Lenin: un “rivoluzionario di professione”

150 anni fa nacque Lenin. Oggi ricordiamo il protagonista assoluto della Rivoluzione russa di Ottobre e ricordiamo la sua vita fatta di socialismo, proletariato e insurrezione

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Lenin

Lenin, Vladimir Il’ič Ul’janov, nacque il 22 aprile 1870 a Simbirsk, esattamente 150 anni fa. Avrebbe dovuto fare l’avvocato ma ha subito la fascinazione della rivoluzione; ha incontrato sulla sua strada il mito della rivoluzione e ha riconosciuto, senz’ambagi, la sua indole di «rivoluzionario per professione».

Oggi dunque ricordiamo Lenin: il più grande rivoluzionario del novecento e tra i più grandi della storia, il primo capo di Stato della Russia Sovietica, l’ideatore del marxismo-leninismo, dottrina che ha guidato per oltre ottant’anni l’Unione Sovietica e ispirato movimenti rivoluzionari in tutto il mondo.

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Chi era Lenin? Che rivoluzionario era?

Lenin fu il terzo di sei fratelli di un piccolo centro della Russia periferica; si laureò in Legge nel 1891 ma ancor prima della laurea si immerse in un profondo studio de Il Capitale e iniziò a maturare idee marxiste e fortemente socialiste. Qualche anno dopo la laurea, Lenin si trasferì a Pietroburgo e iniziò una pervasiva attività propagandistica presso i circoli degli operai. Con questi ultimi, il giovane socialista diede vita a L’Unione di lotta per l’emancipazione della classe operaia. Lenin nel 1897 fu arrestato e deportato in Siberia ma il confino non riuscì a smorzare la sua frenesia rivoluzionaria anzi l’alimentò.

Dopo il confino

Dopo il confino in Siberia, il carismatico Lenin trascorse la parte prevalente del decennio successivo in diversi paesi dell’Europa occidentale e si distinse come figura di spicco nel movimento rivoluzionario internazionale, divenendo poi il leader della fazione bolscevica del POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico Russo).

Quel viaggio in treno di Lenin che cambiò la storia

13 Aprile 1917: sui binari della stazione di Pietrogrado arrivò un treno partito da Zurigo. Dalla carrozza della seconda classe scese Vladimir Lenin, accolto da una folla felice. Il capo politico russo, capo indiscusso anche quando non si trovava nel territorio russo, tornò in patria, deciso a cambiarne la storia. Due mesi prima della venuta di Vladimir ci furono importanti eventi: la Rivoluzione di Febbraio che capovolse l’Impero Zarista, la nascita del governo provvisorio e del Soviet (comitato di sciopero costituito da bolscevichi, menscevichi e socialisti rivoluzionari). Lenin seguì da lontano tutti gli eventi ma quando si accorse che i suoi compagni bolscevichi volevano unire le forze socialiste e democratiche, decise di tornare ed imporre la sua linea rivoluzionaria. Vladimir appena mise piede nella sua amata Russia denunciò la guerra e proclamò che tutto il potere doveva andare in mano ai Soviet; disse altresì che le proprietà terriere dovevano essere solo dei contadini, dunque sciorinò tutti i punti del suo progetto, punti notoriamente conosciuti come Tesi di Aprile.

Lenin e la crisi di Luglio

Dopo la lettura delle Tesi di Aprile, Lenin marciò verso la rivoluzione. Il primo tentativo, nel mese di Luglio 1917, fallì e Kerenskij, alla guida del governo provvisorio, mise al bando il partito bolscevico e ne fece arrestare i capi. Lenin fuggì in Finlandia, amareggiato a arrabbiato per aver mancato il suo sogno rivoluzionario. Nel mese di agosto dello stesso anno, Kerenskij denunciò il tentativo di colpo di stato del generale Kornilov e chiese aiuto al Soviet di Pietrogrado per respingere l’attacco. Lenin, dalla Finlandia, ordinò ai bolscevichi di combattere senza appoggiare il governo di cui invece bisognava sfruttare la debolezza. Dopo la guerriglia, Kornilov capitolò e Kerenskij perse tutta la sua credibilità politica.

La Rivoluzione di Ottobre

Lenin è la rivoluzione russa e la rivoluzione russa è Lenin. I due elementi sono legati indissolubilmente e quindi raccontare la vita di Lenin significa parlare della rivoluzione di ottobre. Dopo il fallimento di Kornilov e di Kerenskij, Lenin ritornò a Pietrogrado con la forte volontà di attuare la rivoluzione socialista, ad ogni costo. All’alba del 25 ottobre 1917 i bolscevichi e i reggimenti della guarnigione di Pietrogrado occuparono i punti strategici della città, dichiararono destituito il governo provvisorio e proclamarono l’assunzione del potere da parte del Voenrenkom (Comitato rivoluzionario militare) in nome del Soviet. I rivoluzionari poi si diressero al Palazzo d’Inverno e lo espugnarono; i ministri furono arrestati e rinchiusi nella fortezza di Pietro e Paolo.

Dopo la rivoluzione

Dopo i disordini bellicosi della rivoluzione ci fu il Congresso. Alla riunione furono approvati subito i due celebri decreti sulla pace e sulla terra e Lenin assurse a capo politico indiscusso e assoluto. L’entusiasmo della rivoluzione si raffreddò presto; il 18 gennaio 1918, i bolscevichi nell’Assemblea costituente ottennero solo 175 seggi su 707. Questa non fu l’unica “disgrazia” per Lenin, dopo il trattato di Brest-Litovsk con cui i russi uscirono dalla prima guerra mondiale, il governo e la civiltà russa furono travolti da una indignazione patriottica che con il tempo s’inasprì e divenne una vera e propria opposizione al regime. Il governo leninista-socialista rispose con il “comunismo di guerra”, un comportamento autoritario e repressivo del regime contro tutto ciò che era diverso dal regime. Il clima post-rivoluzione fu teso e difficile e rapidamente si trasformò in una Guerra civile.

Lenin: gli ultimi anni

La prima guerra mondiale, la rivoluzione e la lotta civile ridussero la Russia allo stremo. Negli anni ’20 del novecento ci fu una terribile carestia; Lenin si rese conto che doveva cambiare linea, abbandonare le coercizioni e pensare alla gente. Il politico varò la nuova politica economica, NEP con cui liberalizzò alcuni settori dando modo all’economia di uscire dallo stato di crisi e stabilizzare la condizione del paese. Sul versante estero, Lenin si convinse che la rivoluzione bolscevica non avrebbe avuto proseliti se attuata solo in Russia: per questa ragione portò alla luce la Terza Internazionale, con il compito di coordinare l’azione dei partiti socialisti.

Nel 1922 Lenin iniziò a manifestare i primi sintomi di una precaria condizione di salute: fu colpito da una serie di ictus che lo privarono della capacità di muoversi e parlare. Tenne duro sino al 21 gennaio 1924.

Lenin sia nello spirito romantico della rivoluzione che nel terrore del comunismo di guerra è tra i personaggi più celebri, importanti e studiati della storia mondiale.