Calcio, anticipo del campionato di serie A: tra mare, montagna e città

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Per molti, ma non per tutti, ci mancherebbe, le vacanze sono sacre ed il relax è parte integrante di esse.

Con un piccolo particolare: proprio nel bel mezzo di queste, qualcuno, la sera, prima di gozzovigliare, magari con del buon vino, o qualche birra fresca, non vorrebbe perdere il vizio di mettersi davanti alla TV per vedere una bella partita di calcio dei suoi beniamini, o degli odiati rivali.

Il tutto, ovviamente, per non perderne un altro, cioè quello di sfottersi al termine, ricominciando a bere: qualcuno per festeggiare, qualcun’altro per dimenticare.

Insomma, il calcio è una festa in ogni momento dell’anno e questa è una discussione affrontata tante volte, che non ha prodotto alcun risultato, soprattutto per via di un’organizzazione del torneo più ancorata ad un retaggio storico ormai superato dal business contemporaneo, che ad un legame viscerale per le tradizioni folkloristiche.

Perché si può tranquillamente coniugare la magia di un paio d’ore da dedicare al pallone, alla riscoperta di sagre, feste paesane, bagni al mare, gite in montagna, o più sommessamente bei film di un cinema all’aperto nelle città svuotate per le ferie estive.

Tra l’altro, proprio chi va in vacanza, non perde certamente tempo ad organizzare tornei o le classiche partite scapoli-ammogliati, dando libero sfogo al lato più ludico di se stessi.

Se poi c’è chi si chiede, perché ci sguazza nell’ambito di certi temi, se è il caso o meno di aderire ad un anticipo di una decina di giorni del campionato di serie A, allora vuol dire che l’orientamento è quello di voler ignorare determinate situazioni oggettive.

Forse non si dà troppo caso al fatto che i giocatori, gli allenatori e gli addetti ai lavori delle società di calcio, sono abbondantemente retribuiti per favorire una sola cosa: lo spettacolo, che non deve mai mancare, tanto che, se ci fosse una costituzione, sicuramente all’art. 1 prevederebbe che il calcio è fondato su questo principio.

Per le Leghe, che governano questo sport, non dovrebbe essere particolarmente complicato sviscerare le eventuali complessità organizzative; né tantomeno, queste discussioni, scadrebbero se, per trovare degli accordi, bisognasse cambiare il format del torneo.

Perché il calcio è un mantra che adorano tutti e non bisogna dimenticarlo; tra l’altro, questioni di tale portata devono essere gestite molto serenamente e con una certa celerità.

Come quella che un detto salentino ricorda quando, per descrivere la distanza che c’è tra tre paesi pressoché confinanti, dice testualmente: “tra Parabita e Matinu…tiriti tupiti Casaranu”…è chiaro?