Maria Stuarda: l’amata regina cattolica di Scozia

L'8 dicembre 1542 nasceva Maria Stuarda, ancora oggi definita la regina di Scozia per eccellenza. La sua fede cattolica le costò la condanna a morte.

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Maria Stuarda è nata l'8 dicembre 1542.

Maria Stuarda è un simbolo per la Scozia, una delle figure storiche più importanti del Paese del Regno Unito. Ancora oggi, infatti, viene definita dai locali “Mary Queen of Scots”, ovvero la “regina degli scozzesi”. Eppure il suo regno fu tutt’altro che solido e tranquillo poiché, essendo di fede cattolica in una realtà politica che ormai aveva abbracciato la religione protestante, dovette combattere a lungo per tenere saldo il suo trono da congiure e complotti. Alla fine però fu costretta a capitolare e dovette arrendersi di fronte alla condanna a morte e alla decapitazione che le fu inflitta l’8 febbraio 1587.

La futura sovrana nacque l’8 dicembre 1542 nel palazzo di Linlithgow, a pochi chilometri da Edimburgo. Figlia di Giacomo V re di Scozia e della seconda moglie Marie de Guise (imparentata con la famiglia reale francese) aveva come nonna paterna Margaret Tudor, la sorella di Enrico VIII d’Inghilterra, il monarca che aveva sancito la scissione britannica dalla chiesa cattolica, introducendo ufficialmente la fede anglicana. Maria era ancora una neonata quando perse il padre che probabilmente si era ammalato di colera mentre stava organizzando l’invasione armata dell’Inghilterra. Siccome il sovrano non aveva alcun figlio maschio, fin da subito la bimba ne divenne l’erede al trono.

maria stuarda regina di scozia
Maria Stuarda, la storia della regina di Scozia.

Nel 1543 la piccola scozzese (quando aveva appena un anno) fu incoronata nuova regina di Scozia nella cappella del Castello di Stirling. In un primo momento il governo fu affidato al reggente James Hamilton, ma già nel 1554 fu Marie de Guise a prendere in mano il comando, sancendo immediatamente la rottura del fidanzamento tra la figlia ed Edoardo, il figlio di Enrico VIII. Quest’ultimo infatti aveva colto l’occasione per stipulare il trattato di Greenwich allo scopo di assicurarsi le nozze tra i due bimbi per poter mettere le mani sulla Scozia. Il sovrano inglese, in seguito all’inattesa decisione di Marie de Guise, provò a far cambiare l’accordo per ottenere Maria Stuarda in custodia e per far saltare la Auld Alliance tra Scozia e Francia, ma il Parlamento scozzese gli voltò le spalle e votò a favore dell’annullamento del trattato.

Maria Stuarda: dal “brutale corteggiamento” alla gestione del potere

Enrico VIII non digerì affatto lo smacco subito dagli scozzesi, e così diede il via a quello che è passato alla storia come il “brutale corteggiamento”. Il re inglese attaccò più volte la Scozia nel tentativo di rapire Maria Stuarda per obbligarla a convolare a nozze con Edoardo. Marie de Guise però non rimase a guardare e cominciò a nascondere la figlia in diversi castelli, per poi chiedere aiuto agli alleati francesi. Il sovrano Enrico II propose come soluzione il fidanzamento tra Maria e il delfino Francesco II di Francia: in questo modo la bimba sarebbe giunta in territorio francese, lontana dagli assalti di Enrico VIII.

Enrico VIII e il brutale corteggiamento.

Maria così fu cresciuta ed educata alla corte francese affinché si potesse preparare al meglio al suo ruolo di regina di Scozia e Francia e anche di legittima erede di fede cattolica al trono d’Inghilterra. Nel 1558 ci fu il matrimonio concordato con Francesco che, però, perse la vita piuttosto presto. Questa situazione generò scontri e tensioni nella famiglia reale transalpina e, per cercare di trovare un pizzico di serenità, la regina madre Caterina de’Medici predispose il rientro della giovane scozzese nel suo Paese.

La Scozia, nel frattempo, sotto la guida di John Knox si era convertita alla fede presbiteriana. Knox palesò inoltre la sua opposizione al ritorno della cattolica Maria Stuarda, ma la sovrana non si curò delle sue parole, recuperò la corona e immediatamente riconobbe il presbiterianesimo come religione di Stato, anche se lei avrebbe comunque continuado a seguire il cattolicesimo. La regina si rese poi conto che era giunto il momento di dare alla luce un erede al trono, e si mise così alla ricerca di un altro marito. Alla fine sposò il cugino Henry Stuart, Lord Darnley.

