme a un kit di 7 filtri in TNT certificato, al costo di 7 euro.

«Il prezzo ci sembra buono, considerando i materiali che utilizziamo e la lavorazione, anche se siamo del parere che si può sempre fare di più, e quotidianamente apportiamo migliorie al prodotto» ammette Francesca.

Il successo delle personalizzazioni

Anche l’Umbria non si discosta dalla tendenza nazionale: le personalizzazioni con loghi e citazioni, che l’atelier pratica con un supplemento di prezzo di appena due euro, sono molto richieste.

Le richieste che arrivano sono tra le svariate, anche se il logo che va per la maggiore è il Grifo, storico simbolo di Perugia, e non mancano le stranezze.

Come la «mascherina con la citazione di Matrix, “…follow the white rabbit”» sorride Francesca.

Il successo va bene, ma il sogno è ancora un altro

Francesca, Serena e la giovane squadra dell’atelier Wedding House Atelier hanno vinto la scommessa di aprile, ma il loro sogno continua a essere un altro.

«Per il momento stiamo sinceramente navigando a vista, facciamo programmi mensili e cerchiamo di andare avanti. Tuttavia ci piacerebbe tornare al nostro core business il prima possibile» ammette Francesca, anche se «capiamo bene che, tra i vari settori, quello degli eventi e delle cerimonie sarà, purtroppo, l’ultimo a ripartire».

Una ripartenza che formalmente potrebbe avvenire il 18 maggio, ma nei fatti sarà posticipata all’autunno, quando riprenderà la stagione dei matrimoni.

Per il momento «dobbiamo cercare di tamponare il possibile per poi riprendere il nostro lavoro non appena sarà possibile».

Con la tranquillità di chi sa che il “primo amore” non si è scordato di loro ed è là che le sta aspettando.

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