Accordo doveva essere, accordo sarà. L’Italicum, così come revisionato dalla Consulta (leggere qui), che lo ha privato del ballottaggio, non garantisce la tanto agognata governabilità. Troppo alta in effetti appare l’asticella del 40% per il premio di maggioranza, traguardo che nessuna compagine al momento sembra in grado di raggiungere. Sicché dopo le sforbiciate dei giudici alla legge, è apparso chiaro che la soluzione dovesse cercarsi nell’agone politico. Si suol dire che il tempo è galantuomo ed in effetti in questo caso, dopo mesi di sedimentazione, le forze politiche pare vogliano convergere verso un obbiettivo comune: “una nuova legge elettorale che dovrà garantire rappresentanza e governabilità al paese”, come affermano i deputati pentastellati, Danilo Toninelli e Andrea Cecconi. I quali dichiarano inoltre che il Movimento Cinque Stelle “è disposto ad aprire un dialogo nel luogo deputato, la Commissione Affari costituzionali.

Se dunque l’apertura del M5S appare determinante per giungere alla redazione di una legge elettorale di larghe intese, ancora non sembrano chiari i meccanismi che dovrebbero garantire rappresentanza e governabilità. Soprattutto alla luce del fatto che in Italia negli ultimi anni le due categorie politiche non sono andate molto a braccetto. Il Movimento ritiene che la base di partenza per trovare un’intesa è il Legalicum (ossia l’Italicum revisionato dalla consulta) lasciando il premio alla lista e non alla coalizione che, come ha sottolineato Di Maio,” è una ammucchiata che ha fatto cadere tutti i governi”. Da parte del Pd Al momento sul tavolo del dibattito sembra esserci la proposta di legge Fragomeli, che prevede un doppio turno, senza ballottaggio, a cui possono accedere tutti i partiti che superano la soglia del 20% al primo giro. Secondo i pentastellati la proposta  “presenta degli spunti interessanti, ma bisogna parlarne, possibilmente in commissione”. Ma ad oggi non sembra chiaro se questa sia la reale proposta del PD o rappresenti solamente il suo relatore.  Chiaro invece è che entrambe le forze politiche concordino sull’abbandono della logica proporzionale e sulla la preferenza di una legge con un impianto maggioritario, affinchè si possa raggiungere un risultato chiaro rispetto alle scelte elettorali dei cittadini.

Aldilà dei tecnicismi, l’impressione è che ci sia la volontà concreta di trovare un accordo bipartisan quando giovedì il testo verrà sottoposto alla Camera. Quel medesimo accordo che preconizzammo su questa testata nel lontano 27 gennaio.

Accordo doveva essere, accorso sarà.

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