Il problema della successione e l’arresto della regina di Scozia

Enrico VIII aveva avuto due figlie: Maria con la prima moglie Caterina d’Aragona, ed Elisabetta dalla seconda, Anna Bolena. Maria I salì al trono d’Inghilterra dopo il decesso del fratello Edoardo VI. La cosiddetta “Bloody Mary” (La Sanguinaria) morì però piuttosto presto, quindi la corona passo ad Elisabetta I che, non solo era protestante, ma era figlia della Bolena, la donna che aveva portato il re a ripudiare la moglie e a rompere con la chiesa cattolica pur di sposarla. Per questo motivo, furono diversi i sudditi cattolici che si rifiutarono di considerarla come loro sovrana e che dichiararono fedeltà a Maria Stuarda.

La monarca scozzese, a sua volta, era pienamente consapevole che, per avanzare pretese sul regno d’Inghilterra, avrebbe dovuto mettere al mondo un figlio maschio, legittimo successore di Elisabetta I che non voleva avere figli. Da qui decise di convolare a nozze con il cugino per avere un bambino che sarebbe stato legato alla dinastia Tudor sia per parte di madre che di padre. In effetti il piano di Maria di Scozia sembrò andare per il meglio quando nel 1566 nacque il futuro Giacomo VI.

Elisabetta d’Inghilterra però non approvò affatto le mosse della cugina che, dopo aver rifiutato numerosi ottimi partiti che le aveva proposto, aveva convolato a nozze con una persona a lei poco gradita e, in più, il bambino che era nato dall’unione con Henry Stuart era stato battezzato su una tavola rotonda e presentato come il nuovo re Artù che avrebbe sancito l’unione tra Scozia e Inghilterra. Nel frattempo si consumò l’assassinio di Lord Darnley a Edimburgo, e Maria Stuarda fin da subito fu accusata di complicità.

La regina Elisabetta I d’Inghilterra.

Infatti si sospettò che la monarca scozzese avesse avallato l’omicidio del consorte per vendicare l’uccisione del suo segretario Davide Rizzio. La situazione precipitò ulteriormente quando la regina di Scozia si unì in matrimonio con il conte di Bothwell, uno dei principali indiziati del delitto. Ci furono molti dubbi su queste nozze. Da una parte si vociferò che Bothwell avesse violentato Maria per costringerla ad unirsi in matrimonio con lui, mentre dall’altra si sosteneva che in realtà la sovrana si fosse innamorata follemente di lui, arrivando al punto di offrire la sua vita quando scoprì che una parte dell’aristocrazia scozzese stava preparando un attentato per ucciderlo.

Mary Stuart lascia definitivamente la Scozia

Ad ogni modo, questo matrimonio fu l’inizio di una serie di sciagure per Maria Stuarda, costretta da quel momento a nascondersi. Catturata una prima volta, fu imprigionata nel Castello di Loch Leven e costretta ad abdicare in favore del figlio Giacomo. Subito dopo riuscì a scappare e ad arrivare in Inghilterra nella speranza che la cugina potesse aiutarla, ma anche qui fu arrestata e ridotta alla prigionia.

Il processo e la decapitazione

Mentre Maria Stuarda era reclusa, furono diversi i nobili cattolici che provarono a complottare contro la regina anglicana per ucciderla e portare sul trono d’Inghilterra la sovrana scozzese. Quest’ultima fu accusata di aver avuto parte attiva in numerose di queste congiure e, quando fu rinvenuto un documento che recava la sua firma come prova del coinvolgimento nel complotto di Babington, immediatamente fu condannata a morte. Inutile fu il tentativo del figlio Giacomo di far tramutare la pena in esilio.

La decapitazione di Maria Stuarda

Il processo non diede scampo all’ormai ex regina scozzese che trascorse così le sue ultime ore di vita pregando, in attesa dell’esecuzione capitale. Quando fu spogliata dei suoi abiti, si scoprì che Maria aveva una sottoveste di velluto rosso, un corpetto di raso e delle maniche lunghe anch’esse di colore rosso, il simbolo del martirio secondo la religione cattolica. Prima di essere decapitata l’8 febbraio 1587 pronunciò le seguenti parole: “Nelle tue mani Signore affido il mio spirito”.