L’opposizione denuncia un colpo di stato in Venezuela

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Ieri, giovedì 30 marzo, il Parlamento venezuelano ha accusato il presidente Nicolas Maduro di aver fatto un “colpo di stato” dopo che il massimo tribunale ha assunto mediante sentenza le competenze legislative.

“In Venezuela Nicolas Maduro ha fatto un colpo di stato” ha denunciato il presidente dell’Assemblea Nazionale, Julio Borges. Inoltre, quest’ultimo ha incitato le Forze Armate a “non tacere di fronte alla rottura della Costituzione”.

“Sappiamo che l’immensa maggioranza degli ufficiali sono contro a quello che succede in Venezuela “, ha sostenuto il deputato annunciando che “ la camera si ribella e ignora” le decisioni giudiziali.

“Finché persiste la situazione di ribellione e oltraggio nei confronti del presidente, questa Sala Costituzionale garantirà che le competenze parlamentari vengano esercitate direttamente da essa o attraverso l’organo di cui essa disponga in modo da garantire lo stato di diritto” ha dichiarato l’Alta corte. Il presidente sarà tenuto solamente a comunicare le sue decisioni mentre l’Assemblea Nazionale non potrà modificare in nessuna circostanza le decisioni prese e nemmeno pretendere di stabilirne delle altre.

Secondo la Costituzione Venezuelana infatti, il governo non può firmare da solo i contratti di interesse pubblico con gli stati e le imprese pubbliche e private straniere senza avere ottenuto prima il consenso dell’Assemblea Nazionale.

Tuttavia dichiarando un’omissione legislativa la corte ha indicato che non esiste nessun impedimento per far si che il presidente possa prendere delle decisioni senza prima passare da un voto dei deputati.

Il governo si rifiuta quindi di resistituire all’Assemblea Costituzionale il suoi diritti di voto e di renderla partecipe alle decisioni dello stato. In questo modo, il presidente Nicolas Maduro spera di trovare la finanziazione per risolvere il deficit fiscale che la Banca Mondiale aveva stimato nel 2016 a circa  l’11,5% del PIB.

L’opposizione venezuelana ha annuciato di stare preparando una rivolta dinnanzi alla decisione del Tribunale Supremo di Giustizia (TJS), dominato dal chavismo, di disabilitare l’Assemblea Nazionale.

Per impedire gli attacchi di repressione della polizia contro i manifestanti, il presidente della camera, Julio Borges, agisce con cautela e ha dichiarato che “non vogliamo che il governo ci reprima fin dall’inizio. Per questo motivo, agiremo al momento giusto e lo faremo in compagnia dei cittadini venezuelani in ogni angolo del paese”.

Henry Ramos, che era stato il primo presidente legislativo dell’unità democratica dopo la vittoria elettorale del 2015, ha dichiarato che “il TJS si sta prendendo gioco della sovranità nazionale” e ha incitato i deputati dell’Assemblea Nazionale a ribellarsi insistendo sul fatto che quest’ultimi, per quanto il presidente lo abbia proibito, devono continuare a esercitare i loro doveri e il loro potere legislativo.

Anche il governatore Henriques Capriles, politico, avvocato e una delle figure più note dell’opposizione venezuelana ha manifestato la sua indignazione nei confronti del tribunale e ha dichiarato che quest’ultimo agisce senza tenere in conto la decisione di migliaia di venezuelani. Capriles ha inoltre utilizzato la sua rete sociale twitter per denunciare le numerose aggressioni esercitate sui deputati.

Gli analisti hanno dichiarato che questa situazione e questa decisione del tribunale dimostrano che si sta avanzando sempre di più verso una politica autoritaria.

“Questa settimana abbiamo fatto un passo in avanti verso un modello autoritario nella politica venezuelana. La democrazia è in pericolo. Ci troviamo di fronte a un’utilizzazione indiscriminata e illegale delle attribuzioni del TJS per eliminare il potere legislativo”, ha spiegato Carlos Romero, analista a servizio dell’opposizione.

Nel paese regna una grande confusione e si respira un clima di guerra e tensione. Il Venezuela è in ginocchio. Prelevare contanti agli sportelli automatici è diventato quasi impossibile in quanto molte banche sono state chiuse e sono state fatte diverse restrizioni capitali. Anche il cibo e le materie prime sono molto scarse a causa dell’impossibilità economica di importare alimenti nel paese. L’insufficenza di alimenti nel paese ha dato origine all’espressione “Dieta Maduro”, ormai ricorrente fra i cittadini, dovuto al razionamento del cibo. Molti negozi e industrie alimentari hanno interrotto la loro attività sia per propria iniziativa sia perché sono state sequestrate dallo stato in quanto le materie prime scarseggiano ed è impossibile sostenere il processo di produzione. Inoltre, anche le medicine hanno iniziato a scarseggiare e recentemente il paese ha chiesto aiuto alle Nazioni Unite.

 

 

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